APPALTI

Gli aggiornamenti più rilevanti sul mondo degli appalti

18 Ottobre 2019

NEWS | Si dimezzano i contenziosi nelle gare d’appalto

 

Nel 2016, il 2,76% delle procedure di gara veniva impugnato. Nel 2017 si è scesi all'1,4% per poi rimanere stabile nel 2018 (1,5%).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16 Ottobre 2019

NEWS | Rating di legalità: nei bandi di gara criteri di premialità con compensazione

 

“La stazione appaltante che intenda attribuire un punteggio in caso di possesso del rating di legalità, dimostrato attraverso il certificato rilasciato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), deve anche prevedere delle misure di compensazione di elementi presenti nel rating stesso per i soggetti che a questo non possono accedere.

 

Lo ha chiarito la Sezione Quinta del Consiglio di Stato con la sentenza n. 6907 del 10 ottobre 2019, intervenuta per la riforma di una decisione di primo grado in merito alla mancata previsione di misure di compensazione per le piccole imprese relativamente al punteggio previsto per il rating di legalità.

 

Il Consiglio di Stato ha ricordato che come previsto all’art. 5-ter del Decreto Legge n. 1/2012, il rating di legalità può essere richiesto solo dalle imprese operanti nel territorio nazionale che raggiungano un fatturato minimo di due milioni di euro. Per questo motivo, la disposizione prevista all’art. 95, comma 13 del D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) persegue l’obiettivo dichiarato di coniugare al criterio premiale del rating di legalità quello di agevolare la partecipazione delle microimprese, delle piccole e medie imprese. In tale contesto legislativo sono intervenute le Linee guida ANAC n. 2 che al paragrafo II (Criteri di valutazione) affermano:

 

Al comma 13 dell’art. 95 viene anche stabilito che, compatibilmente con il rispetto dei principi che presidiano gli appalti pubblici, le stazioni appaltanti possono inserire nella valutazione dell’offerta criteri premiali legati al rating di legalità e di impresa dell’offerente, all’impatto sulla salute e sull’ambiente (ivi compresi i beni o i prodotti da filiera corta o a chilometro zero) e per agevolare la partecipazione delle microimprese e delle piccole e medie imprese, dei giovani professionisti e per le imprese di nuova costituzione. Si ricorda che il rating di legalità può essere richiesto dalle imprese operanti in Italia, iscritte al registro delle imprese da almeno due anni e con un fatturato minimo pari ad almeno due milioni di euro. A meno che la stazione appaltante non sappia già, nella predisposizione del bando di gara o della lettera di invito, che alla procedura potranno partecipare solo imprese potenzialmente idonee ad avere il rating, è opportuno che, per il suo utilizzo, vengano introdotte compensazioni per evitare di penalizzare imprese estere e/o di nuova costituzione e/o carenti del previsto fatturato, consentendo a tali imprese di comprovare altrimenti la sussistenza delle condizioni o l’impiego delle misure previste per l’attribuzione del rating. In particolare, per i soggetti che non possono accedere al rating di legalità, la stazione appaltante potrebbe indicare gli elementi presenti nel rating di legalità (di cui alla Delibera dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato n. 24075 del 14 novembre 2012 - Regolamento Rating di legalità “”Regolamento di attuazione dell’art. 5- ter del dl 1/2012, così come modificato dall’art. 1, comma 1-quinquies, del dl 29/2012, convertito con modificazioni dalla legge 62/2012”” e successivi aggiornamenti), diversi da quelli già considerati ai fini della qualificazione, per i quali prevedere un punteggio premiante e considerare verificata la presenza di tali elementi per le imprese che posseggono il rating con un numero di “stellette” ritenuto idoneo. Al fine di agevolare la partecipazione delle microimprese e delle piccole e medie imprese, dei giovani professionisti e delle imprese di nuova costituzione si suggerisce alle stazioni appaltanti di prevedere criteri di valutazione che valorizzino gli elementi di innovatività delle offerte presentate

 

Nel caso oggetto della contesa, la lex specialis ammetteva la partecipazione di imprese con un fatturato non inferiore ad un milione di euro, ma nessuna misura compensativa è stata prevista in riferimento al rating di legalità nonostante lo stesso non possa essere richiesto dalle imprese con fatturato inferiore a 2 milioni di euro. Il che è illegittimo perché non conforme al disposto dell’art. 95, comma 13 del Codice dei contratti.” LavoriPubblici.it

 

 

 

 

 

 

1  5 Ottobre 2019

NEWS | Obbligo di marcatura temporale per le offerte

 

“Nelle procedure telematiche la cosiddetta marcatura temporale dà certezza dell’ora e del minuto di chiusura dell’offerta; un file di offerta privo di marcatura determina l’esclusione e non consente l’attivazione del soccorso istruttorio. È quanto ha chiarito il Tar Basilicata Potenza sez. I 11/10/2019 n. 746 rispetto ad una gara di e-procurement gestita da un comune sulla piattaforma Asmel, in cui si discuteva della regolarità di un’offerta priva di marcatura temporale.

I giudici hanno precisato che la «marcatura temporale è il risultato di una procedura informatica che consente di dare certezza all’ora ed al minuto di chiusura dell’offerta». Una volta apposta ad un’offerta economica la marcatura temporale, identificata da un apposito numero di serie, risulta infatti garantita la certezza del tempo entro cui l’offerta è stata redatta, anche se il file dell’offerta economica viene inviato dopo l’esame della documentazione amministrativa e delle offerte tecniche, entro il termine successivamente indicato dalla stazione appaltante. Alla stazione appaltante compete poi la verificare la corrispondenza del numero di serie di marcatura temporale con quello, comunicato dagli offerenti entro il termine perentorio prestabilito dalla lex specialis di gara, in quanto con la coincidenza del numero di serie di marcatura temporale vi è l’assoluta certezza che l’offerta, formulata entro il termine perentorio prestabilito dalla lex specialis di gara, non è stata successivamente modificata.

 

Da ciò deriva che senza l’invio del numero di serie di marcatura temporale entro il termine perentorio prestabilito dalla lex specialis di gara, i partecipanti ad una gara di appalto potrebbero redigere più offerte economiche entro il predetto termine e scegliere quale offerta trasmettere alla stazione appaltante dopo l’esame della documentazione amministrativa e delle offerte tecniche. Infine, per i giudici, in caso di presentazione di un file offerta privo di marcatura non è possibile attivare il soccorso istruttorio ex art.83 del D.Lgs.n.50/2016, in quanto la marcatura temporale è un elemento costitutivo dell’offerta telematica. Nel caso di specie tutto era regolare e il ricorso è stato respinto.”

 

Italia Oggi.it

 

 

 

 

 

 

10 Ottobre 2019

NEWS | Nel bando non basta l’indicazione generica del prezzo

 

“Nelle procedure a evidenza pubblica per l’acquisizione di servizi, il prezzo a base di gara, anche se non deve necessariamente corrispondere a quello di mercato, deve essere determinato attraverso un’ attenta verifica della reale congruità alle prestazioni e ai costi del servizio. Non basta, pertanto, la generica indicazione dell’importo. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6355/2019 , con la quale ha rilevato che il prezzo costituisce una componente importante della qualità di beni e servizi, obiettivo primario che le stazioni appaltanti sono tenute a garantire non solo nella fase di scelta del contraente (articolo 97 in tema di esclusione delle offerte anormalmente basse), ma anche in quella di predisposizione dei parametri della gara (articolo 30, comma 1, del Dlgs 50/2016), valutando tutti i fattori e gli elementi che concorrono a determinare il valore delle prestazioni, comprese le condizioni di lavoro, al fine di garantire che le proposte dei concorrenti siano concrete e realistiche. Ciò perché garantire la congruità del prezzo rispetto al valore costituisce lo strumento più efficace per soddisfare l’interesse pubblico ad acquisire i prodotti e servizi migliori e più funzionali alle esigenze delle amministrazioni, ma anche per valutare efficacemente l’attendibilità delle proposte dei concorrenti e garantire la par condicio tra i partecipanti alla procedura.

 

I cardini della questione

Non c’è dubbio, infatti, che un importo a base di gara determinato esclusivamente attraverso una generica e sintetica indicazione del corrispettivo non consenta di valutare adeguatamente l’ economicità, la qualità e la sostenibilità economica delle offerte. In assenza di concreti riferimenti ai valori di mercato e alle varie componenti che determinano il costo delle prestazioni la stazione appaltante non sarebbe in grado di valutare se le offerte corrispondano effettivamente alle condizioni migliori e se i concorrenti siano effettivamente in grado di fornire il servizio, e detta situazione di incertezza potrebbe anche alterare i fisiologici meccanismi concorrenziali. Oltre a ciò nelle gare da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa determinare l’ importo a base di gara senza verificare attentamente la «attinenza alla situazione di mercato» rischierebbe di svuotare di efficacia sostanziale la componente economica dell’offerta, limitando la rilevanza della componente prezzo (Consiglio di Stato, V, 7 giugno 2017 n. 2739, 22 marzo 2016 n. 1186, 15 luglio 2013 n. 3802, 31 marzo 2012 n. 1899).

 

Le indicazioni dell’Anac

È per questo che le linee guida dall’Anac (delibera n. 20 gennaio 2016, punto 11) prescrivono alle stazioni appaltanti di indicare con accuratezza e analiticità i singoli elementi che compongono la prestazione e il loro valore, procedendo «già in fase di programmazione alla stima del fabbisogno effettivo in termini di numero di ore di lavoro/interventi/prestazioni e alla predeterminazione del costo complessivo di ciascuna prestazione». In ragione di ciò le stazioni appaltanti non possono stabilire la misura del prezzo a base d’ asta sulla base di una generica valutazione di convenienza e opportunità, ma devono procedere a una attenta analisi che tenga conto dei diversi fattori che determinano il valore del servizio: andamento del mercato nel settore, tecnologie che le ditte devono adoperare nell’espletamento dei servizi oggetto dell’appalto, numero di dipendenti che devono essere impiegati, rapporto qualità-prezzo, eccetera La scelta adottata e le valutazioni che l’ hanno determinata sono soggette al sindacato del giudice amministrativo, limitatamente ai profili di palese inattendibilità delle operazioni e valutazioni tecniche operate dall’amministrazione, illogicità manifesta e disparità di trattamento (Tar Sardegna, Cagliari, sezione I, 18 ottobre 2011 n. 992).”

 

Quotidiano Enti Locali e PA

 

 

 

 

 

 

9 Ottobre 2019

NEWS | Termini di impugnazione per ammissione a una gara pubblica

 

“Il CdS riforma una precedente pronuncia di primo grado nella quale si riteneva che ricorresse la piena conoscenza dell’atto di ammissione alla gara del concorrente risultato escluso, fin dalla data della seduta di gara alla quale avevano partecipato i suoi delegati.

I giudici hanno fatto espressamente riferimento al nuovo testo dell’art. 29 del codice degli appalti pubblici. Il sopra citato articolo prevede espressamente non soltanto l’obbligo di pubblicazione sul profilo del committente del provvedimento di ammissione-esclusione delle concorrenti. Ma anche quello di comunicazione di tale provvedimento ai concorrenti.

 

Il Consiglio di Stato sostiene dunque che il termine di impugnazione di un provvedimento di ammissione ad una gara pubblica non può ritenersi decorrente dal momento in cui viene data lettura dei soggetti ammessi nella seduta pubblica, ma decorre dal momento in cui gli atti sono resi in concreto disponibili, corredati di motivazione.

 

Infatti è totalmente irrilevante la mera presenza nella seduta pubblica del rappresentante del concorrente escluso.

 

Proprio per questo, occorre che il principio della piena conoscenza deve essere particolarmente rigoroso e quindi la mera conoscenza dell’avvenuta ammissione alla gara non può essere intesa quale “piena conoscenza”.”

 

lentepubblica.it

 

 

 

 

 

 

 

8 Ottobre 2019

NEWS | Soglia di anomalia ex art. 97 c. 2: è di nuovo caos. Questo TAR non conviene con le indicazioni del MIT “Non c’è pace per gli operatori delle stazioni appaltanti ed il mondo dei lavori pubblici, bloccati sul punto dallo sblocca cantieri.

 

Come è noto, l’infelice formulazione dell’art. 97, comma 2, come giustappunto novellato dallo sblocca cantieri, aveva creato all’interprete problemi di non poco momento al fine di ricostruire il significato reso palese dalle oscure parole del legislatore.

 

Anche grazie all’intervento del MIT, fatto proprio dalla prima giurisprudenza, come in questo articolo meglio ricostruita, l’emergenza sembrava rientrata.

 

Sembrava, perché l’odierna Tar Marche, Ancona, sez. I, 07 ottobre 2019, n. 622 rimette le carte sul tavolo:

 

“In relazione alle prime decisioni che il giudice amministrativo ha adottato in subiecta materia (si tratta, come detto, della sentenza “breve” del TAR Catania n. 2191/2019 e delle ordinanze cautelari del TAR Milano n. 937/2019 e del TAR Catanzaro n. 363/2019) e agli atti che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’ANAC hanno a loro volta adottato sull’argomento, si deve osservare come si sia creato un singolare ed autoreferenziale percorso argomentativo, atteso che:

 

– con il predetto parere reso alla Regione Toscana il Ministero ha ritenuto che la let. d) del novellato art. 97 vada applicata secondo quanto sostiene nel presente giudizio Edil Ma.Vi. Successivamente, un organismo periferico del M.I.T. ha adottato analoghe istruzioni operative finalizzate a dirimere un dubbio interpretativo emerso in occasione di una specifica gara svolta nella Regione Sicilia (doc. allegato n. 20 al ricorso);

 

– con delibera n. 715 del 23 luglio 2019 l’ANAC, chiamata ad esprimere un parere di precontenzioso nell’ambito di una procedura ad evidenza pubblica in cui veniva in rilievo la medesima questione qui controversa, ha così testualmente statuito “Si ritiene, tenuto conto della lettera della disposizione, che il decremento della soglia di cui alla lettera c) non sia percentuale e che l’interpretazione corretta sia quella sostenuta dalla stazione appaltante…”. Nel prosieguo l’Autorità richiama anch’essa il citato parere del M.I.T.;

 

– anche nelle richiamate decisioni del giudice amministrativo di cui si ha ad oggi contezza viene semplicemente richiamato il parere del M.I.T., quasi che lo stesso assuma valore normativo. Sottolineato che non è questa la sede idonea per dare conto della ormai più che centenaria giurisprudenza formatasi in tema di valenza giuridica delle circolari amministrative e che, ad ogni buon conto, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non può comunque “legiferare” in tema di appalti di servizi e di forniture, è sicuramente da sottolineare come anche l’ANAC si sia limitata a richiamare l’avviso del Ministero, dando peraltro per scontato che la formulazione della norma fosse nel senso che il decremento da apportare alla soglia di cui alla let. c) non sia percentuale;

 

– al contrario, la formulazione letterale della let. d) depone proprio in senso opposto, per cui sarebbe stato necessario che l’Autorità desse adeguatamente conto delle ragioni per le quali la norma andrebbe interpretata in senso apparentemente dissonante dal suo tenore letterale. Ma in realtà, ed in assenza di una modifica normativa o dell’adozione di una disposizione di interpretazione autentica, non vi sono ragioni che giustifichino le tesi sinora affermatesi in giurisprudenza, visto che l’obiettivo del legislatore (ossia evitare che i concorrenti possono conoscere ex ante quale sarà la soglia di anomalia) è perseguibile anche utilizzando la formula che nella specie ha applicato la stazione appaltante, la quale risulta certamente più adeguata al tenore letterale della norma di riferimento“.

 

Secondo il Collegio da una esegesi della let. d) del comma 2 del novellato art. 97 Codice appalti che tenga debitamente conto delle nozioni e dei concetti propri della matematica, si desume che:

 

“- decrementare” un numero di un “valore percentuale” significa calcolare il valore assoluto a cui corrisponde quella determinata percentuale e sottrarre tale valore al numero di partenza (ad esempio, decrementare 100 del “valore percentuale” 20% significa calcolare a quanto corrisponde il 20% di 100 e poi sottrarre tale numero a 100);

 

– la “prima soglia di anomalia” che viene calcolata ai sensi della let. c), seppure graficamente espressa come se fosse una percentuale (il che si giustifica per il fatto che essa è la media di ribassi percentuali sui prezzi a base di gara incrementata dello scarto medio aritmetico dei ribassi ed è dunque graficamente connotata dal simbolo ”%”) in questo senso va intesa come un numero assoluto, rispetto al quale va operato il “decremento”;

 

– nella specie, per decrementare la “prima soglia di anomalia” calcolata dalla commissione di gara del “valore percentuale” ottenuto con le modalità di calcolo di cui alla let. d) occorreva calcolare lo 0,405% di 27,161 e sottrarre il valore così ottenuto da tale valore-soglia. E poiché lo 0,405% di 27,161 è pari a 0,11, la soglia di anomalia finale è pari a 27,051 (ossia 27,161-0,11).

 

Laddove il legislatore avesse inteso effettivamente disporre quanto sostiene la ricorrente (ovvero la sottrazione secca n.d.r.), allora avrebbe dovuto utilizzare un lessico più consono e inequivoco“.”

giurisprudenzappalti.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4 Ottobre 2019

NEWS | Codice appalti, nuovo correttivo

 

“Un costante monitoraggio del decreto sblocca cantieri per un nuovo correttivo al codice appalti; snellimenti procedurali, flessibilità e semplificazione documentale per rilanciare gli investimenti in opere pubbliche, rapida attuazione alla centrale di progettazione. Sono queste alcune delle linee riguardanti la materia dei contratti pubblici che si possono rinvenire nel documento economico di finanza pubblica di cui il consiglio dei ministri ha approvato nei giorni scorsi la nota di aggiornamento (Nadef). In primo luogo, emerge una particolare attenzione (al paragrafo IV.2 sulle principali iniziative in risposta alle raccomandazioni) al tema delle infrastrutture per «rilanciare gli investimenti, sia pubblici sia privati, anche intervenendo sul complesso delle disposizioni normative con l’obiettivo di introdurre, nel rispetto delle direttive europee, strumenti di flessibilità che consentano la celerità delle procedure e la semplificazione documentale».

 

Stessi obiettivi perseguiti dal decreto legge Sblocca cantieri quando la necessità di riavviare le opere doveva essere realizzata attraverso, da un lato, la modifica della disciplina sugli affidamenti sotto soglia e, dall’altro, con la nomina di commissari straordinari che dovrebbero velocizzare le procedure. In questo caso l’accenno alla semplificazione documentale sembra richiamare la necessità di una riduzione degli oneri documentali realizzabile, ad esempio, attraverso il ricorso a banche dati che consentano una celere verifica dei requisiti. La Nadef contiene però anche un riferimento specifico al decreto legislativo n. 50/2016 nella parte in cui si afferma che «saranno riviste alcune disposizioni del codice degli appalti al fine di ottenere un quadro giuridico più lineare, che riduca l’incertezza interpretativa e applicativa delineando chiaramente le responsabilità degli amministratori».

 

Il riferimento sembra riguardare il problema del cosiddetto «blocco della firma»: spesso accade che l’iter di realizzazione di un’opera rallenti per la resistenza dei Rup (responsabili unici del procedimento) ad apporre una firma su provvedimenti di particolare responsabilità in presenza di un quadro regolatorio non chiaro, dal quale potrebbero derivare responsabilità anche per danno erariale. Più chiarezza delle regole e riduzione dell’incertezza interpretativa: in realtà si tratta di un obiettivo che dovrebbe permeare sempre l’azione del legislatore. In generale, poi, il governo ha annunciato anche che le modifiche apportate con il recente decreto Sblocca cantieri «saranno oggetto di un costante monitoraggio per verificare il concreto impatto al fine di introdurre correttivi o integrazioni coerentemente con l’obiettivo di accelerare gli interventi programmati e in corso di realizzazione, contrastando, comunque, in ogni fase del procedimento, la corruzione e il pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata».

 

Si tratta dell’annuncio di un possibile (o più che probabile) restyling (sarebbe il terzo in tre anni) del codice del 2016 che dovrebbe derivare da un costante monitoraggio (in capo a chi?) del codice appalti. Viene spontaneo, in questo caso, domandarsi per quale ragione i tecnici ministeriali dovrebbero affannarsi a predisporre il regolamento attuativo (previsto dallo stesso Sblocca cantieri) se già oggi si preconizza un nuovo intervento correttivo. Senza contare che per arrivare alla bozza di regolamento ancora non è terminato il lavoro di screening delle 693 risposte alla consultazione che fu lanciata dall’ex ministro Toninelli prima delle ferie estive. Infine, il documento del governo ha sottolineato quanto sia «urgente rendere operativa la centrale di progettazione, diffonderne la conoscenza presso le amministrazioni locali e regionali e verificarne in seguito l’incisività e i risultati conseguiti».”

 

A cura di Italia Oggi

 

 

 

 

 

 

2 Ottobre 2019

NEWS | Consultazioni preliminari di mercato: premessa necessaria per derogare al principio della massima concorrenzialità

 

“L’istituto delle consultazioni preliminari di mercato è una semplice pre-fase di gara, non finalizzata all’aggiudicazione di alcun contratto, risolvendosi in uno strumento a disposizione della stazione appaltante con cui è possibile avviare un dialogo informale con gli operatori economici e/o con soggetti comunque esperti dello specifico settore di mercato onde acquisire quelle informazioni di cui è carente per giungere ad una migliore consapevolezza relativamente alle disponibilità e conoscenze degli operatori economici rispetto a determinati beni o servizi.

Lo ha chiarito in sede giurisdizionale la Sezione Terza del Consiglio di Stato con la sentenza n. 6301 del 23 settembre 2019 che ha accolto il ricorso presentato per la riforma di una sentenza di primo grado che aveva respinto l’iniziale ricorso avverso la consultazione preliminare di mercato indetta ai sensi dell’art. 66 del D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti).

 

Appare utile ricordare il testo dell’Art. 66 (Consultazioni preliminari di mercato) del Codice dei contratti:

«1. Prima dell’avvio di una procedura di appalto, le amministrazioni aggiudicatrici possono svolgere consultazioni di mercato per la preparazione dell’appalto e per lo svolgimento della relativa procedura e per informare gli operatori economici degli appalti da esse programmati e dei requisiti relativi a questi ultimi.

2. Per le finalità di cui al comma 1, le amministrazioni aggiudicatrici possono acquisire consulenze, relazioni o altra documentazione tecnica da parte di esperti, di partecipanti al mercato nel rispetto delle disposizioni stabilite nel presente codice, o da parte di autorità indipendenti. Tale documentazione può essere utilizzata nella pianificazione e nello svolgimento della procedura di appalto, a condizione che non abbia l’effetto di falsare la concorrenza e non comporti una violazione dei principi di non discriminazione e di trasparenza.».

 

Come chiarito dalle Linee guida ANAC n. 8 recanti “Ricorso a procedure negoziate senza previa pubblicazione di un bando nel caso di forniture e servizi ritenuti infungibili” (Delibera ANAC 13 settembre 2017, n. 950): “”Le consultazioni preliminari di mercato sono volte a confermare l’esistenza dei presupposti che consentono ai sensi dell’art. 63, comma 1, d.lgs. 50/2016 il ricorso alla procedura negoziata senza pubblicazione del bando ovvero individuare l’esistenza di soluzioni alternative. I risultati delle soluzioni individuate a seguito delle consultazioni preliminari di mercato sono riportati nella determina a contrarre””.

 

Ciò vuol dire che le consultazioni preliminari ben possono costituire lo strumento attraverso il quale accertare l’eventuale infungibilità di beni, prestazioni, servizi, che costituisce la premessa necessaria per derogare al principio della massima concorrenzialità nell’affidamento dei contratti pubblici. L’adozione di scelte limitative del confronto concorrenziale si giustifica solo se sostenuta da specifica motivazione sulla sostanziale impossibilità della stazione appaltante, rigorosamente accertata, di soddisfare le proprie esigenze rivolgendosi indistintamente al mercato.

 

Le determinazioni acquisite durante le consultazioni preliminari devono essere incontrovertibili, sì da rendere addirittura inutile il sondaggio pubblico dovendo altrimenti risultare strutturalmente cedevoli a fronte di un possibile diverso esito del sondaggio in questione.

 

Tanto premesso, nel caso di specie la stazione appaltante ha vincolato la consultazione preliminare sulla scorta di requisiti tracciati in modo rigido. In altri termini, la consultazione di mercato non è ad ampio raggio ma presuppone una prima forte restrizione del mercato, definito sulla scorta dei requisiti tracciati in modo rigido e vincolante dalla stazione appaltante e si rivolge, dunque, esclusivamente agli operatori che, in via di mera tesi, ed in aggiunta al fornitore, già posseggano tali requisiti.

 

Tanto giustifica la legittimazione e l’interesse ad agire dell’attuale appellante che, pertanto, risulta, a cagione delle suddette condizioni, già in partenza irrimediabilmente escluso dalla suddetta competizione, non essendo le dette condizioni reversibili.

 

Tanto premesso, secondo Palazzo Spada il suddetto approdo, nell’introdurre le limitazioni oggetto di contestazione, può dirsi solo in parte giustificato dalla disciplina di settore. Giustificazioni che non valgono nel caso di specie.”

 

Redazione LavoriPubblici.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

24 Settembre 2019

NEWS | Procurement pubblico, ecco le priorità: Codice contratti, stazioni appaltanti e digitalizzazione

 

I tre punti da sviluppare per dare una spinta all’ambito del procurement pubblico, preda di modifiche e cambi di direzione che rendono difficoltoso intervenire per sistemare le lacune normative e operative. Ecco le tre aree di intervento prioritarie per questi mesi.

 

Il contesto

Negli ultimi 25 anni – e questo indipendentemente dai colori politici dei governi che si sono avvicendati alla guida del Paese – l’attenzione del legislatore è sembrata soprattutto concentrarsi nel modificare la figura sulla scatola di questo puzzle immaginario più che sul fornire strumenti per facilitarne il completamento in modo rapido ed efficace, garantendo la stabilità del quadro normativo di riferimento. Il risultato è, quindi, un disegno in perenne divenire, mai completamente definito e, per ciò, mai compiutamente valutabile.

 

La situazione presente non fa eccezione. A tre anni appena dalla riforma complessiva della materia è stato riavviato il processo di riscrittura integrale del codice (D.d.l. 1162) e sono state smantellate dal c.d. “sblocca cantieri” alcune delle novità che avevano caratterizzato l’ultimo intervento normativo organico del 2016. C’è da dire che anche lo stesso D.Lgs. 50/2016, nella sua pur breve vita, ha già totalizzato – anche prima dello Sblocca cantieri – un numero di rettifiche e modifiche davvero impressionante.

 

Ci troviamo, quindi, in un ennesimo momento di passaggio in attesa della nuova complessiva riforma del settore. In questo contesto, vi sono alcuni interventi che appaiono maggiormente necessari al fine di rispettare i buoni propositi di ridare slancio agli appalti pubblici e superare le incertezze interpretative emerse in passato, semplificando e accelerando le procedure di affidamento.

 

Il regolamento di attuazione del Codice Contratti

La maggiore priorità è, probabilmente, l’emanazione del Regolamento di attuazione previsto dallo Sblocca cantieri in sostituzione della “soft regulation” su cui aveva puntato il Codice del 2016. Che si condivida o meno la scelta di tornare al tradizionale schema di Codice + Regolamento una cosa è certa: fino all’approvazione di quest’ultimo provvedimento permarrà uno stato di enorme incertezza, in quanto alle stazioni appaltanti viene – di fatto – chiesto di valutare se e quali delle indicazioni contenute nei decreti e nelle linee guida già adottati siano ancora applicabili, in quanto ritenute compatibili con le disposizioni del Codice, come modificato dallo sblocca-cantieri e non oggetto delle procedure di infrazione nn. 2017/2090 e 2018/2273, aperte dalla Commissione Europea (cfr. art. 216 D.Lgs. 50/2016, come modificato dallo sblocca cantieri) e quali no.

 

Inoltre, l’indice del Regolamento, riportato sempre nell’art. 216, ha un perimetro più ristretto rispetto ai contenuti di tutti i provvedimenti attuativi ad oggi emanati. In particolare, il Regolamento regolamenterà:

 

nomina, ruolo e compiti del responsabile del procedimento, sostituendo le attuali Linee Guida n. 3 di ANAC

progettazione di lavori, servizi e forniture, e verifica del progetto; il decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti, su proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo che avrebbe dovuto disciplinare la materia non ha mai visto la luce; le Linee Guida n. 1 di ANAC danno indicazioni anche relativamente all’attività di validazione del progetto e dunque almeno in parte dovrebbero essere sostituite dal Regolamento;

sistema di qualificazione e requisiti degli esecutori di lavori e dei contraenti generali; anche in questo caso la relativa disciplina, prevista originariamente per il tramite di Linee Guida ANAC e poi mediante Decreto del MIT su proposta ANAC, non è mai stata adottata:

procedure di affidamento e realizzazione dei contratti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie, che sostituirà le Linee Guida ANAC n. 4;

direzione dei lavori e dell’esecuzione, che sostituirà in parte il DM 49/2018;

esecuzione dei contratti di lavori, servizi e forniture, contabilità, sospensioni e penali, che sostituirà in parte il DM 49/2018;

collaudo e verifica di conformità; anche in questo caso il decreto MIT originariamente previsto per l’attuazione dell’art. 102 del Codice non ha mai visto la luce;

affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria e relativi requisiti degli operatori economici, che sostituirà le Linee Guida ANAC n. 1

lavori riguardanti i beni culturali; che sostituirà il D.M. 22 agosto 2017, n. 154

 

 

Considerando che il Codice così come modificato prevede che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento cessino di avere efficacia le linee guida ANAC di cui all’articolo 213, comma 2 del Codice, vertenti sulle materie incluse nell’elenco che precede nonché quelle che “comunque siano in contrasto con le disposizioni recate dal regolamento”, sarebbe auspicabile, in un’ottica di certezza interpretativa ed effettiva semplificazione, che quest’ultimo ne contenesse una ricognizione puntuale.

 

Qualificazione delle stazioni appaltanti

Uno dei pilastri – tra i più significativi – della riforma del 2016 era il sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti. Il tema della qualificazione non è ripreso dall’indice del regolamento attuativo introdotto dallo sblocca – cantieri, che comunque ha lasciato invariato l’art. 38 del Codice, fatta salva l’introduzione del comma 1-bis relativamente alla società Sport e Salute S.p.A. che, a decorrere dal 1° gennaio 2020 verrà qualificata di diritto come centrale di committenza per conto delle amministrazioni aggiudicatrici o degli enti aggiudicatari operanti nel settore dello sport e tenuti al rispetto del Codice Contratti. Quindi continua ad essere atteso il DPCM su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per la semplificazione della pubblica amministrazione, sentite l’ANAC e la Conferenza Unificata, che già entro 90 gg dall’entrata in vigore del Codice Contratti avrebbe dovuto definire i requisiti tecnico organizzativi per l’iscrizione delle stazione appaltanti all’elenco di quelle qualificate, in applicazione dei criteri di qualità, efficienza e professionalizzazione indicati dalla legge delega.

 

Si tratta di un aspetto cruciale perché non vi è dubbio che le riforme (e in generale le norme) camminano con le gambe di chi è chiamato ad applicarle e tanto più vi sarà professionalizzazione, competenza e capacità, tanto più sarà probabile che il sistema funzioni anche con norme imperfette. Viceversa, seppure si approvasse la migliore normativa possibile, se chi è chiamato ad applicarla non è in grado di farlo con rapidità, efficacia ed efficienza i problemi non saranno mai risolti.

 

Essendo trascorsi più di tre anni (e non tre mesi) dall’entrata in vigore del D.Lgs. 50/2016 i tempi dovrebbero essere più che maturi per l’adozione del provvedimento. Va segnalato, tuttavia, che nel Ddl 1162 all’esame del Parlamento, di cui si è già fatto cenno, il tema della qualificazione delle stazioni appaltanti non compare. Considerando che lo sblocca-cantieri si è posto espressamente come una sorta di “norma ponte”, in attesa della complessiva riforma del settore, occorre evitare che il mancato riferimento alla qualificazione delle stazioni appaltanti nel testo – attuale – del disegno di legge delega venga interpretato come una volontà di non considerare prioritario tale aspetto, con la conseguenza di scoraggiare l’adozione del tanto sospirato DPCM.

 

Digitalizzazione dei processi e spinta all’innovazione

Lo sblocca cantieri si è molto concentrato sulla semplificazione delle procedure di minore entità. Sicuramente, nel quadro attuale in cui manca la qualificazione delle stazioni appaltanti e si è depotenziato il processo di centralizzazione degli affidamenti, per moltissime amministrazioni le fasce più basse del “sotto-soglia” rappresentano la quasi totalità degli affidamenti e, quindi, semplificarne le procedure ha certamente un impatto notevole. Tuttavia, sarebbe opportuno avere anche una visione di maggiore respiro e considerare, da un lato, la necessità che la progressiva digitalizzazione dell’intero processo del procurement pubblico (e non solo della fase di gara e di fatturazione) potrebbe giocare un ruolo significativo per il recupero di efficienza del sistema.

 

Seppure è senza dubbio vero che la tecnologia non rappresenta affatto la panacea di tutti mali e, anzi, può essere addirittura percepita come una complicazione, è altrettanto vero che pensare in digitale necessita una razionalizzazione teorica del processo e una individuazione chiara di responsabilità, snodi e passaggi che può rappresentare un significativo valore aggiunto in termini di trasparenza e di efficacia del procurement pubblico. Bisogna continuare ad insistere, poi, sulla spinta all’innovazione. È vero che gli appalti innovativi non possono rappresentare né la totalità degli affidamenti, né una quota significativa degli stessi. Tuttavia, possono costituire il “lievito” che consente di far crescere ed evolvere progressivamente tutto il sistema.

 

Paola Conio - Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

23 Settembre 2019

NEWS | Contratti pubblici, da Anac nuove indicazioni in materia di trasparenza

 

“Anac ha pubblicato il Comunicato del Presidente del 23 luglio 2019 che riporta le indicazioni in ordine all’obbligo di pubblicazione del testo integrale dei contratti di acquisto di beni e servizi di importo unitario superiore a 1 milione di euro in esecuzione del Programma biennale e dei suoi aggiornamenti, in seguito all’abrogazione dell’art. 1, comma 505, della legge di stabilità 2016, operata dall’art. 217 del Codice dei contratti pubblici.

Sono stati formulati a questa Autorità diversi quesiti, da ultimo da parte di Consip S.p.A., in ordine alla vigenza dell’obbligo di pubblicazione del testo integrale dei contratti di acquisto di beni e servizi di importo unitario superiore a 1 milione di euro in esecuzione del Programma biennale e dei suoi aggiornamenti.

Tale obbligo di pubblicazione era stato introdotto dal comma 505, art. 1, legge di stabilità 2016, norma avente carattere speciale, che è stata abrogata dalla lett. ss-bis), comma 1, art. 217, decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici), inserita dall’art. 129, co. 1, lett. n), decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 (Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50).

In proposito, il Consiglio, nell’adunanza del 23 luglio 2019, ha constatato che, in mancanza di una corrispondente previsione nella disciplina sulla trasparenza dei contratti pubblici (art. 29 del d.lgs. 50/2016, come modificato dal d.l. 32/2019) e nel d.lgs. 33/2013, come modificato dal d.lgs. 97/2016, l’obbligo di pubblicazione in questione è venuto meno.

Di conseguenza, si devono ritenere superati gli allegati nn. 1 alle delibere dell’Autorità nn. 1310/2016 e 1134/2017 nella parte in cui recano le modalità attuative dell’abrogato precetto normativo.

In ogni caso, l’Autorità ritiene che, in un’ottica di rafforzamento della trasparenza, le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori possano valutare di pubblicare nella sezione “Amministrazione trasparente” i testi integrali dei contratti in esecuzione della programmazione biennale, e relativi aggiornamenti, come “dati ulteriori” rispetto a quelli obbligatori, procedendo, ai sensi dell’art. 7-bis, co. 3, del d.lgs. 33/2013, a oscurare i dati personali presenti.”

 

casaeclima.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

20 Settembre 2019

NEWS | Fuori dalla gara l’impresa che non sia stata espressamente invitata

 

“L’ operatore economico che, non invitato alla procedura di gara indetta in base all’articolo 36, comma 2, lettera c) del D.lgs 50/2016, ne sia venuto a conoscenza e che abbia presentato la propria offerta, è legittimamente escluso dalla stazione appaltante. In questi termini l’ importante decisione del Consiglio di Stato, sezione V, sentenza n. 6160/2019.

 

Le procedure negoziate a inviti La sentenza del Consiglio di Stato fornisce un importante chiarimento, anche di estrema valenza pratica, sulla corretta dinamica che il responsabile unico deve seguire nelle procedure negoziate a inviti che costituiscono una delle modalità di affidamento dei contratti d’ appalto in ambito sottosoglia (l’altra fattispecie di affidamento è la procedura ordinaria, facoltativa come chiarito dall’articolo 36 del codice dei contratti). Nel caso trattato, il ministero delle Infrastrutture ha impugnato la sentenza di primo grado del Tar Abruzzo che, in relazione a un appalto di lavori, ha affermato che nel caso in cui un operatore economico venga a conoscenza della procedura negoziata, sebbene non invitato, può presentare la propria offerta tecnico/economica con conseguente obbligo della stazione appaltante di valutare anche la proposta/offerta. Il primo giudice ha fondato l’assunto ritenendo che le procedure “”semplificate”” disciplinate dall’articolo 36 del codice presentano aspetti discrezionalità che, al netto dei classici principi della trasparenza e della non discriminazione, risultano presidiabili autonomamente dalla stazione appaltante (a questa spetta, in sostanza, decidere chi far competere).

 

Ulteriore riflessione in primo grado è che l’ ammissione di un operatore che si sia proposto spontaneamente non determina aggravio del procedimento ossequiando, invece, i principi di massima partecipazione che la stazione appaltante non può arbitrariamente restringere. Determinante, infine, il precedente del Consiglio di Stato, sezione V, n. 3989/2019 secondo cui, se è vero che «un operatore economico non può vantare alcun diritto ad essere invitato a partecipare a tale tipo di gara, non può negarsi che nel caso in cui sia venuto comunque a conoscenza della procedura e si ritenga in possesso dei requisiti di partecipazione previsti dal bando di gara, possa presentare la sua offerta». In questo caso, la stazione appaltante può escludere detto appaltatore solo se risultasse carente dei requisiti e «sempre che la sua partecipazione non comporti un aggravio insostenibile del procedimento di gara, determinando così un pregiudizio alle esigenze di snellezza e di celerità che sono a fondamento della procedura semplificata dell’art. 36 comma 2, lett. c) d.lgs. n. 50 del 2016».

 

La decisione Secondo il giudice di Palazzo Spada, la sentenza di primo grado non è corretta e tradisce, in realtà, la volontà del legislatore espressa nelle fattispecie semplificate dell’ articolo 36 del codice. Con le procedure negoziate a inviti, il codice ha fissato un procedimento con due fasi distinte «una prima fase - di individuazione degli operatori tramite indagine di mercato ovvero consultazione di elenco di operatori economici precedentemente costituito - e una seconda fase, di vera e propria contrattazione, nella quale sono esaminate le offerte degli operatori precedentemente invitati a partecipare». Il dialogo “”negoziale””, quindi, si attiva per effetto della lettera di invito trasmessa dal Rup e non è l’ operatore economico, come invece accade nel procedimento ordinario, che deve porsi il problema di presentare la domanda per partecipare alla competizione.

 

Pertanto, consentire, come ritenuto dal giudice di primo grado, «ad ogni operatore economico, non invitato dall’amministrazione, ma che sia venuto a conoscenza degli inviti (e, dunque, dell’esistenza di una procedura), di presentare la propria offerta significa, di fatto, ribaltare la sequenza descritta e ripristinare l’ ordinarietà, ma in palese contrasto con le indicazioni normative». Non solo, consentire la partecipazione a ogni impresa (che formuli la proposta) significa anche aumentare il numero dei partecipanti praticamente senza limiti e ciò contrasta con le esigenze di celerità del procedimento. In tal modo l’ amministrazione non sarebbe più arbitro del procedimento avviato.”

 

Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 20/09/2019 – autore STEFANO USAI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18 Settembre 2019

NEWS | Impresa non invitata alla procedura negoziata: illegittima la sua partecipazione

 

“È illegittima la partecipazione ad una procedura negoziata di un operatore economico non invitato e che, in possesso dei requisiti previsti dal bando, ha autonomamente deciso di partecipare.

 

Lo ha chiarito definitivamente la Sezione Quinta del Consiglio di Stato con la sentenza n. 6160 del 12 settembre 2019 con la quale ha riformato una precedente decisione dei giudici di primo grado che avevano scorrettamente interpretato l’art. 36, comma 2, lett. c) del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (c.d. Codice dei contratti).

 

I fatti

La causa riguarda una procedura negoziata indetta ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. c) del Codice dei contratti, a cui un operatore non destinatario di lettera di invito della stazione appaltante, aveva presentato domanda di partecipazione alla procedura, formulando un’offerta secondo le prescrizioni della normativa di gara. Offerta che non era stata presa in considerazione dalla Commissione giudicatrice con la motivazione che l’operatore non era stato invitato a presentarla.

 

La sentenza di primo grado

I giudici del TAR avevano però accolto (sbagliando) il ricorso presentato avverso la decisione della Commissione giudicatrice rilevando che se è vero che un operatore economico non può vantare alcun diritto ad essere invitato a partecipare a tale tipo di gara, non può negarsi che nel caso in cui sia venuto comunque a conoscenza della procedura e si ritenga in possesso dei requisiti di partecipazione previsti dal bando di gara, possa presentare la sua offerta, salvo il potere dell’amministrazione di escluderlo dalla gara per carenze dell’offerta ovvero perché l’offerta non è pervenuta tempestivamente (rispetto alla scadenza del termine indicato nella lettera di invito) e sempre che la sua partecipazione non comporti un aggravio insostenibile del procedimento di gara, determinando così un pregiudizio alle esigenze di snellezza e di celerità che sono a fondamento della procedura semplificata dell’art. 36, comma 2, lett. c) del Codice dei contratti.

 

La decisione del Consiglio di Stato

I giudici di Palazzo Spada hanno ricordato che l’art. 36, comma 2, lett. c) del Codice dei contratti prevede la possibilità di indire una procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara, per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro, previa consultazione, ove esistenti, di almeno dieci operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici.

 

La procedura negoziata prevede una prima fase di individuazione degli operatori tramite indagine di mercato ovvero consultazione di elenco di operatori economici precedentemente costituito e una seconda fase, di vera e propria contrattazione, nella quale sono esaminate le offerte degli operatori precedentemente invitati a partecipare.

 

La procedura negoziata si distingue, pertanto, dalle ordinarie procedure di affidamento per essere l’amministrazione ad avviare il dialogo con il singolo operatore economico attraverso la lettera di invito individuale a presentare la sua offerta e non, come normalmente accade, l’operatore economico a proporsi con la domanda di partecipazione in adesione al bando di gara.

 

Consentire, come ritenuto dal giudice di primo grado, ad ogni operatore economico, non invitato dall’amministrazione, ma che sia venuto a conoscenza degli inviti (e, dunque, dell’esistenza di una procedura), di presentare la propria offerta significa, di fatto, ribaltare la sequenza descritta e ripristinare l’ordinarietà, ma in palese contrasto con le indicazioni normative. Le quali si giustificano perché la procedura, di valore inferiore alle soglie comunitarie, possa svolgersi più rapidamente, considerato il numero limitato dei partecipanti.

 

Secondo il Consiglio di Stato, se si consentisse quel che il giudice di primo grado auspica, il numero degli operatori presenti in gara sarebbe destinato ad aumentare, teoricamente senza limiti, poiché non è preventivamente immaginabile quanti operatori possano venire a conoscenza della procedura ed avere interesse a prendervi parte, ed una procedura ipotizzata come di rapida conclusione finirebbe con il richiedere tempi (per l’esame dei requisiti di ammissione e delle offerte proposte, ma anche, è possibile pensare, per le eventuali contestazioni dell’operato della stazione appaltante) molto più lunghi di quelli preventivati; sicuramente, ad ogni modo, l’amministrazione non sarebbe più in grado di governare i tempi della procedura.”

 

fonte:  LavoriPubblici.it

 

 

 

 

 

 

17 Settembre 2019

NEWS | Soccorso istruttorio, calcolo della soglia di anomalia e principio di invarianza: in quale momento temporale si cristallizzano le offerte?

 

“Al fine di evitare comportamenti speculativi e strumentali, l’art. 95, comma 15 del D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) prevede il c.d. principio di invarianza a tenore del quale ogni variazione che intervenga successivamente alla fase di ammissione, regolarizzazione o esclusione delle offerte non rileva ai fini del calcolo della soglia di anomalia delle offerte.

In punto su cui discute il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6013 del 2 settembre 2019 è la determinazione del momento temporale idoneo a cristallizzare le offerte.

 

I fatti

Il caso riguarda una procedura negoziata da aggiudicarsi, previa esclusione automatica ai sensi dell’art. 97, comma 8 del Codice dei contratti delle offerte anomale, secondo il criterio del prezzo più basso.

Acquisite le offerte, nella prima seduta la commissione di gara procedeva al sorteggio del criterio di individuazione della soglia di anomalia (criteri pre Sblocca Cantieri), che risultava quello corrispondente alla “media aritmetica dei ribassi percentuali di tutte le offerte ammesse incrementata del 10%”. All’esito dell’esame della documentazione amministrativa, la commissione riscontrava che uno dei partecipanti aveva presentato una polizza provvisoria relativa ad una diversa gara ed attivava, ai fini della acquisizione del documento corretto, il soccorso istruttorio in favore della concorrente.

 

Dopo aver escluso un altro partecipante perché non aveva presentato la dichiarazione di offerta sottoscritta dal legale rappresentante, come previsto dalla lettera di invito, e data lettura dei ribassi offerti, disponeva la sospensione della gara per consentire al concorrente ammesso con riserva di fornire i chiarimenti richiesti tramite il soccorso istruttorio. Nella successiva seduta, il concorrente presentava una polizza emessa in data successiva alla data di scadenza di presentazione delle offerte. Per questo motivo, la S.A. ne disponeva l’esclusione e procedeva al calcolo della soglia di anomalia.

 

Il ricorso

In primo grado, i giudici del TAR hanno accolto il ricorso presentato da uno dei partecipanti ammessi e poi esclusi perché aveva presentato un’offerta con ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia. In particolare, i giudici del TAR hanno accolto la tesi in base alla quale l’apertura delle offerte economiche ed il sorteggio del criterio di individuazione della soglia di anomalia, in un momento in cui non era ancora definito l’ambito dei soggetti ammessi alla procedura, avrebbe configurato la violazione del principio di netta separazione funzionale e temporale tra la fase di ammissione dei concorrenti e le successive operazioni di aggiudicazione, applicabile anche ai settori speciali e talmente grave da comportare la necessità di riedizione della intera procedura.

 

La decisione del Consiglio di Stato

In riforma della sentenza di primo grado, i giudici di Palazzo Spada hanno rilevato che il principio di invarianza, previsto all’art. 95, comma 15 del Codice, è stato previsto per evitare che le variazioni sulle ammissioni/esclusioni dalle gare, ancorché accertate giurisdizionalmente, sortiscano effetti in punto di determinazione delle medie e delle soglie di anomalia, da ritenersi ormai cristallizzate, alla luce di un consolidato orientamento giurisprudenziale, al momento dell’aggiudicazione.

 

La regola mira a sterilizzare, per comune intendimento, l’alterazione della trasparenza e della correttezza del confronto concorrenziale, potenzialmente correlata alla partecipazione di fatto di un concorrente solo successivamente estromesso della gara, rendendo irrilevante “la promozione di controversie meramente speculative e strumentali da parte di concorrenti non utilmente collocatisi in graduatoria mossi dall’unica finalità, una volta noti i ribassi offerti e quindi gli effetti delle rispettive partecipazioni in gara sulla soglia di anomalia, di incidere direttamente su quest’ultima traendone vantaggio”.

 

Il criterio, che, come tale, traduce anche il principio di conservazione degli atti giuridici, ha dovuto confrontarsi con la regola, introdotta con l’art. 120, commi 2 bis e 6 bis c.p.a., dell’onere di immediata impugnazione delle ammissioni (e delle esclusioni). Invero, la giurisprudenza ha precisato che l’autonomia della fase di ammissione e esclusione e la previsione di un apposito rito accelerato impediscono l’immediata “cristallizzazione delle medie”, giacché l’accoglimento dell’impugnazione delle ammissioni “non può non retroagire”, e che, diversamente opinando, “la stabilizzazione della soglia sarebbe ‘sterilizzata’ da ogni eventuale illegittimità di una ammissione o esclusione tempestivamente contestata”.

 

Per quanto concerne l’individuazione del momento temporale idoneo a cristallizzare le offerte, la norma è chiara nell’individuarlo nella definizione, in via amministrativa, della fase di ammissione (che, naturalmente, riguarda anche la non ammissione, cioè la esclusione), includendovi, peraltro, anche la fase di regolarizzazione, che si riferisce alle situazioni in cui sia stato attivato il soccorso istruttorio.

 

Ne discende che, nella logica della norma, la eventuale fase di regolarizzazione rientra ancora nella fase di ammissione (tanto che l’offerta ammessa al soccorso istruttorio deve ritenersi ammessa “con riserva”), di tal che solo modifiche soggettive successive all’esperimento del soccorso istruttorio sono soggette al canone di invarianza.

 

Risulta dunque corretto nel caso di specie l’operato della stazione appaltante, che ha ritenuto “non conclusa” la fase di ammissione fino alla definizione del soccorso, con ciò sottraendo la vicenda alla applicazione della regola in questione. Del resto, si è più in generale ritenuto che la ridetta fase non possa ritenersi conclusa “almeno finché non sia spirato il termine per impugnare le ammissioni e le esclusioni” e comunque “finché la stessa stazione appaltante non possa esercitare il proprio potere di intervento di autotutela ed escludere ‘un operatore economico in qualunque momento della procedura”” e, quindi, sino all’aggiudicazione.”

 

fonte: LavoriPubblici.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

13 Settembre 2019

NEWS | Appalti, ricorsi esaminati insieme

 

“In un ricorso relativo a una gara per l’aggiudicazione di un appalto pubblico, occorre sempre esaminare nel concreto il ricorso principale contro l’aggiudicatario, unitamente al ricorso incidentale (presentato dall’aggiudicatario che, oggi, gode di una «corsia preferenziale») anche perché possibile arrivare anche al rinnovo della procedura di gara. Lo afferma con una importante pronuncia, la Corte di giustizia europea (sentenza del 5 settembre 2019 causa C-333/2018). La vicenda riguarda una procedura aperta avente a oggetto l’affidamento di un appalto integrato (progettazione ed esecuzione) di lavori di risanamento idrogeologico (importo 6,9 milioni).

L’impresa arrivata terza aveva impugnato l’ammissione dell’aggiudicataria (per carenza dei requisiti del progettista) e del secondo classificato. L’aggiudicataria aveva a sua volta promosso ricorso incidentale che, in base al diritto processuale amministrativo italiano, gode di una corsia preferenziale. Il Tar Campania accoglie il ricorso incidentale dopo avere constatato l’illegittimità dell’ammissione della terza classificata (che aveva proposto il ricorso principale, a quel punto divenuto improcedibile). In pratica si finiva per non valutare nel merito il ricorso principale della terza classificata in virtù dell’accoglimento del ricorso incidentale presentato dall’aggiudicataria.

E proprio su questo aspetto, in sede di appello, l’adunanza plenaria del Consiglio di stato, in presenza di precedenti non univoci, rimetteva alla Corte la questione pregiudiziale di compatibilità del sistema normativo italiano rispetto alla direttiva «ricorsi» (89/665). In particolare veniva chiesto alla corte europea se, allorché alla gara abbiano partecipato più imprese e le stesse non siano state evocate in giudizio (e comunque avverso le offerte di talune di queste non sia stata proposta impugnazione), debba essere sempre rimessa al giudice la valutazione della concretezza dell’interesse dedotto con il ricorso principale da parte del concorrente destinatario di un ricorso incidentale escludente reputato fondato, utilizzando gli strumenti processuali posti a disposizione dell’ordinamento. La sentenza ritiene il sistema italiano in contrasto con il diritto europeo.

Nella sentenza si evidenzia che quando due offerenti presentano ricorsi intesi alla reciproca esclusione, «ciascuno di detti offerenti ha interesse a ottenere l’aggiudicazione di un determinato appalto. Infatti, da un lato, l’esclusione di un offerente può far sì che l’altro ottenga l’appalto direttamente nell’ambito della stessa procedura. Dall’altro lato, nell’ipotesi di un’esclusione di tutti gli offerenti e dell’avvio di una nuova procedura di aggiudicazione di appalto pubblico, ciascuno degli offerenti potrebbe parteciparvi e quindi ottenere indirettamente l’appalto».

Da ciò consegue che il ricorso incidentale dell’aggiudicatario non può comportare il rigetto del ricorso di un offerente escluso qualora la regolarità dell’offerta di ciascuno degli operatori venga contestata nell’ambito del medesimo procedimento. Ogni concorrente potrebbe far valere un legittimo interesse equivalente all’esclusione dell’offerta degli altri, che può portare alla constatazione dell’impossibilità, per l’amministrazione aggiudicatrice, di procedere alla scelta di un’ offerta regolare.”

 

Italia Oggi pag. 29 del 12/09/2019   – autore ANDREA MASCOLINI

 

 

 

 

 

11 Settembre 2019

NEWS | Codice dei contratti e Sblocca Cantieri: Il principio di rotazione nelle sentenze 2019 e 2018

 

“Con le modifiche introdotte dal cosiddetto decreto Sblocca Cantieri (decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 convertito dalla legge 14 giugno 2019, n. 55) all’articolo 36 del Codice dei contratti di cui al D.Lgs. n. 50/2016 sono cambiate in maniera significativa le norme relative ai “Contratti sottosoglia” ed, in particolare, quelle nelle quali occorre applicare il principio di rotazione.

Alle citate modifiche introdotte dallo Sblocca Cantieri non hanno, però, fatto seguito idonee modifiche alle Linee guida ANAC n. 4 relative, appunto, alle “Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici” (leggi articolo). Questo perché con le modifiche all’articolo 216, comma 27-octies del Codice dei contratti, l’ANAC non è più autorizzata a modificare le linee guida già pubblicate se non “ai soli fini dell’archiviazione” delle procedure di infrazione.

Ovviamente, anche se non espressamente previsto nelle citate linee guida n. 4, è ovvio che quanto disposto ai paragrafi 3.6 e 3.7 relativamente al principio di rotazione deve essere inteso come valido non soltanto per affidamenti di importo inferiore a 40.000 euro ma, anche, per affidamento di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000.

Il principio di rotazione ha notevoli sfaccettature relative al divieto di invito al gestore uscente, alle gare che richiedono una diversa qualificazione, allo scorrimento della graduatoria, alle ipotesi di non perfetta omogeneità tra prestazioni in affidamento e prestazioni espletate, alla legittimità dell’invito del gestore uscente nel caso di procedure ordinarie o aperte ed, ovviamente, alle indicazioni contenute nella legge e nelle linee guida ANAC n. 4 già citate si affiancano le sentenze di giustizia amministrativa tra le quali quelle qui di seguito indicate relative agli anni 2019 e 2018 (dalle più recenti alle più datate) riportate integralmente come allegati.

Sentenza Consiglio di Stato  12 giugno 2019, n. 3943 in cui è precisato che “Rileva quindi il fatto oggettivo del precedente affidamento in favore di un determinato operatore economico, non anche la circostanza che questo fosse scaturito da una procedura di tipo aperto o di altra natura: per l’effetto, ove la stazione appaltante intenda comunque procedere all’invito del precedente affidatario, dovrà puntualmente motivare tale decisione, facendo in particolare riferimento al numero (eventualmente) ridotto di operatori presenti sul mercato, al grado di soddisfazione maturato a conclusione del precedente rapporto contrattuale ovvero al peculiare oggetto ed alle caratteristiche del mercato di riferimento”;

Sentenza Consiglio di Stato, sez. III, 6 giugno 2019 n. 3831 in cui è precisato che “Il principio di rotazione si riferisce propriamente non solo agli affidamenti ma anche agli inviti, orientando le stazioni appaltanti nella fase di consultazione degli operatori economici da interpellare e da invitare per presentare le offerte ed assumendo quindi nelle procedure negoziate il valore di una sorta di contropartita al carattere “fiduciario” della scelta del contraente allo scopo di evitare che il carattere discrezionale della scelta si traduca in uno strumento di favoritismo”;

Sentenza TAR Catania, 4 giugno 2019 n. 1380 in cui è precisato che “Ma se tale è la ratio del principio, risulta evidente come allo stesso risulti estranea la fattispecie in cui l’operatore economico sia stato invitato a differenti gare, per le quali è stata richiesta una diversa qualificazione, così come nel caso in esame in cui l’impresa ricorrente - per come pacifico tra tutte le parti in giudizio - era stata invitata ad una precedente procedura negoziata per la quale era richiesto il possesso di una categoria diversa (OS28 invece che OG1) rispetto quella di cui alla gara per cui è causa. In tale situazione, non si rinviene alcuna giustificazione per estendere l’applicazione del principio di rotazione”;

Sentenza TAR Roma, 3 giugno 2019 n. 7062 in cui è precisato che “La violazione del principio di rotazione, ex art. 36 del d.lgs. n. 50/2016, nel caso di specie si sostanzia non nell’invito del precedente affidatario a prendere parte alla gara, ma nella omessa puntuale motivazione della decisione assunta che travolge conseguentemente anche la successiva aggiudicazione”;

Sentenza Consiglio di Stato, sez. V, 5 marzo 2019 n. 1524 in cui è precisato che “Il principio di rotazione, che per espressa previsione normativa deve orientare le stazioni appaltanti nella fase di consultazione degli operatori economici da invitare a presentare le offerte, trova fondamento nell’esigenza di evitare il consolidamento di rendite di posizione in capo al gestore uscente (la cui posizione di vantaggio deriva dalle informazioni acquisite durante il pregresso affidamento e non invece dalle modalità di affidamento, di tipo “aperto”, “ristretto” o “negoziato”), soprattutto nei mercati in cui il numero di operatori economici attivi non è elevato”;

Sentenza TAR Lecce, 2 ottobre 2018 n. 1412 in cui è precisato che “L’Amministrazione ha formalmente – e sostanzialmente – esperito una procedura ristretta in economia ex art. 36 del D.Lgs. 50/2016: invero, ha limitato, sin dalla prima fase della procedura, la possibilità di far pervenire la manifestazione di interesse a partecipare ai soli operatori che fossero iscritti al portale denominato “Acquisti in rete P.A.”. Di fatto, i non iscritti a detto portale non hanno potuto partecipare alla procedura in esame. Non si sono realizzati, dunque, i presupposti per la configurabilità della concorrenzialità pura, tutelata anche a livello comunitario”;

Sentenza TAR Napoli, 19 luglio 2018 n. 4794 in cui è precisato che “Del tutto insufficienti a giustificare un ulteriore affidamento diretto si rivelano i riferimenti contenuti nella determina impugnata ai “disagi” che la scelta di un diverso gestore determinerebbe, tenuto conto della conseguente necessità di implementazione dei dati su un software diverso da quello in uso e della nuova formazione del personale. In relazione a tali profili”;

Sentenza TAR Bologna, 20 giugno 2018 n. 519 in cui è precisato che “la rotazione non si applica laddove l’affidamento avvenga tramite procedure ordinarie o comunque aperte al mercato”;

Sentenza TAR Venezia, 28 maggio 2018 n. 583 in cui è precisato che “L’affidataria nel biennio precedente dello stesso servizio messo a gara, dovesse “saltare” quantomeno il primo affidamento successivo. Essa, pertanto, in applicazione del principio di rotazione, non avrebbe dovuto essere invitata alla procedura per cui è causa: ciò, tenuto anche conto del fatto che all’avviso pubblico hanno risposto ben 17 concorrenti e che, dopo un primo “screening” che aveva portato ad escluderne tre, alla vera e propria gara sono stati invitati n. 14 operatori economici; nel caso all’esame, perciò, non sussistevano i presupposti per invitare alla competizione la controinteressata, visto che, anche non considerando tale cooperativa, si sarebbero potuti invitare tredici concorrenti e, quindi, non vi era un numero limitato di operatori sul mercato”;

Sentenza TAR Cagliari, 22 maggio 2018 n. 493 in cui è precisato che “Il principio di rotazione non può essere trasformato in una non codificata causa di esclusione dalla partecipazione alle gare”;

Sentenza TAR Cagliari, 22 maggio 2018 n. 492 in cui è precisato che “Il Comune ha assunto una decisione contraddittoria rispetto alla propria scelta “a monte” di invitare alla gara il gestore uscente, ponendosi in contrasto con i criteri operativi dettati dalle Linee Guida A.N.A.C. che, come si è visto, consentivano di derogare al principio di rotazione degli inviti proprio per la necessità di raggiungere il numero minimo di offerte da sottoporre a selezione e per l’elevato grado di soddisfazione maturato in ordine alla pregressa gestione dell’uscente”;

Sentenza TAR Trieste, 21 maggio 2018 n. 166 in cui è precisato che “il richiamo al principio di rotazione richiede pur sempre che l’oggetto della procedura possieda le stesse caratteristiche in termini soggettivi, quantitativi e qualitativi, del servizio già assegnato al soggetto destinatario del provvedimento di esclusione, il quale potrebbe essere connotato come impresa uscente, solo in ragione di tali presupposti fattuali”;

Sentenza TAR Catanzaro, 14 maggio 2018 n. 1007 in cui è precisato che “La decisione di affidare un ulteriore incarico al ricorrente, secondo le convergenti indicazioni della giurisprudenza, del parere espresso dal Consiglio di Stato e dalla stessa ANAC, deve essere motivata, a differenza di quanto avvenuto nel caso di specie, in modo particolarmente efficace e persuasivo dando conto delle specifiche ragioni, ove sussistenti, legittimanti la - vistosa - deroga al principio di rotazione”;

Sentenza Consiglio di Stato, sez. V,  3 aprile 2018 n. 2079 in cui è precisato che “La procedura sotto soglia comunitaria con modalità negoziata, come prevista dall’art.36, comma 2, lett. b), d.lgs. n. 50-2016, soggiace al rispetto del cd. principio di rotazione”;

Sentenza TAR Milano, 9 febbraio 2018 n. 380 in cui è precisato che “Se è pur vero che l’art. 36, comma 2, lettera b), del Codice, prevede il rispetto, fra gli altri criteri, di un criterio “di rotazione degli inviti”, parimenti non sussiste un divieto assoluto di invito del gestore uscente, non assurgendo il principio di rotazione a regola inderogabile”;

Sentenza TAR Salerno, 6 febbraio 2018 n. 179 in cui è precisato che “per effetto del principio di rotazione l’impresa che in precedenza ha svolto un determinato servizio non ha più alcuna possibilità di vantare una legittima pretesa ad essere invitata ad una nuova procedura di gara per l’affidamento di un contratto pubblico di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, né di risultare aggiudicataria del relativo affidamento”.

Sentenza TAR Salerno, 6 febbraio 2018 n. 179 in cui è precisato che “per effetto del principio di rotazione l’impresa che in precedenza ha svolto un determinato servizio non ha più alcuna possibilità di vantare una legittima pretesa ad essere invitata ad una nuova procedura di gara per l’affidamento di un contratto pubblico di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, né di risultare aggiudicataria del relativo affidamento”.”

 

LavoriPubblici.it del 11/09/2019

 

 

 

 

 

5 Settembre 2019

NEWS | La clausola sociale negli appalti pubblici: nuovi chiarimenti dal Consiglio di Stato

 

“Per gli affidamenti di contratti ad alta intensità di manodopera, ovvero quelli nei quali il costo della manodopera è pari almeno al 50% dell’importo totale del contratto, l’art. 50 del D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) prevede la possibilità di inserire delle specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato.

Ma cosa significa? Che le stazioni appaltanti possono imporre la riassunzione del vecchio personale impiegato dal precedente contraente?

A rispondere a queste domande ci ha pensato la Sezione Sesta del Consiglio di Stato con la sentenza n. 5243 del 24 luglio 2019 con la quale ha accolto il ricorso presentato per la riforma di una decisione del giudice di primo grado che aveva rigettato la richiesta di annullamento di un bando in cui la stazione appaltante aveva previsto come criterio di aggiudicazione l’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV), precisando che per garantire la continuità l’offerta avrebbe dovuto prevedere la conferma e l’utilizzo di almeno il 50% degli operatori già operativi con il precedente contraente. Inoltre è stato previsto un criterio di valutazione delle offerte tale da premiare, in termini di punteggio (sino a un massimo di 25 punti sui 50 totali) il concorrente che si fosse impegnato a riassorbire il maggior numero del suddetto personale.

 

Come rilevato dal Consiglio di Stato, il combinato operare dell’obbligo di riassunzione e del menzionato criterio di valutazione delle offerte sarebbe tale da violare il divieto di imporre ai concorrenti l’assunzione di tutti i lavoratori impiegati dall’appaltatore uscente.

 

Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, clausola sociale ammessa dall’art. 50 del Codice dei contratti, deve essere interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, risultando altrimenti essa lesiva della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando ultroneamente la platea dei partecipanti, nonché atta a ledere la libertà d’impresa che sta a fondamento dell’autogoverno dei fattori di produzione e dell’autonomia di gestione propria dell’archetipo del contratto di appalto. Tale clausola deve essere interpretata in modo da non limitare la libertà di iniziativa economica e, comunque, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente.

 

L’obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell’appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve essere armonizzato e reso compatibile con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante. I lavoratori, che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali; la clausola non comporta invece alcun obbligo per l’impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata il totale del personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria.

 

Nel caso di specie è vero che il bando imponeva di riassumere, a pena di esclusione dalla gara, solo il 50% dei lavoratori impiegati dal precedente gestore del servizio, tuttavia, il contestuale operare di tale clausola e del criterio di valutazione dell’offerta tecnica volto a premiare la riassunzione del maggior numero dei detti lavoratori, con l’assegnazione di un punteggio addirittura pari alla metà (25 punti) di quello complessivamente attribuibile, al concorrente che si fosse impegnato a riassorbire tutto il restante 50% del personale in parola, produce effetti sostanzialmente analoghi a quelli di una clausola sociale di riassunzione pressoché totalitaria, con la conseguenza di condizionare in maniera significativa e oltremodo rilevante le scelte dell’imprenditore in ordine alle modalità più appropriate di allocazione dei fattori della produzione in base all’organizzazione d’impresa prescelta, imponendogli, così, un vincolo incompatibile con la libertà d’impresa, poiché idoneo a comprimere i valori di cui all’articolo 41, Cost. in modo eccessivo rispetto a quanto ragionevolmente esigibile nei confronti dell’operatore economico, il quale finirebbe per dover impropriamente assumere obblighi sostanzialmente riconducibili alle politiche attive del lavoro.

 

In definitiva la congiunta applicazione delle due prescrizioni di gara (cinquanta più cinquanta) produce sostanzialmente l’effetto di aggirare il divieto di prevedere clausole sociali che impongano l’integrale riassorbimento del personale utilizzato dall’appaltatore uscente.”

 

LavoriPubblici.it del 05/09/2019

 

 

 

 

 

 

3 Settembre 2019

NEWS | Non si può essere esclusi dalla gara d’appalto per un debito con il fisco non accora accertato

 

Con sentenza n. 758 del 16 agosto 2019, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana ha chiarito come - ai fini dell’esclusione dalle procedure ad evidenza pubblica per irregolarità fiscale degli operatori economici - rilevino solo ed esclusivamente i debiti fiscali ‘definitivamente accertati’.

 

Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 03/09/2019 - autore  GIANLUIGI DELLE CAVE

 

 

 

 

 

 

2 Settembre 2019

NEWS | È la stazione appaltante a decidere se la valutazione dell’anomalia compete al Rup o alla commissione

 

Il codice dei contratti non ha operato una scelta precisa circa il soggetto/organo competente alla verifica dell’anomalia dell’offerta. Ciò induce a ritenere che rimanga nella competenza della stazione appaltante individuare l’organo competente e questa è tenuta ad esplicitarlo nella legge speciale di gara. In questi termini si è espresso il Tar Liguria, con la sentenza n. 688/2019

 

Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 29/08/2019 – autore STEFANO USAI

 

 

 

 

29 Agosto 2019

NEWS | Sbarramento limitato

 

“La soglia di sbarramento, quando prevista dalla stazione appaltante per ammettere alla fase successiva della gara soltanto le offerte che hanno superato un determinato punteggio tecnico, deve operare soltanto sulle offerte non riparametrate. Lo ha stabilito il Tar Lazio con la sentenza n. 9781 del 22 luglio 2019 in merito al calcolo del punteggio per il raggiungimento della soglia tecnica di sbarramento dell’offerta tecnica.

La vicenda riguardava un affidamento di servizi di consulenza professionale e supporto specialistico nell’ambito delle funzioni di gestione, certificazione e controllo, per il quale era previsto il ricorso al criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, un concorrente proponeva ricorso per l’annullamento dell’aggiudicazione definitiva. La stazione appaltante aveva revocato il provvedimento di aggiudicazione in regione del fatto che il ricalcolo dell’offerta tecnica era avvenuto attraverso una riparametrazione dei punteggi tecnici da cui poi risultava il superamento della soglia di sbarramento in favore di altro raggruppamento concorrente.

Il Tar ha accolto il ricorso dell’aggiudicatario riconoscendo come erronea la determinazione della soglia di sbarramento dell’offerta tecnica calcolata con la riparametrazione del punteggio. Innanzitutto, hanno precisato i giudici, secondo la giurisprudenza, la riparametrazione delle offerte rientra nella facoltà delle stazioni appaltanti così come la previsione di una soglia di sbarramento e che tale facoltà può essere esercitata a condizione che sia prevista e disciplinata nel bando. I giudici hanno poi affermato che «univoca è la più recente giurisprudenza nel ritenere che la soglia di sbarramento, ove prevista, deve operare sulle offerte non riparametrate». In tutta evidenza, hanno aggiunto i giudici, dal momento che lo scopo della previsione della soglia è quello di assicurare un filtro di qualità, impedendo la prosecuzione della gara a quelle offerte che non raggiungano uno standard minimo corrispondente a quanto (discrezionalmente) prefissato dalla lex specialis, tale filtro va operato con riferimento ai valori «assoluti» delle offerte tecniche, ovvero al risultato derivante dall’applicazione dei punteggi come previsti dal metodo di gara in relazione ai singoli parametri, avendo questi ultimi un significato funzionale proprio».”

 

Italia Oggi

 

 

 

 

 

28 Agosto 2019

NEWS | Gare Telematiche: Soccorso Istruttorio, obbligo della PEC non sussiste

 

“Nel caso specifico, era stata disposta l’esclusione dalla gara d’appalto di entrambi i lotti della “Gara a procedura aperta ai sensi del D.Lgs. 50/2016 e s.m.i., per l’affidamento dei servizi di conduzione, manutenzione e presidio tecnico degli impianti tecnologici delle sedi Sogei, compresa la fornitura di apparecchiature impiantistiche”.

Il Consiglio di Stato ha deliberato sulla questione e, nello specifico sulla fattispecie delle gare telematiche e del soccorso istruttorio. L’obbligo della PEC o meno è stata una delle chiavi di interpretazione adottate.

 

Gare Telematiche: Soccorso Istruttorio e obbligo della PEC

I partecipanti a una gara pubblica sono, per loro natura, operatori professionali. E rispetto a questa categoria di soggetti, la trasmissione di note mediante l’inserimento in un’apposita area dedicata, nell’ambito del sistema informatico di gestione della procedura, deve ritenersi una modalità di comunicazione del tutto adeguata e idonea a consentire la piena e tempestiva conoscenza degli atti da parte del concorrente.

Contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, si rileva una dichiarazione omessa dall’operatore, non assorbita dalla compilazione della domanda di partecipazione alla gara.

È stato, invece, redatto il modello della domanda di partecipazione alla gara.

Le due dichiarazioni erano, pertanto, entrambe necessarie, perché avevano un diverso oggetto. Conseguentemente, la mancata integrazione della dichiarazione richiesta dal DGUE, entro il termine perentorio a tal fine assegnato dalla stazione appaltante, è stata correttamente posta alla base del provvedimento di esclusione.

Tuttavia da nessuna delle disposizioni invocate dalla ricorrente risulta evincibile un obbligo della stazione appaltante di inviare necessariamente mediante PEC una comunicazione volta a esercitare il soccorso istruttorio nei confronti del concorrente. Dovendo reputarsi sufficiente, a questo fine, l’inserimento della predetta nota nel c.d. cruscotto del sistema informatico deputato alla gestione della gara.

A prescindere dal fatto che l’operatore abbia o non abbia avuto conoscenza effettiva della nota di esercizio del soccorso istruttorio, l’atto doveva comunque reputarsi da lui conoscibile a ogni effetto sin dalla data di inserimento nel sistema.

L’operatore professionale è, infatti, certamente in grado di monitorare il sistema, al fine di prendere conoscenza delle comunicazioni ivi inserite. In definitiva, alla luce di quanto sin qui esposto, il ricorso deve essere respinto.”

 

lentepubblica.it

 

 

 

 

 

 

 

27 Agosto 2019

NEWS | Procedura aperta quasi 2 anni Servono fino a 642 giorni per aggiudicare un appalto

 

“Le centrali di committenza regionale impiegano da 120 a 642 giorni per aggiudicare un appalto con la procedura aperta; da 30 a 210 con la procedura negoziata; si colloca al 31,5% il ribasso medio di aggiudicazione; fra le più virtuose quelle di Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Sono questi gli elementi che si possono trarre, rispetto al funzionamento delle centrali di committenza regionali, dalla lettura della relazione dell’Anac presentata a Governo e Parlamento nel mese di giugno.

I dati dell’Autorità anticorruzione derivano da una indagine conoscitiva svolta nel 2018 sui soggetti aggregatori regionali con la finalità di implementare ed applicare il set indicatori di efficienza, efficacia ed economicità In particolare l’Anac ha guardato a una serie di parametri quali: il costo per risorsa (rapporto tra costo della struttura e il numero degli addetti alla struttura); costo per gara (rapporto tra il costo degli addetti della struttura e il numero delle gare); incidenza del costo della struttura in termini di costo del personale sull’importo delle gare bandite; durata media delle gare del 2017; indice di aggressività del mercato nazionale; indice di aggressività del mercato regionale; ribasso medio di aggiudicazione. La non omogeneità dei dati raccolti mediante specifiche richieste dai soggetti aggregatori regionali non ha permesso di redigere una mappatura omogenea della loro attività contrattuale, ma ha permesso di ottenere un primo quadro conoscitivo significativo rivelante un variegato grado di efficienza ed economicità dei vari soggetti. In particolare l’analisi effettuata dall’Autorità nazionale anticorruzione ha evidenziato come la domanda espressa dal mercato nazionale dei servizi e forniture, compresi nelle categorie merceologiche individuate nel dpcm 24 dicembre 2015, è stato coperto per quasi il 90% dai soggetti aggregatori regionali. Dal punto di vista della aggregazione della domanda, in termini di valore economico delle procedure di gara bandite su tutto il territorio nazionale da parte dei Soggetti aggregatori, si può notare un diversificato grado raggiunto con differenze rilevanti, verosimilmente legate sia alle caratteristiche del territorio sia alle diverse caratteristiche organizzative, evidenziando una forte correlazione fra performance dell’organizzazione della struttura ed i risultati raggiunti. Ciò è stato rilevato in particolare nelle strutture organizzative già operative da numerosi anni quali quelle presenti in Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna.

Dai dati elaborati sono individuabili forti criticità con riferimento alla durata media delle procedure di gara; il tempo medio per l’espletamento di procedure aperte oscilla da un massimo di 642 giorni ad un minimo di 120 giorni, mentre per le procedure negoziate, la forbice si pone tra un massimo di 210 giorni ed un minimo di 30 giorni.

Dal punto di vista delle economie di scala raggiunte, l’Anac segnala come per il complesso dei soggetti aggregatori regionali, a fronte dell’importo complessivo a base d’asta di quasi 26 miliardi per le gare bandite ed aggiudicate il corrispondente valore di aggiudicazione è stato pari a circa 19 miliardi con una percentuale media di ribasso ottenuto pari al 31,57%.

L’utilizzo del set di indicatori definito ha consentito la valutazione della performance raggiunta anche nell’ambito di gare pubbliche aventi per oggetto categorie merceologiche non comprese in quelle del dpcm del 24 dicembre 2015, ma sull’attività contrattuale e gestionale in generale.”

 

Italia Oggi

 

 

 

 

 

 

26 Agosto 2019

NEWS | Requisiti tecnici rigorosi ma non discriminanti

 

“I bandi di gara possono prevedere requisiti di capacità tecnica anche particolarmente rigorosi, purché non siano discriminanti e abnormi rispetto alle regole proprie del settore; ciò rientra nella discrezionalità della pubblica amministrazione. È quanto ha ribadito l’Autorità nazionale anticorruzione con la delibera 10 luglio 2019 n. 563 che si è pronunciata su una istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 211, comma 1 del codice appalti relativamente ad procedura aperta per l’affidamento in concessione da parte di un comune toscano, con la formula della finanza di progetto, del servizio di gestione dei cimiteri comunali con lavori accessori di ristrutturazione e riqualificazione di alcune aree. Era stata eccepita sia la presunta genericità della legge di gara, in ragione della mancata determinazione dell’importo dell’appalto e in assenza di una puntuale ricognizione delle lavorazioni da effettuare sugli impianti di illuminazione elettrica e dell’esposizione dei costi previsti, sia il fatto che i requisiti di partecipazione richiesti dalla stazione appaltante fossero sproporzionati rispetto all’oggetto dell’affidamento;

L’Anac, per decidere in ordine alla sproporzione dei requisiti, richiama quanto affermato dalla giurisprudenza amministrativa, secondo cui la corretta determinazione del valore del contratto concessorio non solo rileva ai fini della disciplina applicabile, ma serve ad assicurare non solo che i requisiti richiesti ai concorrenti siano proporzionati rispetto al valore e all’oggetto dell’affidamento ma anche che consentano agli operatori economici la possibilità di formulare un’offerta economica più consapevole. Si tratta di scelta di competenza dell’amministrazione, «che deve effettuarla secondo i criteri normativi previsti e nel rispetto dei criteri ermeneutici elaborati dalla giurisprudenza e che l’Autorità non possa, pertanto, sostituirsi a essa nella definizione del valore contrattuale». Per l’Autorità quindi, secondo costante e pacifica giurisprudenza, i bandi di gara possono prevedere requisiti di capacità tecnica anche particolarmente rigorosi, purché non siano discriminanti e abnormi rispetto alle regole proprie del settore, giacché rientra nella discrezionalità dell’Amministrazione aggiudicatrice di fissare requisiti di partecipazione ad una singola gara anche superiori a quelli previsti dalla legge.

Nel caso di specie, con riferimento ai requisiti di partecipazione oggetto di odierna contestazione, la stazione appaltante ha richiesto la «realizzazione negli ultimi tre anni dei seguenti servizi di punta: attività di cremazione con una media di almeno 1.000 operazioni annue; attività di illuminazione votiva per un comune con almeno 10 mila lampade». Si tratta di requisiti che però l’Anac giudica non coerenti e proporzionati al dato oggettivo stimato e certo di cremazioni nell’ultimo triennio, anche tenuto conto che per il servizio specifico richiesto non può essere sufficiente il solo rinvio al potenziale utilizzo dell’impianto di cremazione in base a un funzionamento di cinque giorni la settimana. Da questo dato deriva che l’operato della stazione appaltante non risulta conforme alla normativa di settore.”

Italia Oggi

 

 

 

 

 

 

19 Agosto 2019

NEWS | Acquisti in Rete PA: il rapporto sostenibilità CONSIP

 

“Acquisti in Rete PA: il rapporto sostenibilità CONSIP è stato elaborato tenendo conto del contributo ai 17 Sustainable Development Goals dell’Agenda ONU 2030. Ed ha ricevuto l’attestazione del Global Reporting Index.

Oltre 12 miliardi di euro di acquisti – di cui 5 miliardi con contenuto “sostenibile” – sugli strumenti di e-procurement Consip, con vantaggi in termini di risparmio, efficienza, semplificazione e rapidità delle procedure, e questo è il dato principale che emerge dal Rapporto di sostenibilità Consip 2018, che evidenzia anche: in primo luogo più di 700mila contratti dematerializzati attraverso la piattaforma elettronica. Pari a 566 milioni di pagine non stampate e oltre 4.600 tonnellate di CO2 non immesse nell’ambiente inoltre ci siano oltre 800mila TEP (Tonnellate Equivalenti Petrolio), pari a 2 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate per interventi di efficientamento energetico negli ultimi 10 anni oltretutto ci sono oltre 100mila imprese abilitate agli strumenti di e-procurement. Di cui il 99% Micro, Piccole e Medie Imprese che hanno realizzato un fatturato per quasi 4 miliardi di euro (Mepa) e infine un tasso di soddisfazione sull’utilizzo degli strumenti di oltre il 90% per le amministrazioni e di oltre l’80% per le imprese.

 

Acquisti in Rete PA: rapporto sostenibilità CONSIP

Affiancando il Bilancio economico-finanziario, il Rapporto racconta l’identità, il modo di lavorare, i risultati e le sfide dell’azienda, dando conto degli effetti sociali, ambientali ed economici generati da iniziative e progetti. Quattro gli ambiti in cui sono forniti indicatori numerici e fattuali:

  • la creazione di valore per il Paese, tramite la riqualificazione della spesa, la capacità di innovare, l’attenzione agli aspetti sostenibili e il contributo all’economia circolare
  • in secondo luogo, la capacità di ascolto dei principali interlocutori, pubbliche amministrazioni, imprese e tutti i soggetti istituzionali coinvolti
  • inoltre, il rispetto delle regole e il continuo perfezionamento del modello di governance, controllo e sicurezza, per assicurare etica e integrità di comportamenti e attività
  • la centralità delle persone che con competenza, professionalità, esperienza e responsabilità rappresentano la chiave del successo aziendale.

Il Rapporto, elaborato tenendo conto del contributo ai 17 Sustainable Development Goals dell’Agenda ONU 2030, ha ricevuto l’attestazione del Global Reporting Index (standard internazionale per la rendicontazione sostenibile).

Commenta Cristiano Cannarsa, Amministratore Delegato di Consip: “Consip, Centrale di committenza nazionale per la PA, con questo secondo Rapporto vuole evidenziare sempre di più l’attenzione che attribuisce ai temi della sostenibilità negli acquisti della PA. Sostenibilità, Innovazione e ricerca dovranno rappresentare valori e parametri fondamentali. Da utilizzare nella selezione delle migliori offerte nelle gare pubbliche, valorizzando adeguatamente gli investimenti di amministrazioni e imprese”.”

 

lentepubblica.it

 

 

 

 

 

12 Agosto 2019

NEWS | Arriva AINOP: il nuovo Archivio informatico nazionale Opere pubbliche

 

“Nasce AINOP, l’Archivio informatico nazionale delle opere pubbliche. Il progetto vedrà la luce grazie all’intesa sullo schema di decreto raggiunta tra Conferenza Unificata e MIT. L’Archivio Informatico delle Opere Pubbliche (AINOP) è basato sulla interoperabilità delle varie amministrazioni che detengono e gestiscono i dati riferiti ad un O.P. e all’esecuzione dei lavori sulla stessa. In base ai dati forniti, AINOP genera un codice identificativo della singola opera (Iop) che racconta tutto di essa.

 

Il nuovo Archivio informatico nazionale Opere pubbliche

Si tratta del primo archivio interattivo e interoperabile, nato grazie a una norma del decreto Genova, che permetterà di essere costantemente informati, in tempo reale, sullo stato di salute delle infrastrutture italiane, così da vigilarne efficacemente la sicurezza tramite una tempestiva manutenzione. A inizio anno era stata sviluppata la versione beta. Il dm del Mit, su cui è stata raggiunta oggi l’intesa con gli enti locali, definisce le modalità con cui Ainop dovrà essere alimentata con i dati sulle infrastrutture di competenza da parte di

  • Regioni
  • Province autonome di Trento e di Bolzano
  • Enti locali
  • Anas
  • Rete Ferroviaria Italiana Spa, società di gestione di concessioni autostradali e aeroportuali, concessionari di derivazione
  • Provveditorati interregionali alle opere pubbliche
  • Ente Nazionale per l’Aviazione Civile
  • Autorità di sistema portuale e logistico
  • Agenzia del demanio e i soggetti che a qualsiasi titolo gestiscono o detengono dati relativi ad opere pubbliche.

 

Le altre novità del Decreto

Il dm, tra le altre cose, prevede l’istituzione di un tavolo tecnico permanente presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal Direttore Generale per i sistemi informativi e statistici del medesimo dicastero. Che dovrà in particolare avviare una sperimentazione delle modalità tecniche di alimentazione dell’Ainop finalizzata a verificare gli effetti in termini organizzativi, gestionali e finanziari; supportare l’attività di ricognizione di tutte le banche dati relative al patrimonio pubblico gestite a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale.

Inoltre lo stesso decreto dovrà integrare e dettagliare le procedure organizzative e tecniche per lo scambio dei dati necessari all’alimentazione di Ainop, nonché coordinare i soggetti conferenti nelle fasi di:

  • analisi dei dati,
  • in seguito della raccolta e organizzazione degli stessi, conseguentemente dell’implementazione dei servizi di cooperazione applicativa per il conferimento dei dati, e infine monitorare il corretto conferimento dei dati ai fini della costante alimentazione dell’Ainop.

E, ancora, il tavolo tecnico al Mit dovrà coordinare la raccolta dei dati, e successivamente fornire indicazioni tecniche e operative e valutazioni di competenza ai fini della redazione di linee guida, da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici, tese alla definizione dei criteri per il monitoraggio, l’analisi e la classificazione del rischio dei manufatti esistenti, nonché tenendo conto dei carichi transitanti ordinari ed eccezionali, alle criticità idrogeologiche del sito di costruzione e alla pericolosità sismica locale.

Questo fornendo raccomandazioni ai fini della definizione dei piani e dei programmi di controllo. E anche la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere pubbliche e il monitoraggio dinamico delle stesse.

Infine dovrà definire un piano nazionale, a breve e medio termine, per il monitoraggio delle opere pubbliche con l’uso di tecnologie innovative, anche attraverso sistemi di Structural Health Monitoring (SHM).”

 

Fonte: MIT - Ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti

 

 

 

 

 

 

8 Agosto 2019

NEWS | Sblocca Cantieri 2019, i Contratti Pubblici come cambiano?

 

“Sblocca Cantieri 2019, i Contratti Pubblici e le novità sugli appalti: IFEL (ANCI) mette a disposizione un documento relativo alla materia, frutto di un recente webinar. Pubblicate da IFEL (ANCI) le slide sullo Sblocca Cantieri 2019relative a un recente webinar dedicato alle novità in materia di Contratti Pubblici e Appalti.

Sblocca Cantieri 2019 e Contratti Pubblici

Ad esempio, l’art. 1 del DL (oggi recante «Modifiche al codice dei contratti pubblici e sospensione sperimentale dell’efficacia di disposizioni in materia di appalti pubblici e in materia di economia circolare») è stato oggetto di una integrale riscrittura e, in particolare, prevede:

  • la sospensione temporanea (fino al dicembre 2020) di alcune disposizioni
  • che il DL aveva eliminato
  • l’introduzione di prescrizioni con applicazione limitata temporalmente
  • la modifica di alcune disposizioni del d.lgs. n. 50/2016

Inoltre si è verificata la sospensione dell’«Articolo 37, comma 4, per i comuni non capoluogo di provincia, quanto all’obbligo di avvalersi delle modalità ivi indicate»:

il DL aveva modificato l’art. 37 del d.lgs. n. 50/2016 sulla aggregazione e centralizzazione delle committenze prevendo la facoltà, in luogo dell’obbligo, per i Comuni non capoluogo di provincia di procedere tramite centrali di committenza, unioni di comuni o stazioni uniche appaltanti (art. 37 comma 4).

Con la legge di conversione, l’art. 37 riassume il suo contenuto originario ma l’obbligo viene sospeso fino al 31 dicembre 2020.

 

Affidamenti sotto soglia

Infine, in materia di affidamenti sotto soglia, la legge di conversione interviene nuovamente sull’art. 36 del CCP introducendo modifiche che incidono anche sugli affidamenti di servizi e forniture.

Letteralmente, all’art. 36 comma 1 lett. b):

“per affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro per i lavori, o alle soglie di cui all’articolo 35 per le forniture e i servizi, mediante affidamento diretto previa valutazione di tre preventivi, ove esistenti, per i lavori, e, per i servizi e le forniture, di almeno cinque operatori economici individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti.

I lavori possono essere eseguiti anche in amministrazione diretta. Fatto salvo l’acquisto e il noleggio di mezzi, per i quali si applica comunque la procedura di cui al periodo precedente.

L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene l’indicazione anche dei soggetti invitati.”

 

Ulteriori chiarimenti

In luogo della procedura negoziata, la norma reca ora il riferimento all’affidamento diretto previa valutazione di preventivi.

Si pone il tema di quali siano, sotto il profilo operativo, le differenze tra la procedura negoziata previa consultazione di più operatori economici e l’affidamento diretto previa valutazione di più preventivi:

per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro > procedura negoziata senza bando (art. 63 del CCP) previa consultazione, ove esistenti, di almeno dieci operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici;

per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a 1.000.000 di euro, mediante la procedura negoziata senza bando (art. 63 del CCP) previa consultazione, ove esistenti, di almeno quindici operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici;

per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 1.000.000 di euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35, mediante ricorso alla procedura aperta (art. 60 del CCP), fatto salvo quanto previsto dall’articolo 97, comma 8.”

 

lentepubblica.it

 

 

 

 

 

6 Agosto 2019

NEWS | APPALTI PUBBLICI: “LE CATEGORIE DI SERVIZI A MAGGIOR IMPATTO NEL 2018”

 

Dall’ultima relazione ANAC, si evince che nel 2018 il valore complessivo degli appalti pubblici di importo pari o superiore a 40.000 euro, si è attestato attorno ai 139,5 miliardi di euro.  Ciò evidenzia un incremento del 5,3% rispetto al 2017 ed un importante aumento (38,7%) rispetto alla flessione negativa avutasi nel 2016 per l’entrata in vigore del nuovo codice. Nel grafico viene fornito un dettaglio delle prime 10 tipologie di servizi che, a livello di importo, hanno avuto maggiore impatto nel 2018. Si evince che i tre servizi per cui si spende di più sono quelli relativi ai rifiuti urbani, assistenza sociale (categorie in diminuzione rispetto al 2017) e consulenza ICT (in aumento rispetto al 2017). Nel quadro complessivo pesano più i settori ordinari che assorbono l’84,0% del numero delle procedure e circa il 66,9% dell’importo complessivo della domanda. Tuttavia nel 2018, rispetto agli anni precedenti, si registra a livello di importo un cospicuo aumento nei settori speciali. Ciò è dovuto ad alcune procedure di affidamento sia nel settore dei lavori, per quasi 3,0 miliardi di euro, relativi a realizzazione di linee ferroviarie ad alta velocità, sia nel settore dei servizi, per quasi 3,9 miliardi di euro, relativi a servizi ferroviari o di trasporto su gomma.

 

Fonte: ANAC

 

 

 

 

 

 

NEWS | Il Duvri, gli oneri per la sicurezza e il costo della manodopera

 

Nel prezzo complessivo offerto da parte dell’aggiudicatario, ‘a valle’ della procedura di gara, dovranno intendersi compresi tutti gli utili e le spese per la fornitura dei prodotti eventualmente necessari, della manodopera e dei relativi contributi, comprese le assicurazioni di ogni genere e specie nonché le spese generali e quant’altro occorrente per eseguire la prestazione contrattuale nei modi stabiliti e a regola d’ arte.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) ILENIA FILIPPETTI

 

 

 

 

 

 

2 Agosto 2019

 

NEWS | Certificazioni antimafia rilasciate entro 30 giorni

 

“Al via la semplificazione delle certificazioni antimafia, rilasciabile entro 30 giorni; due fasi: prima la liberatoria provvisoria (anche per imprese non censite) poi l’emissione del provvedimento.

Sono questi alcuni degli elementi contenuti nel decreto del ministero dell’interno del 15 luglio 2019 recante «Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’ accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 176 del 29 luglio 2019. Il provvedimento attua l’art. 4-ter comma 9, del decreto-legge n. 32 (Sblocca cantieri) convertito dalla legge 55/2019 e individua per la cosiddetta «emergenza Gran Sasso» le speciali misure amministrative di semplificazione per il rilascio della documentazione antimafia, anche in deroga alle relative norme. Il primo articolo si occupa della messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, il commissario straordinario opera in deroga alle disposizioni di legge in materia di contrattili lavori, servizi e forniture e, fatto salvo il rispetto dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea, ai fini della prevenzione dell’infiltrazione della criminalità organizzata nella realizzazione degli interventi stabilisce che il prefetto dell’Aquila provveda, in deroga, con competenza funzionale ed esclusiva, ad eseguire le verifiche finalizzate al rilascio della documentazione antimafia di cui agli articoli 84 e seguenti del Codice antimafia in favore degli operatori economici interessati parti contrattuali degli affidamenti. Il prefetto potrà anche esercitare in via esclusiva anche i poteri di accesso e accertamento previsti dall’art. 93 del codice antimafia. Nel provvedimento si prevede anche che per gli operatori economici iscritti in uno degli elenchi tenuti dalle prefetture-uffici territoriali del governo, oppure nell’anagrafe antimafia degli esecutori l’iscrizione «tiene luogo delle verifiche di cui al Codice antimafia». Sarà poi il commissario straordinario a comunicare al prefetto la conclusione o l’approvazione del contratto avvenuta durante il periodo di validità dell’iscrizione. Altra norma di interesse è contenuta all’articolo 3 del decreto dove si stabilisce che, in deroga a quanto previsto dall’art. 88 del Codice antimafia e dal Dpcm 193/2014, «il rilascio della comunicazione antimafia è immediatamente conseguente alla consultazione della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia (di seguito, Bdna) anche quando l’ accertamento è eseguito per un soggetto che risulti non censito». Si disciplina, inoltre, il rilascio dell’informazione antimafia articolata in due fasi: prima l’ emissione di una «liberatoria provvisoria», poi l’emissione del provvedimento conclusivo del procedimento. Con la prima si possono stipulare i contratti; se poi, all’esito delle verifiche sul soggetto non censito, dovessero emergere risultanze negative si verifica l’ attualità dell’iscrizione e si accertano i tentativi di infiltrazione mafiosa. Entro i 30 giorni successivi sarà il prefetto a emettere l’ informazione liberatoria (se non sono confermate le iscrizioni o i tentativi).”

 

A cura di Italia Oggi del 02/08/2019

 

 

 

 

 

 

1 Agosto 2019

 

NEWS | Cause da esclusione e condanne per reati estinti: nuove indicazioni dal Consiglio di Stato

 

“In sede di gara pubblica, l’operatore economico non è tenuto a dichiarare l’esistenza di condanne penali afferenti a reati dichiarati estinti e ciò in quanto si tratta di condanne che, comunque, la stazione appaltante non potrebbe prendere in considerazione ai fini della comminatoria della esclusione dalla gara. Lo ha chiarito la Sezione Prima del Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise con la sentenza n. 259/2019 con la quale ha accolto il ricorso presentato per l’annullamento del provvedimento di revoca del decreto di aggiudicazione della procedura di affidamento negoziata di un servizio di fornitura. In particolare, l’aggiudicazione era stata revocata perché secondo la stazione appaltante l’operatore non aveva indicato dei reati che erano stati dichiarati estinti.”

 

A cura di Redazione LavoriPubblici.it del 01/08/2019

 

 

 

22 Luglio 2019

 

NEWS | Iscrizione MEPA come fornitore PA: una guida agli step per le Imprese “Iscrizione MEPA fornitore PA: la guida

 

In primo luogo, per accedere alla registrazione base c’è un apposito link in alto a sinistra visibile da tutte le pagine del portale. E infatti, cliccandoci sopra, si arriva a una pagina che consente di effettuare o la registrazione o l’abilitazione. In seguito il processo di iscrizione è composto da 2 fasi distinte e successive: Registrazione Base e Abilitazione.

 

Registrazione base

Successivamente, nel modulo della Registrazione base, si devono inserire solo alcune informazioni personali e selezionare l’Impresa di appartenenza e al termine della Registrazione base:

 

  • otterrai codice utente e password per
  • potrai passare alla fase successiva (Abilitazione)
  • accedere al tuo Cruscotto
  • riceverai la Newsletter Acquisti in Rete

 

Profili utenti

Conseguentemente, i profili degli utenti che possono operare per una o più imprese sul portale www.acquistinretepa.it sono: Legale Rappresentante: è il soggetto dotato dei necessari poteri per richiedere la registrazione e l’abilitazione sulla piattaforma e procedere in nome e per conto dell’impresa. Operatore Delegato: è il soggetto autorizzato dal Legale Rappresentante dell’impresa allo svolgimento di una serie di attività operative in nome e per conto dell’impresa, come predisporre le domande di partecipazione alle gare e gestire gli ordini diretti e il catalogo.

 

Abilitazione

Per inciso, ciascuna persona fisica che intende accedere e utilizzare il Sistema di e-Procurement in nome e per conto della propria impresa è tenuta preventivamente a registrarsi al fine di ottenere l’account (nome utente e password) e poi procedere con l’abilitazione necessaria per operare nel sistema. Dunque il Legale Rappresentante deve essere dotato di tutti i poteri necessari per compiere le attività che possono essere svolte sul Sistema. Se sei una impresa, puoi: abilitarti come Legale rappresentante partecipare a un’iniziativa di tuo interesse dalla vetrina dei bandi definendo il tuo ruolo (Legale rappresentante o Operatore delegato) all’interno della procedura. Se sei il Legale rappresentante e vuoi avviare la procedura di abilitazione, verifica di essere in possesso di:

 

Firma digitale

Una casella di posta elettronica certificata. Anche un personal computer collegato ad internet e dotato di un browser compatibile (Microsoft Internet Explorer 10 o superiore, Microsoft Edge, Mozilla Firefox 10 o superiore, Google Chrome 41.0.2272 o superiore)

Un programma software per la conversione in formato pdf dei file che compongono l’offerta Abilitazione: soggetti ammessi

Sono ammessi a richiedere l’abilitazione al Mercato Elettronico tutti gli operatori economici che possono partecipare alle procedure di affidamento dei contratti pubblici, ai sensi del nuovo  e della normativa comunitaria in materia, di seguito l’elenco degli operatori economici ammessi:

 

Singolo operatore economico (D.Lgs. n. 50/2016, art.45, comma 2, lett.a);

Consorzio stabile (D.Lgs. n. 50/2016, art.45, comma 2, lett.c);

Consorzio fra società cooperative di produzione e lavoro/Consorzio fra imprese artigiane (D.Lgs. n. 50/2016, art.45, comma 2, lett.b);

Consorzio stabile partecipante con la propria struttura d’impresa(D.Lgs. n. 50/2016, art.45, comma 2, lett.c);

Consorzio fra società cooperative di produzione e lavoro/Consorzio fra imprese artigiane partecipante con la propria struttura d’impresa(D.Lgs. n. 50/2016, art.45, comma 2, lett.b);

Rete di imprese con soggettività giuridica

Rete di imprese con soggettività giuridica operante con propria organizzazione d’impresa

Abilitazione: procedura

I passi in cui è articolata la procedura sono i seguenti e dovrai completarli tutti per completare la domanda da inviare a sistema:

Forma di partecipazione: in cui devi indicare la forma di partecipazione con cui intendi richiedere l’ammissione al bando del Mercato elettronico

Scelta Categorie, aree di consegna e inserimento a catalogo: in cui devi scegliere la categoria merceologica d’interesse, le aree di consegna dei prodotti/servizi, le aree merceologiche di interesse e inserire il catalogo

Gestione utenti: in cui puoi gestire gli utenti che possono prendere parte alla procedura di ammissione e definire le relative autorizzazioni

Dati dell’azienda e dichiarazioni necessarie: in cui devi fornire informazioni relative alla tua azienda e rilasciare le dichiarazioni richieste;

Amministrazioni dell’impresa e assetti societari: in cui devi fornire informazioni relative al Legale Rappresentante, agli Amministratori e indicare le Quote societarie dell’impresa.

Documento di Partecipazione ed eventuali allegati: in cui devi allegare i documenti da inviare a Consip;

Conferma e Invio: in cui accedi al riepilogo dei dati e procedi all’invio della domanda.

Ricerca dei bandi

Per concludere, in maniera sintetica, i bandi del mercato elettronico relativi a Beni e Servizi sono organizzati in categorie di abilitazione a cui ci si può abilitare per soddisfare ogni possibile esigenza di acquisto sotto soglia delle Pubbliche

Amministrazioni.

Infatti, prima di procedere, occorre scaricare e prendere visione della documentazione a corredo del Bando e della categoria di rifermento d’interesse.

Ed in conclusione la procedura di abilitazione deve essere effettuata dal Legale rappresentante dell’impresa.”

 

lentepubblica.it

 

 

 

 

 

 

18 Luglio 2019

 

NEWS | Appalti Telematici, seduta pubblica per apertura plichi?

 

“Il TAR di Campobasso, con la Sentenza del 10.07.2019 n. 239, si è pronunciato sugli Appalti Telematici e sulla seduta pubblica per l’apertura dei plichi. Ecco cosa è stato stabilito.

Nel caso specifico la società ricorrente ha agito dinanzi al TAR Campobasso per l’annullamento della determinazione dirigenziale con cui un Comune ha aggiudicato la procedura negoziata avente ad oggetto l’affidamento dell’appalto per la “Realizzazione impianti fotovoltaici su strutture comunali efficientamento energetico della Pubblica illuminazione“.

La ricorrente ha denunciato l’illegittimità della procedura perché a suo avviso le operazioni di apertura dei plichi si sono tenute “ad un orario diverso rispetto a quello della convocazione”. Appalti Telematici, seduta pubblica per apertura plichi? Il TAR di Campobasso giudica il motivo di denuncia infondato. Questo perché la garanzia della integrità delle offerte è insita nella stessa procedura informatica, indipendentemente dalla presenza o meno del pubblico. Anche quando fosse prevista una distinta fase pubblica destinata all’apertura delle offerte, l’eventuale omissione sarebbe comunque irrilevante. Dato che la gestione telematica della gara, ai sensi dell’art.40 del D. Lgs. 50/2016, offre il vantaggio di una maggiore sicurezza nella conservazione dell’integrità delle offerte. In quanto permette automaticamente l’apertura delle buste in esito alla conclusione della fase precedente. E garantisce l’immodificabilità delle stesse, nonché la tracciabilità di ogni operazione compiuta.

Inoltre, nessuno degli addetti alla gestione della gara può accedere ai documenti dei partecipanti, fino alla data e all’ora di seduta della gara, specificata in fase di creazione della procedura.”

 

A cura di redazione lentepubblica.it del 18/07/2019

 

 

 

 

16 Luglio 2019

 

NEWS | Offerta troppo bassa, arrivano i chiarimenti del Mit per il calcolo della soglia di anomalia

 

“Le stazioni appaltanti devono rilevare le offerte anormalmente basse nelle gare con il minor prezzo applicando le due nuove formule introdotte nel codice dei contratti pubblici dalla legge 55/2019, potendo ora contare su un’ interpretazione risolutiva del Mit sulla maggiore criticità operativa.

Le sequenze di calcolo Le amministrazioni devono applicare le sequenze di calcolo definite dai nuovi commi 2 e 2-bis dell’articolo 97 del Dlgs 50/2016, avendo ora un quadro certo, grazie a un parere del Ministero delle infrastrutture sull’applicazione di una formula decrementale che aveva determinato interpretazioni contrastanti. Le due disposizioni prevedono un sistema di calcolo per la rilevazione delle offerte anormalmente basso differenziato, a seconda che alla gara siano ammesse offerte in numero pari o superiore a quindici (comma 2) oppure in numero inferiore a tale soglia (comma 2-bis). I due percorsi non devono invece essere effettuati quando alla gara siano ammesse offerte in numero inferiore a cinque.

 

In entrambe i casi la stazione appaltante deve applicare un algoritmo dettagliatamente descritto dalle nuove norme, che per le gare con più di quindici offerte conduce al calcolo di una soglia-base e al decremento della stessa , mentre nelle gare con meno di quindici offerte porta alla determinazione di una soglia che può essere assoggettata a due metodologie di calcolo correttivo, qualora il rapporto che la definisce sia inferiore o superiore a un certo indicatore. L’ individuazione delle offerte anormalmente basse a seguito dell’applicazione dei due sistemi di calcolo comporta l’ applicazione del meccanismo di esclusione automatica regolato dal comma 8 dello stesso articolo 97 del Dlgs 50/2016, a condizione, tuttavia, che l’ appalto sia di valore inferiore alle soglie Ue e non sia stato qualificato dalla stazione appaltante come di rilevanza transfrontaliera nonché che il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a dieci. “Il TAR di Campobasso, con la Sentenza del 10.07.2019 n. 239, si è pronunciato sugli Appalti Telematici e sulla seduta pubblica per l’apertura dei plichi. Ecco cosa è stato stabilito.

Nel caso specifico la società ricorrente ha agito dinanzi al TAR Campobasso per l’annullamento della determinazione dirigenziale con cui un Comune ha aggiudicato la procedura negoziata avente ad oggetto l’affidamento dell’appalto per la “Realizzazione impianti fotovoltaici su strutture comunali efficientamento energetico della Pubblica illuminazione“.

La ricorrente ha denunciato l’illegittimità della procedura perché a suo avviso le operazioni di apertura dei plichi si sono tenute “ad un orario diverso rispetto a quello della convocazione”. Appalti Telematici, seduta pubblica per apertura plichi?

Il TAR di Campobasso giudica il motivo di denuncia infondato. Questo perché la garanzia della integrità delle offerte è insita nella stessa procedura informatica, indipendentemente dalla presenza o meno del pubblico. Anche quando fosse prevista una distinta fase pubblica destinata all’apertura delle offerte, l’eventuale omissione sarebbe comunque irrilevante. Dato che la gestione telematica della gara, ai sensi dell’art.40 del D. Lgs. 50/2016, offre il vantaggio di una maggiore sicurezza nella conservazione dell’integrità delle offerte. In quanto permette automaticamente l’apertura delle buste in esito alla conclusione della fase precedente. E garantisce l’immodificabilità delle stesse, nonché la tracciabilità di ogni operazione compiuta.

Inoltre, nessuno degli addetti alla gestione della gara può accedere ai documenti dei partecipanti, fino alla data e all’ora di seduta della gara, specificata in fase di creazione della procedura.”

 

A cura di redazione lentepubblica.it del 18/07/2019

 

 

 

 

 

12 Luglio 2019

 

NEWS | Gare, firma digitale su tutti i documenti: se manca è causa di esclusione

 

“Mancata apposizione della firma digitale sull’offerta economica non permette di attribuire certezza legale in merito alla provenienza ed integrità dell’offerta stessa; inapplicabile il soccorso istruttorio Lo ha affermato il Tar Lazio Roma, sezione terza-ter, con la sentenza del 2 luglio 2019 n. 8605 in merito ad una procedura aperta telematica per l’affidamento della fornitura di dispositivi medici di durata biennale per oltre 20 milioni. Nel disciplinare era prevista una netta differenza fra lo schema di offerta e il dettaglio di offerta: soltanto il primo aveva natura e valore di offerta economica ai fini della partecipazione al procedimento di gara, laddove il secondo risultava un documento accessorio recante gli elementi di specificazione ed illustrazione dell’importo complessivo indicato. Un concorrente era stato escluso in ragione della mancata apposizione della firma digitale al documento denominato «schema offerta economica-xls» (era stata apposta la sola marcatura temporale), mentre la firma digitale era presente nel documento denominato «dettaglio offerta economica».

I giudici hanno escluso che possa essere attribuita rilevanza, ai fini della valutazione sulla correttezza della domanda, all’invio, da parte del sistema, di una Pec contenente l’accettazione dell’offerta, «non avendo la stessa alcun valore ricognitivo circa il proprio contenuto e men che meno del rispetto delle prescrizioni della lex specialis di gara».

 

Ciò premesso, nel merito i giudici hanno confermato la legittimità dell’esclusione in quanto nell’ambito di una gara telematica, la mancata apposizione sul documento informatico costituente l’offerta economica della firma digitale non consente di attribuire certezza legale in merito alla provenienza e integrità dell’offerta stessa. Se da un lato, si legge nella sentenza, la marca temporale attesta il preciso momento in cui il documento è stato creato, trasmesso o archiviato, dall’altro soltanto la firma digitale è idonea a «rendere manifesta e a verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico». Inoltre, non è neanche possibile procedere all’attivazione del soccorso istruttorio in quanto l’art. 83 comma 9 del codice appalti esclude dal perimetro applicativo dell’istituto le carenze inerenti l’offerta economica.”

 

A cura di Italia Oggi NUMERO 163   PAG. 37  DEL 12/07/2019

 

 

 

 

 

 

 

 

11 Luglio 2019

 

NEWS | Legittimità di un monte ore minino inderogabile in un appalto di pulizia

 

“E’ immediatamente impugnabile una clausola del bando di gare che, in una gara per l’appalto di servizi di pulizia, fissa un monte ore minimo inderogabile da prestare; il ricorso è ammissibile ancorché la parte ricorrente non abbia presentato domanda di partecipazione alla gara. A fronte dell’indicata previsione, l’impresa che intenda presentare un’offerta con un minor numero di ore si trova di fronte ad una clausola escludente, che non le consente di formulare l’offerta nei termini desiderati. Né si potrebbe imporre alla stessa di partecipare, andando incontro a sicura esclusione, al solo fine di qualificare il suo interesse al ricorso, risultando tale onere ultroneo e sproporzionato. E’ legittima la clausola del bando di gara che in gara di appalto per l’affidamento del servizio di pulizia fissa un monte minimo di ore inderogabile da garantire in sede di offerta. Lo stabilisce il Tar Lazio, sez. I bis, sentenza 1 luglio 2019, n. 8506.”

 

Tar Lazio, sez. I bis, sentenza 1 luglio 2019, n. 8506

 

 

 

 

 

 

10 Luglio 2019

 

NEWS | Illegittimo imporre la proroga all’appaltatore se le condizioni economiche sono cambiate

 

“La proroga del contratto d’appalto - prevista dall’articolo 106, comma 11 del codice dei contratti - rappresenta comunque una fattispecie derogatoria ed eccezionale da utilizzare per assicurare la continuità delle prestazioni durante l’espletamento del procedimento per individuare il nuovo affidatario.

L’ istituto può essere utilizzato solo quando, oggettivamente, non sia possibile attivare i meccanismi concorrenziali e la stazione appaltante non può imporre la prosecuzione del contratto in presenza di condizioni economiche mutate in modo da determinare un indebito vantaggio economico a danno dell’appaltatore. In questi termini la sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, n. 3588/2019.

La vicenda Una stazione appaltante - avvalendosi della specifica previsione del capitolato d’appalto - aveva proceduto con la proroga del contratto nonostante il rifiuto espresso dell’appaltatore. L’operatore economico, per giustificare il rifiuto alla proposta, aveva evidenziato l’esigenza di considerare l’andamento dei prezzi che, nel caso delle prestazioni specifiche (fornitura di energia elettrica) risentivano di «uno scenario di mercato strutturalmente mutato». Alla luce di questa evoluzione del mercato, l’appaltatore ha riscontrato la richiesta di disponibilità avanzata dalla stazione appaltante «in termini negativi, evidenziando il pregiudizio economico che altrimenti le sarebbe derivato, stimato in circa 1.828.000».

Nonostante la risposta negativa, l’ amministrazione ha ribadito la propria decisione, affermando che la richiesta di proroga tecnica si dovesse ritenere «doverosa e necessaria, nel pieno rispetto di quanto stabilito nei documenti di gara già accettati» dalla società «e fondati sull’art. 106, comma 11 del Codice dei contratti». La decisione della stazione appaltante è stata prontamente impugnata davanti al Tar di Trento che ha ritenuto prevalenti le ragioni della stazione appaltante. Secondo il giudice di primo grado la proroga programmata del contratto deve ritenersi legittima. Sempre secondo il ragionamento espresso nella prima sentenza è risultato prevalente - semplificando - l’impegno assunto dall’appaltatore con il contratto «di garantire, nelle more della conclusione della nuova procedura di gara, la continuità della fornitura agli stessi prezzi, patti e condizioni».

La decisione del Consiglio di Stato In appello - in via subordinata, l’ istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia Ue per i rapporti tra proroga tecnica e indebita limitazione della concorrenza - il giudice di Palazzo Spada non ha condiviso il ragionamento espresso in primo grado. In primo luogo, non emerge dal contesto degli atti prodotti che, oggettivamente, la stazione appaltante si sia attivata per tempo per l’ espletamento della nuova procedura di gara. Di quanto non risultano prove dell’avvio tempestivo del nuovo procedimento al fine di evitare le proroghe del contratto.

Il ritardo in realtà, è apparso interamente imputabile alla stazione appaltante addebitabile, in particolare, al «metodo da utilizzare per definire il prezzo da porre a base della gara da indire e sulla durata del nuovo contratto». Queste dinamiche hanno praticamente imposto l’ utilizzo della fattispecie della proroga che, normalmente, è bene accetta dagli operatori economici. Da ciò l’ illegittimità dell’ atto di prosecuzione del contratto «in quanto dovuta non a oggettivi e insuperabili ritardi nella conclusione della gara, ma a un’indizione tardiva che» è apparsa «in realtà soggettivamente addebitabile all’amministrazione».

Lo stesso vantaggio economico - dato dalla differenza dei prezzi di contratto rispetto a quelli di mercato - secondo il Collegio «appare () sintomatico dell’illegittimità dell’uso dell’ istituto di cui all’art. 106, comma 11, d.lgs. n. 50 del 2016» che la legge riserva a circostanze del tutto eccezionali e la cui ratio è solo quella di assicurare la continuità delle forniture pubbliche nelle more della gara. In sostanza - come da orientamento costante - la proroga (compresa quella programmata) ha carattere «derogatorio e di stretta interpretazione» e l’applicazione deve ritenersi «consentita solo se ricorrano le condizioni di legge», solo qualora, per ragioni oggettive, non sia possibile attivare i necessari meccanismi concorrenziali.”

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 10.07.2019 - autore STEFANO USAI

 

 

 

 

 

 

 

9 Luglio 2019

 

NEWS | Iter veloce, al via il 95% dei microappalti

 

La corsia veloce per i microappalti dei piccoli Comuni funziona: i 400 milioni stanziati dalla legge di bilancio per finanziare la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale sono stati appaltati per il 95%.

 

A cura di Il Sole 24 Ore pag.3 del 09/07/2019 – autori  Giorgio Santilli, Gianni Trovati

 

 

 

 

 

 

8 Luglio 2019

 

NEWS | Appalti sotto soglia comunitaria, nell’offerta non è obbligatoria l’indicazione dei costi della manodopera

 

“È inapplicabilità agli appalti di servizi che si collocano al di sotto della soglia di rilevanza comunitaria il disposto di cui all’ articolo 95, comma 10 del Dlgs 50 del 2016 che prescrive l’ indicazione dei costi della manodopera in sede di offerta, non essendo detta specifica regola annoverabile tra le disposizioni di principio riferibili anche alle procedure di affidamento dei contratti sotto soglia.

Lo stabilisce il Tar Basilicata, Potenza, Sezione I, con la sentenza del 15 giugno 2019 n. 502 .”

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 08/07/2019 – autore GIOVANNI F. NICODEMO

 

 

 

 

 

 

5 Luglio 2019

 

NEWS | Sblocca Cantieri e Codice dei contratti: entro il 16 ottobre 2019 il Regolamento unico

 

Il Regolamento unico previsto al comma 27-octies dell’articolo 216 del D.Lgs. n. 50/2019 (c.d. Codice dei contratti) sconta il fatto che lo stesso deve essere predisposto con termine ordinatorio “entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione”; si tratta di un termine ordinatorio e non perentorio in quanto per la sua inosservanza non sono previste né sanzioni, né effetti sfavorevoli e, quindi, ove non venga predisposto entro tale termine non accadrebbe nulla se che continuerà a restare in vigore l’attuale impianto normativo costituito dai provvedimenti attuativi emanati dall’ANAC, dai Ministeri, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Presidente della Repubblica.

 

A cura di lavoripubblici.it del 05/07/2019 - autore  di Arch. Paolo Oreto

 

 

 

 

 

 

4 Luglio 2019

 

NEWS | Niente casellario informatico se l’Anac non ha valutato difese della società e gravità dei fatti

 

“In base all’articolo 8, comma 12, del Dpr n. 207/2010 (quale norma di settore) ed all’articolo 10, comma 1, lett. b) della legge n. 241/1990 (quale norma generale) il provvedimento con il quale l’Autorità nazionale anticorruzione dispone l’iscrizione nel casellario informatico di una società senza valutare le osservazioni difensive della medesima, nonché la gravità e la rilevanza dei fatti, è illegittimo per violazione del diritto alla partecipazione procedimentale e per eccesso di potere. È quanto afferma il Consiglio di Stato, Sezione VI, con la sentenza n. 4250/2019 .”

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 04/07/2019 – autore Alberto Ceste

 

 

 

 

2 Luglio 2019

 

NEWS | Ritorno al regolamento unico

 

“Il decreto sblocca cantieri avvia l’archiviazione del vecchio sistema, fatto di linee guida e diversi regolamenti attuativi, a favore di un assetto più semplice, che dovrebbe favorire la chiarezza per gli operatori. Ma che, a conti fatti, rischia di generare molte incertezze: la lunga fase transitoria verso la quale andiamo potrebbe portare alla nascita di un nuovo assetto di regole molto stratificato. Il Dl 32/2019 affida al ministro delle Infrastrutture, di concerto con il Mef e sentita la Conferenza Stato Regioni, il compito di preparare entro 180 giorni «un regolamento unico recante disposizioni di esecuzione, attuazione e integrazione» del Codice appalti. Si tratta di un cambio di rotta deciso rispetto all’impostazione del D.lgs 50 del 2016: si passa, infatti, da un sistema flessibile a un assetto più vincolante.

Oltre a gettare le basi per un provvedimento unico, lo sblocca cantieri attiva una fase transitoria molto delicata: restano, infatti, in vigore e restano pienamente efficaci decreti e linee guida già approvati «fino alla data di entrata in vigore del regolamento», purché siano compatibili con il codice e non siano oggetto della procedura di infrazione già formalizzata nei confronti dell’Italia. «Ai soli fini dell’archiviazione delle citate procedure di infrazione, nelle more dell’entrata in vigore del regolamento», Governo e Anac potranno modificare «rispettivamente i decreti e le linee guida adottati in materia». Si tratta di una previsione che, nella pratica, potrebbe generare diversi problemi. Anzitutto, perché il vecchio impianto di normazione secondaria potrebbe restare in vita per lungo tempo, in attesa del regolamento unico.

Ed è un impianto il quale fa riferimento a principi diversi rispetto al decreto sblocca cantieri e che, come detto, potrà essere modificato solo in casi piuttosto limitati. Non solo. Il regolamento sostituirà alcune disposizioni che vengono puntualmente elencate nel Dl 32/2019. Da un’analisi approfondita, però, emerge che non tutti gli aspetti del Codice finiranno nel regolamento unico. Accadrà, ad esempio, per le linee guida in materia di grave illecito professionale: un tema molto delicato per le imprese che continuerà ad essere regolato dalla soft law. E questa scelta vale anche per altri aspetti, ad esempio sui partenariati pubblico privati. Insomma, l’effetto finale del decreto sblocca cantieri, nonostante le premesse, potrebbe essere una forte stratificazione delle norme che gli operatori dovranno utilizzare in materia di appalti.”

 

A cura di Il Sole 24 Ore del 03/07/2019

 

 

 

 

 

2 Luglio 2019

 

NEWS | L’ambito soggettivo di applicazione dell’art. 80 d.lgs. 50/2016

 

Secondo il T.a.r. per il Lazio le cause di esclusione di cui all’art. 80, comma 5 lett. a) e c) del d.lgs. 50/2016 operano solo nei confronti degli operatori economici partecipanti alla gara (e non anche per il socio di maggioranza dell’operatore economico –  società di capitali)

 

A cura di appaltiecontratti.it del 01.07.2019 - autore Irene Picardi

 

 

 

 

 

 

1 Luglio 2019

 

NEWS | La clausola sociale “vincolo flessibile”

 

La clausola sociale, in base alle linee guida Anac n. 13/2019, deve essere prevista negli atti di gara e deve essere sufficientemente chiara e precisa nel definire l’obbligo di assunzione, in modo da consentire ai concorrenti di individuare il numero complessivo di dipendenti addetti all’appalto.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 01/07/2019 - autore Maria Luisa Beccaria

 

 

 

 

 

 

28 Giugno 2019

 

NEWS | Obbligo per il Comune di aderire alla convenzione stipulata dal soggetto aggregatore regionale

 

SE IL SOGGETTO AGGREGATORE OVVERO LA CENTRALE DI COMMITTENZA REGIONALE HA STIPULATO UNA CONVENZIONE, LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NON PUÒ AVVIARE UNA AUTONOMA PROCEDURA DI GARA SOPRATTUTTO SE NON ESPRIME UNA ADEGUATA MOTIVAZIONE. AD AFFERMARLO È IL CONSIGLIO DI STATO CON LA SENTENZA N. 4190/2019

 

A cura di “Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore)” - Autore Stefano Usai

 

 

 

 

 

 

27 Giugno 2019

 

NEWS | Nomina Responsabile per la Transizione al Digitale: i chiarimenti

 

“La Circolare del Ministro per la Pubblica Amministrazione n.3 dell’1/10/2018 – emanata per sollecitare tutte le Amministrazioni Pubbliche a individuare al loro interno il Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD) previsto dal CAD, costituisce una utile guida per gli enti che, nonostante l’obbligo di effettuare tale adempimento a partire dal 14 settembre 2016 (art. 17 CAD), non vi abbiano ancora provveduto.

Ancora persiste forse l’opinione che si tratti di un ulteriore adempimento burocratico e non di una figura essenziale. Figura chiamata a svolgere un ruolo centrale per la concreta applicazione nei territori, degli indirizzi dettati dall’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale).

Un passaggio significativo è rappresentato dal fatto che la figura è di diretta nomina del vertice dell’Amministrazione.

Nomina Responsabile per la Transizione al Digitale: regole per il Comune

Nel caso di un Comune, essa deve essere diretta emanazione del Sindaco e della Giunta. Questo aspetto è sintomatico della chiara volontà del legislatore di ricondurre immediatamente al vertice dell’amministrazione la governance della transizione al digitale.

Per questa sua caratteristica, il Responsabile per la transizione al digitale:

  • In quanto ufficio dirigenziale (per legge) sarà sovraordinato, nelle sue attività, alle altre figure apicali, compreso il Segretario Generale.
  • In quanto figura interna all’Amministrazione non può essere un consulente esterno.
  • Il Responsabile dovrà essere dotato di competenze in materia organizzativa/manageriale, informatica e di informatica giuridica.

Un errore da evitare dovrebbe essere quello di far ricadere la nomina su tre tipologie di soggetti:

  • I responsabili dei CED o “dell’informatica”;
  • I Segretari Generali;
  • I dipendenti privi di specifiche competenze.
  • Sommare competenze informatiche e organizzative

A tal proposito è stato fatto notare che nell’ambito della P.A. non è consueto imbattersi in figure professionali in grado di sommare le competenze informatiche e quelle organizzative/manageriali. Manca infatti nei titolari di competenza informatica, anche se di alto livello, vuoi una cultura organizzativa che un potere tale da indirizzare le scelte di cambiamento necessarie.

Per contro le figure professionali con capacità e poteri organizzativi, molto spesso, finiscono con l’esercitarli in modo burocratico. Restando in ambito organizzativo, lo stesso CAD prevede la possibilità per le amministrazioni diverse dalle amministrazioni dello Stato di esercitare le funzioni di RTD anche in forma associata.

Tale opzione organizzativa, raccomandata specialmente per le PA di piccole dimensioni, può avvenire in forza di convenzioni. O, per i Comuni, anche mediante l’unione di comuni.

La convenzione disciplinerà anche le modalità di raccordo con il vertice delle singole amministrazioni. Le funzioni dovranno riguardare un unico ufficio dirigenziale, fermo restando il numero complessivo degli uffici.

Riepilogo conclusivo

Riepilogando, una volta nominato, il RTD: risponde direttamente all’organo di vertice politico (nel caso dei Comuni al Sindaco) o, in sua assenza, a quello amministrativo dell’ente (Segretario comunale);

pone in essere tutte le azioni necessarie per la realizzazione di servizi pubblici rivisitati. In un’ottica che ne preveda la piena integrazione con le nuove tecnologie;

pianifica e coordina gli acquisti di soluzioni e sistemi informatici, telematici e di telecomunicazione, al fine di garantirne la compatibilità con gli obiettivi di attuazione dell’agenda digitale e con quelli stabiliti nel piano triennale;

garantisce la piena operatività della propria attività, costituendo tavoli di coordinamento con gli altri dirigenti dell’amministrazione, proponendo l’adozione di circolari e atti di indirizzo sulle materie di propria competenza (ad esempio in materia di approvvigionamento di beni e servizi);

ha il potere di avvalersi dei più opportuni strumenti di raccordo e consultazione con le altre figure coinvolte nel processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione (responsabili per la gestione, responsabile per la conservazione documentale, responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza, responsabile per la protezione dei dati personali).

Garante Unico per i diritti digitali

Si ritiene utile infine segnalare che la figura del “Difensore civico per il digitale” per ciascuna pubblica amministrazione, non è più necessaria. In quanto la nuova versione del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) ha introdotto il Garante Unico per i diritti digitali, correggendo la precedente versione che prevedeva un difensore civico per ogni pubblica amministrazione.

L’aspetto nuovo consiste nel fatto che la figura diventa unica per tutto il territorio nazionale (art.17, comma 1- quater del CAD con le modifiche introdotte dal Decreto Legislativo n. 217 del 13 dicembre 2017 entrato in vigore il 27.01.2018), potendocisi avvalere del Difensore Civico Digitale unico e indipendente istituito presso l’AgID. Qualora già nominato occorrerà revocarlo non avendo più ragion d’essere.”

 

“Fonte: ASFEL - Associazione Servizi Finanziari degli Enti Locali

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26 Giugno 2019

 

NEWS | Sblocca Cantieri e Codice dei contratti: tutte le modifiche in una nota Anci

 

“La pubblicazione in Gazzetta della Legge 14 giugno 2019, n. 55 di conversione del D.L. n. 32/2019 (c.d. Decreto Sblocca Cantieri) ha completato la prima delle due fasi previste dal Governo per la modifica dell’impianto normativo che regola gli appalti pubblici in Italia.

Dal 18 giugno 2019 sono in vigore le nuove e definitive modifiche apportate al D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti), determinando nuove regole per chi dovrà preparare bandi e avvisi di lavori, servizi e forniture. Al fine di comprendere meglio queste modifiche, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) ha predisposto una nota che tratta tutti i cambiamenti che interessano il Codice dei contratti.

 

L’Anci ha ricordato i contenuti dello Sblocca Cantieri suddivisi nei suoi 3 capi:

 

Capo I (artt. 1-5 septies) - Norme in materia di contratti pubblici, di accelerazione degli interventi infrastrutturali, e di rigenerazione urbana

Capo II (artt. 6-20 bis) - Disposizioni relative agli eventi sismici della regione Molise e dell’area Etnea

Capo III (artt. 21-30) - Disposizioni relative agli eventi sismici dell’Abruzzo nell’anno 2009, del Nord e del Centro Italia negli anni 2012, 2016 e 2017 e nei comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno dell’isola di Ischia nel 2017.

Per quanto concerne le disposizioni di modifica del Codice dei contratti la nota Anci si è soffermata su quelle che riguardano:

 

il regolamento unico di attuazione;

i livelli di progettazione;

le concessioni di lavori pubblici;

le soglie di rilevanza comunitaria e metodi di calcolo del valore stimato degli appalti;

gli appalti sottosoglia;

i criteri di aggiudicazione dell’appalto;

l’affidamento della progettazione o esecuzione dei lavori;

gli acquisti dei comuni non capoluogo senza obbligo di aggregazione;

l’appalto integrato;

la progettazione nell’appalto integrato;

i commissari di gara;

i motivi di esclusione;

l’attestazione SOA;

il subappalto;

il differimento disciplina affidamento concessionari.

Di seguito le modifiche più interessanti, rimandando l’analisi alla nota Anci allegata.

 

Regolamento unico di attuazione

In riferimento al regolamento unico di attuazione, Anci ricorda che dovrà contenere disposizioni di esecuzione, attuazione e integrazione del Codice, le linee guida e i decreti già adottati in attuazione delle previgenti disposizioni di cui agli articoli 24, comma 2 (requisiti dei progettisti), articolo 31, comma 5 (compiti del RUP), articolo 36, comma 7 (procedure sottosoglia), articolo 89, comma 11 (elenco categorie SIOS), articolo 111, commi 1 e 2 (verifica di conformità e di collaudo), articolo 146, comma 4, articolo 147, commi 1 e 2, e articolo 150, comma 2 (qualificazione, progettazione e collaudo nel settore beni culturali).

In riferimento alle linee guida ANAC e ai decreti del MIT che cesseranno, lo Sblocca Cantieri ha previsto che potranno essere aggiornati fino all’entrata in vigore del Regolamento. Il regolamento recherà, in particolare, disposizioni nelle seguenti materie:

a) nomina, ruolo e compiti del responsabile del procedimento;

b) progettazione di lavori, servizi e forniture, e verifica del progetto;

c) sistema di qualificazione e requisiti degli esecutori di lavori e dei contraenti generali;

d) procedure di affidamento e realizzazione dei contratti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie;

e) direzione dei lavori e dell’esecuzione;

f) esecuzione dei contratti di lavori, servizi e forniture, contabilità, sospensioni e penali;

g) collaudo e verifica di conformità;

h) affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria e relativi requisiti degli operatori economici;

i) lavori riguardanti i beni culturali.

 

A decorrere dalla data di entrata in vigore del Regolamento cessano di avere efficacia anche le linee guida cd. “non vincolanti” di cui all’articolo 213, comma 2, vertenti sulle materie sopra elencate nonché quelle che comunque siano in contrasto con le disposizioni recate dal regolamento.

Tale modifica comporta il superamento del sistema della “soft law”, con il ritorno ad un Regolamento Attuativo Generale, previsione in linea con quanto auspicato da Anci, che ha sempre evidenziato l’esigenza di restituire certezza alla disciplina attuativa del Codice, ripristinando una fonte regolamentare unica e cogente, a beneficio di tutti gli operatori del settore (imprese e amministrazioni) e di rafforzare invece il potere di controllo e vigilanza di ANAC, in funzione soprattutto deflattiva del contenzioso.

 

Livelli di progettazione

Lo Sblocca Cantieri ha previsto un transitorio fino al 31 dicembre 2020 in cui i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria potranno essere affidati sulla base del progetto definitivo. Fino al 31 dicembre 2020 dunque, per i contratti di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, ad esclusione degli interventi di manutenzione straordinaria che prevedono il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali delle opere o di impianti, è possibile: provvedere all’affidamento, nel rispetto delle procedure di scelta del contraente previste dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016), sulla base del progetto definitivo costituito almeno da una relazione generale, dall’elenco dei prezzi unitari delle lavorazioni previste, dal computo metrico-estimativo, dal piano di sicurezza e di coordinamento con l’individuazione analitica dei costi della sicurezza da non assoggettare a ribasso;

provvedere all’esecuzione dei lavori a prescindere dall’avvenuta redazione e approvazione del progetto esecutivo.

Appalti sottosoglia

Le modifiche degli appalti sottosoglia rappresentano una delle più importanti novità dell’intervento normativo. In particolare la nuova disciplina prevede che: per affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro per i lavori, o alle soglie di cui all’art. 35 per le forniture e i servizi, è previsto l’affidamento diretto, previa valutazione di tre preventivi ove esistenti per i lavori, e, per i servizi e forniture, di almeno cinque operatori economici individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti; per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro si applicherà la procedura negoziata previa consultazione di almeno 10 operatori economici nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici; per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a 1.000.000 di euro si applicherà la procedura negoziata previa consultazione di almeno 15 operatori economici nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici; per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 1.000.000 di euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35, si procede mediante ricorso alle procedure di cui all’articolo 60, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 97, comma 8.

Criteri di aggiudicazione dell’appalto

Il criterio del “minor prezzo” diventa alternativa sempre percorribile in luogo dell’offerta economicamente più vantaggiosa per l’aggiudicazione dei contratti “sottosoglia”. Nel caso di utilizzo di tale criterio vi è l’obbligo di applicare l’esclusione automatica delle offerte anomale, laddove l’appalto non presenti carattere transfrontaliero ed il numero delle offerte non sia inferiore a 10.

Per quanto attiene, agli appalti sopra soglia, quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, resta l’unico criterio di aggiudicazione a disposizione della stazione appaltante.

Viene inoltre previsto il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa oltre che nei casi già previsti anche per i contratti di servizi e le forniture di importo pari o superiore a 40.000 euro caratterizzati da notevole contenuto tecnologico o che hanno un carattere innovativo.

Nel passaggio del testo al Senato è stato reintrodotto il tetto del 30% per il punteggio economico nell’offerta economicamente più vantaggiosa.

 

Affidamento della progettazione o esecuzione dei lavori

Sempre in via provvisoria fino al 31 dicembre 2020, i soggetti attuatori di opere per le quali deve essere realizzata la progettazione possono avviare le relative procedure di affidamento anche in caso di disponibilità di finanziamenti limitati alle sole attività di progettazione. Essi possono procedere all’affidamento della progettazione o dell’esecuzione dei lavori nelle more dell’erogazione delle risorse assegnate e finalizzate a seguito di provvedimento legislativo e amministrativo. Norma che secondo Anci necessiterà di maggiori chiarimenti da parte del legislatore.

 

Acquisti dei comuni non capoluogo senza obbligo di aggregazione

Viene sospeso fino al 31 dicembre 2020 l’obbligo, per i Comuni non capoluogo, di procedere tramite centrali di committenza, unioni di comuni o stazioni uniche appaltanti (ex art. 37 comma 4). Norma molto cercata dall’Anci e che andrebbe incontro alle esigenze dei Piccoli Comuni per una maggiore flessibilità ed autonomia nella scelta del ricorso alle CUC e/o stazioni uniche appaltanti per gli acquisti di lavori, servizi e forniture.

 

Commissari di gara

Viene sospeso fino al 31 dicembre 2020 l’obbligo di scegliere i commissari di gara tra gli esperti iscritti all’albo istituito presso l’ANAC. Viene precisato che resta fermo l’obbligo di individuare i commissari secondo le regole di competenza e trasparenza preventivamente individuate da ciascuna stazione appaltante.

 

Motivi di esclusione

Con le modifiche introdotte al comma 1 dell’articolo 80 del Codice dei contratti pubblici tra i motivi di esclusione dalle gare è eliminata la parte che prevedeva l’esclusione in caso di condanna riferita ad un subappaltatore.

 

Attestazione SOA

Con le modifiche introdotte all’articolo 84, comma 4, lettera b) del Codice dei contratti pubblici, per l’attestazione del possesso dei requisiti di capacità economica e finanziaria e tecniche e professionali, il periodo di attività documentabile è quello relativo ai quindici anni antecedenti la data di sottoscrizione del contratto con la SOA per il conseguimento della qualificazione.

 

Subappalto

Nelle more di una rivisitazione complessiva del Codice e fino al 31 dicembre 2020, è sospesa l’applicazione:

del comma 6 dell’articolo 105 del Codice ossia dell’obbligo di indicare la terna di subappaltatori in sede di gara.

del comma 2 dell’articolo 174 del Codice, il quale prevede che gli operatori economici indichino in sede di offerta le parti del contratto di concessione che intendono subappaltare a terzi.

È previsto inoltre che il subappalto debba essere indicato dalle stazioni appaltanti nel bando di gara e non può superare la quota del 40% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture.”

 

A cura di Redazione LavoriPubblici.it del 26/06/2019

 

 

 

 

 

 

 

 

25 Giugno 2019

 

NEWS | Risarcimento del danno della PA: solo negli appalti non occorre provare la colpa

 

“Responsabilità della PA: solamente in caso di aggiudicazione illegittima non è necessario dimostrare la colpa dell’amministrazione per ottenere il risarcimento

Se è vero che in materia di appalti, e di aggiudicazione illegittima in particolare, le direttive europee hanno imposto un modello oggettivo di responsabilità della PA per danno, senza necessaria dimostrazione dell’elemento soggettivo della colpa, ciò non esclude che per il resto dell’attività amministrativa rimanga un sistema fondato sulla dimostrazione di un elemento soggettivo (dolo o colpa) Cons. Stato, sez. IV, 15 aprile 2019, n. 2429

Il Consiglio di Stato, con sentenza 2429 del 2019, ha confermato ancora una volta la netta distinzione, in materia di responsabilità di civile della pubblica amministrazione, tra il settore degli appalti pubblici e tutto il resto dell’attività amministrativa.

I giudici di Palazzo Spada chiariscono che è pacifico che la responsabilità per danni conseguenti all’illegittima aggiudicazione di appalti pubblici non richiede la prova dell’elemento soggettivo della colpa, giacché la responsabilità, negli appalti pubblici, è improntata –secondo le previsioni contenute nelle direttive europee – a un modello di tipo oggettivo, disancorato dall’elemento soggettivo, coerente con l’esigenza di assicurare l’effettività del rimedio risarcitorio (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 25 febbraio 2016, n. 772; Consiglio di Stato, Sezione V, 19 luglio 2018, n. 4381).

Tuttavia, ciò non vuol dire che anche ai settori diversi del diritto si applichino i medesimi principi di responsabilità oggettiva.

Infatti, si legge nella sentenza, “le direttive europee (e i principi ivi contenuti) non possono avere un’applicazione vincolante al di fuori dei casi (la materia degli appalti pubblici) ivi contemplati, sicché è del tutto legittimo, all’interno dei singoli Stati membri, prevedere un sistema della responsabilità dei pubblici poteri (e di quello amministrativo in particolare) fondato sul principio dell’elemento soggettivo (dolo o colpa, in questo caso la colpa dell’apparato amministrativo)” quale nesso strutturale che consente di “legare” il fatto al suo autore sotto il profilo causale, secondo i criteri generali della responsabilità aquiliana.

Pertanto nei campi di attività diversi dagli appalti pubblici rimane necessario, ai fini del risarcimento, il carattere colpevole della violazione, in ottemperanza al disposto dell’art. 2043 del Codice Civile.

Né, concludono i giudici, tale diverso assetto viola i principi di uguaglianza e di ragionevolezza. Secondo la sentenza, tale diversità risponde ad un interesse costituzionalmente garantito e meritevole di tutela: il principio della valorizzazione dell’imputabilità soggettiva del fatto al suo autore, anche ai fini dell’effettività del giudizio di disvalore (in termini di riprovevolezza e di rimproverabilità) che l’ordinamento esprime verso determinate condotte.”

 

A cura di Giurdanella.it

 

 

 

 

 

 

24 Giugno 2019

 

NEWS | La clausola ‘’ambigua’’ nel bando di gara va interpretata a favore dell’impresa

 

“In caso di incertezza nell’interpretazione delle clausole di un bando di gara, un corretto rapporto tra pubblica amministrazione e privato impone che sia data una lettura idonea a tutelare l’affidamento degli interessati, scegliendo il significato più favorevole all’ammissione del candidato. Lo ribadisce il Tar Lombardia con la sentenza n. 1219/2019.

 

Il caso

Si tratta di una procedura per la conclusione di un accordo quadro con un operatore economico per l’esecuzione di interventi di riordino alloggi. L’esclusione dalla gara è stata determinata dal fatto che i membri del team tecnico indicati nell’offerta non erano dipendenti dell’operatore escluso, mentre il capitolato espressamente imponeva all’impresa di mettere a disposizione figure professionali specifiche e di indicare il team tecnico in forza presso l’impresa al momento della presentazione dell’offerta, da certificare con idonea documentazione.

 

La sentenza

Il Tar Lombardia ha accolto il ricorso e annullato i provvedimenti di esclusione sulla base dell’evidenza che la lex specialis non imponeva univocamente che il team di professionisti fosse obbligatoriamente composto da dipendenti. Ha invece previsto che il personale avrebbe dovuto essere «in forza» presso l’impresa, espressione che secondo i giudici richiama la sussistenza di un legame del tutto generico compatibile con tipologie contrattuali diverse dalla subordinazione, trattandosi di espressione in uso nel linguaggio comune priva di un preciso significato giuridico.

Nemmeno vale il chiarimento fornito dalla stazione appaltante secondo cui il rapporto di lavoro del team tecnico dovesse intendersi come contratto di lavoro subordinato, in quanto i chiarimenti non possono modificare o integrare i documenti di gara ma solo limitarsi a fornirne un’interpretazione autentica, pur sempre in nome della massima partecipazione e del principio di economicità dell’azione amministrativa.

 

La tutela degli interessati

Il Tar Lombardia ha accolto il ricordo per il fatto che le regole delle gare d’appalto devono essere interpretate alla luce del principio del favor partecipationis: “ove il dato testuale presenti ambiguità, deve essere prescelto il significato più favorevole all’ammissione del candidato, essendo conforme al pubblico interesse che alla procedura selettiva partecipi il più elevato numero di candidati». Nell’interpretare le clausole del bando, affermano i giudici, deve essere data prevalenza alle espressioni letterali, escludendo ogni procedimento ermeneutico in funzione integrativa, considerando che, in caso di oscurità ed equivocità, un corretto rapporto tra Pa e privato impone che di quella disciplina sia data una lettura idonea a tutelare l’affidamento degli interessati, interpretandola per ciò che essa espressamente enuncia, restando il concorrente dispensato dal ricostruire, mediante indagini ermeneutiche e integrative, ulteriori e inespressi significati. Il tutto è retto dai principi generali del buon andamento dell’azione amministrativa e di imparzialità e da quello specifico enunciato all’articolo 1337 del codice civile che vincola le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, a «comportarsi secondo buona fede».”

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 24/06/2019 – autore di Amedeo Di Filippo

 

 

 

 

 

 

21 Giugno 2019

 

NEWS | Cause da esclusione e Principio di rotazione negli appalti: nuova sentenza del Consiglio di Stato

 

“Non necessita specifica motivazione l’esclusione dell’affidatario uscente dal novero degli operatori invitati ad una procedura negoziata, non trattandosi di una scelta di carattere sanzionatorio ma un’esigenza che nasce dall’applicazione dell’art. 36 del D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) al fine di evitare il consolidamento di rendite di posizione in capo al gestore uscente.

Lo ha chiarito la Sezione Sesta del Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 3755 del 4 giugno 2019, ha ribaltato una decisione del giudice di primo grado che aveva accolto il ricorso presentato da un’impresa per l’annullamento di una procedura di esclusione da una gara per precedenti gravi inadempienze che determinarono la risoluzione del contratto pubblico di servizio.

 

I giudici di primo grado avevano accolto il ricorso sotto l’unico ed assorbente profilo della violazione dell’art. 80 comma 5 lett. c), Codice dei contratti, per illegittimità della clausola escludente con cui si invitano a presentare offerta soltanto “gli esecutori, in virtù di una convenzione non precedentemente risolta, di uno o più lotti oggetto della sopra menzionata procedura di gara ‘per l’affidamento dei servizi di pulizia ed altri servizi tesi al mantenimento del decoro e della funzionalità degli immobili, per gli Istituti scolastici di ogni ordine e grado e per i centri di formazione della pubblica amministrazione – ID 1201’” e non anche gli operatori economici che abbiano contestato in giudizio l’atto di risoluzione adottato a loro carico, nel caso in cui le carenze loro addebitate non siano state oggetto di alcuna conferma in sede giurisdizionale, neppure di primo grado.

 

La sentenza del Consiglio di Stato

 

I giudici di Palazzo Spada, in tema di principio di rotazione negli appalti, hanno ricordato che non necessita specifica motivazione l’esclusione dell’affidatario uscente dal novero degli operatori invitati ad una procedura negoziata, non trattandosi di una scelta di carattere sanzionatorio, quanto piuttosto dell’esigenza di evitare il consolidamento di rendite di posizione in capo al gestore uscente (la cui posizione di vantaggio deriva soprattutto dalle informazioni acquisite durante il pregresso affidamento) e dell’applicazione del principio di concorrenza e massima partecipazione che, nella fattispecie, si esplica consentendo ad operatori, diversi da quelli fino a quel momento coinvolti, di accedere ad appalti di durata necessariamente limitata per il verificarsi di situazioni non prevedibili.

 

Il Consiglio di Stato ha confermato che è lecito avviare una procedura negoziata in coerenza con il principio di rotazione che governa l’aggiudicazione degli appalti nell’ipotesi del ricorso alla procedura negoziata, così evitando la cristallizzazione di relazioni esclusive tra la stazione appaltante ed il precedente gestore ed ampliando le possibilità concrete di aggiudicazione in capo agli altri concorrenti. Corollario del principio di rotazione è il carattere eccezionale dell’invito all’affidatario uscente.

 

Altro argomento trattato dai giudici di secondo grado riguarda l’applicazione della norma in tema di esclusione per gravi illeciti professionali. L’indicazione delle specifiche fattispecie contenute all’art. 80, comma 5, lett. c) cit., anche nel testo previgente (applicabile ratione temporis) è stata ritenuta di carattere esemplificativo nei riguardi della stazione appaltante, nel senso che, pur agevolandone gli obblighi dimostrativi, qualora ritenga di addivenire all’esclusione dell’operatore economico colpevole dei gravi illeciti professionali ivi tipizzati, non ne limita tuttavia la discrezionalità nella valutazione di altre situazioni, ritenute tali da rendere dubbia l’integrità o l’affidabilità del concorrente, salvo, in tal caso, un onere della prova più rigoroso a carico della stazione appaltante.

 

È stato, quindi, attribuito alla stazione appaltante un potere discrezionale di valutare “i gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità”, in quanto rimette alla stazione appaltante il potere di apprezzamento delle condotte dell’operatore economico che possono integrare un grave illecito professionale, tale da metterne in dubbio la sua integrità o affidabilità anche oltre le ipotesi elencate nel medesimo articolo, le quali, dunque, hanno carattere esemplificativo.

 

Nel caso di specie la gravità del contenzioso in atto e delle contestazioni mosse all’impresa appaiono adeguatamente dare conto dell’esercizio della valutazione discrezionale rimessa alla stazione appaltante.”

 

A cura di Redazione LavoriPubblici.it del 21/06/2019

 

 

 

 

 

20 Giugno 2019

 

NEWS | Gara telematica, stazione appaltante responsabile del blocco del sistema informatico

 

“Grava sulla stazione appaltante, che ha unilateralmente scelto e imposto l’utilizzo di una piattaforma informatica per la gestione telematica della gara, il rischio di eventuali malfunzionamenti, anomalie tecniche e limiti strutturali della stessa.

È questa la decisione del Tar Lecce, sezione II, con la sentenza n. 977/2019, che ha accolto il ricorso di un operatore economico, escluso da una procedura di gara a evidenza pubblica a causa di un disguido tecnico del sistema informatico.

 

La vicenda

Nello specifico, un ente ha indetto una procedura selettiva per l’affidamento di un servizio, disponendo la partecipazione esclusivamente in modalità telematica e indicando la sequenza di operazioni informatiche finalizzate alla presentazione della domanda. La ricorrente ha caricato in rete tutta la documentazione richiesta dal bando in tempo utile ma non è riuscita a concludere l’operazione con l’invio del file creato nel termine di scadenza stabilito perché la piattaforma telematica ha generato un pop-up con la scritta «si stanno cancellando tutti i file». Prontamente, la donna aveva denunciato alla stazione appaltante il malfunzionamento del sistema informatico, chiedendo il ripristino del portale per poter perfezionare l’invio della documentazione entro il termine di scadenza.

 

La decisione

Per i giudici pugliesi non rileva la tesi di parte resistente che ha rigettato l’istanza sulla base dell’ipotesi che l’operatore economico avesse commesso errori nel caricamento dei vari files, perché non oggettivamente provato e, pertanto, frutto di mere congetture.

Il collegio costruisce il proprio orientamento partendo dal «principio che le procedure informatiche applicate ai procedimenti amministrativi debbano collocarsi in una posizione necessariamente servente rispetto agli stessi, non essendo concepibile che, per problematiche di tipo tecnico, sia ostacolato l’ordinato svolgimento dei rapporti fra privato e pubblica amministrazione». Dalla natura strumentale dell’informatica applicata all’ attività amministrativa deriva l’onere, per l’ente, di accollarsi le anomalie del sistema telematico di cui si avvale, nella logica del controbilanciamento dei vantaggi che ottiene, sul piano organizzativo, con la digitalizzazione dei flussi documentali.

Pertanto, nell’ambito di una procedura di gara, in cui la documentazione è presentata solo tramite sistema informatico, predefinito dalla stazione appaltante e, quindi, sottratto alla scelta del concorrente, l’eventuale disservizio tecnologico non può ricadere sull’offerente.

Il sistema è, difatti, autoritativamente imposto dall’ente, senza che l’operatore economico abbia facoltà di deroga; non c’è alcun dubbio che sull’ente debba ricadere la responsabilità del malfunzionamento: è preciso suo onere adottare i necessari provvedimenti per assicurare la regolarità delle procedura, ancor di più quando non è dato sapere il motivo dello «stallo telematico».

Di fronte a un blocco del sistema che impedisce di presentare l’offerta entro i termini stabiliti, la pubblica amministrazione deve essere capace di rimediare, ossia di adottare ogni misura opportuna per offrire la perfetta fruizione del sistema, il tutto nella logica di leale collaborazione che informa i rapporti tra stazione appaltante e concorrenti e sulla base dell’interesse pubblico primario del favor partecipationis.”

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 20/06/2019 – autore Susy Simonetti e Stefania Sorrentino

 

 

 

 

 

 

 

19 Giugno 2019

 

NEWS | ANAC: Chiarimenti sulle Linee guida n. 13 recanti “La disciplina delle clausole sociali”

 

“Il Presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) Raffaele Cantone con il Comunicato del 29 maggio 2019 avente ad oggetto “Chiarimenti in ordine alle Linee guida n. 13 recanti «La disciplina  delle clausole sociali”  ha ritenuto opportuno fornire chiarimenti su alcune criticità applicative segnalate da soggetti aggregatori in merito alle Linee guida n. 13 aventi ad oggetto, appunto, “La disciplina delle clausole sociali”. I chiarimenti riguardano i dati che la stazione appaltante - nel rispetto della clausola sociale - deve indicare nella documentazione di gara per la formulazione dell’offerta e la presentazione del piano di compatibilità, da parte dell’offerente.

 

Nel dettaglio: le  previsioni di cui ai paragrafi 3.4 e 3.5 delle Linee guida n. 13 sono da  intendersi riferite alla fase di adesione della singola amministrazione alla  convenzione o all’accordo quadro stipulato dalla centrale di committenza. Pertanto, ciascuna amministrazione in sede di emissione dell’ordinativo per il singolo contratto  fornisce all’affidatario della convenzione o dell’accordo quadro le  informazioni relative al personale utilizzato nel contratto in corso di  esecuzione e sulla base di tali dati l’aggiudicatario presenta all’amministrazione  richiedente il piano di compatibilità; le  indicazioni di cui al paragrafo 3.4 delle Linee guida n. 13 sono da ritenersi  prevalenti rispetto a quelle di cui al paragrafo 24 del Bando tipo n. 1 e al  paragrafo 25 del Bando tipo n. 2.

Il Presidente Cantone, nello stesso comunicato, aggiunge, poi, che a seguito della conversione del decreto legge 18 aprile 2019, n. 32 (Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei  contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici),  l’ANAC provvederà ad adeguare i predetti Bandi tipo.”

 

A cura di Redazione LavoriPubblici.it del 19/06/2019

 

 

 

 

 

 

18 Giugno 2019

 

NEWS | Lo sblocca Cantieri è legge dello Stato: tutte le modifiche introdotte al Codice dei contratti

 

“Il dado ormai è tratto perché la legge di conversione del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 (cosiddetto sblocaccantieri) è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 140 del 17 giugno 2019 e da oggi è legge dello Stato; ovviamente c’è chi dice che le modifiche introdotte al Codice dei contratti riusciranno a sbloccare i cantieri e c’è chi, invece, afferma che i cantieri non erano bloccati e che si bloccheranno con l’entrata a regime delle modifiche introdotte al Codice. Di certo il Governo gialloverde, dopo che nel primo anno dal suo insediamento aveva più volte espresso la volontà di rivisitare il Codice dei contratti, oggi non avrà più alcun alibi perché il decreto-legge è stato predisposto dal Governo ed è stato convertito in legge con un emendamento, pure gialloverde, approvato dall’aula del Senato e votato con voto di fiducia gialloverde dalla Camera dei Deputati.

 

Le modifiche al Codice dei contratti inserite, quindi, dal decreto-legge n. 32/2019 nel testo convertito ormai in legge sono, soltanto, quelle proposte sia dalla Lega che dal Movimento 5 stelle.

 

In allegato sia il testo della legge di conversione del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 che il testo dello stesso decreto-legge n. 32/2019 coordinato con la legge di conversione unitamente, anche, al Codice dei contratti di cui al D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 coordinato sino al citato d.l. n. 32/2019 (cosiddetto sblocca cantieri).

 

L’intero Capo I rubricato “Norme in materia di contratti pubblici, di accelerazione degli interventi infrastrutturali, e di rigenerazione urbana” che originariamente conteneva soltanto 5 articoli, ne ha, nella versione pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, ben 18; ovviamente, non si tratta di articoli tutti interessanti il Codice ai quali, sono, invece dedicati soltanto gli articoli 1, 2 e 4.

 

Qui, di seguito, alcune delle novità introdotte al Codice dei contratti.

 

Anticipazione e pagamento diretto ai progettisti - Il comma 20, lettera m)dell’articolo 1 novella l’articolo 59 del Codice in materia di affidamento congiunto di progettazione e realizzazione (c.d. appalto integrato). Viene stabilito che le imprese attestate per prestazioni di progettazione e costruzione documentino invece i requisiti per lo svolgimento della progettazione esecutiva laddove i predetti requisiti non siano dimostrati dal proprio staff di progettazione. Inoltre, viene inserito nell’articolo oggetto di novella un nuovo comma 1-quater, in base al quale nei casi in cui in cui l’operatore economico si avvalga di uno o più soggetti qualificati alla realizzazione del progetto, la stazione appaltante indica nei documenti di gara le modalità per la corresponsione direttamente al progettista della quota del compenso.

 

Appalto integrato libero – Il comma 1 dell’articolo 1 reca modifiche al Codice dei contratti pubblici e sospensione sperimentale dell’efficacia di disposizioni in materia di appalti pubblici e di economia circolare. Nel dettaglio, il comma 1, nel rispetto dei principi e delle norme sancite dall’Unione europea, dispone che fino al 31 dicembre 2020, non trova applicazione, a titolo sperimentale, la norma del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 contenuta nell’art. 59, comma 1, quarto periodo, ove viene stabilito il divieto di “appalto integrato” (salvo le eccezioni contemplate nel periodo stesso), cioè il divieto di affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione dei lavori. In verità leggendo il terzo periodo dello stesso art. 59, comma 1 che così recita “”Fatto salvo quanto previsto al comma 1-bis, gli appalti relativi ai lavori sono affidati, ponendo a base di gara il progetto esecutivo, il cui contenuto, come definito dall’articolo 23, comma 8, garantisce la rispondenza dell’opera ai requisiti di qualità predeterminati e il rispetto dei tempi e dei costi previsti”” non si può fare a meno di evidenziare che restando il vincolo del comma 1-bis sempre dell’art. 59, sembrerebbe che il ricorso all’appalto integrato sia possibile soltanto nei casi in cui l’elemento tecnologico o innovativo delle opere oggetto dell’appalto sia nettamente prevalente rispetto all’importo complessivo dei lavori. Il comma 20, lettera m) novella, poi, l’articolo 59 del Codice in materia di affidamento congiunto di progettazione e realizzazione - il c.d. appalto integrato - inserendo nella norma una nuova previsione in base alla quale i requisiti minimi per lo svolgimento della progettazione oggetto del contratto sono previsti nei documenti di gara nel rispetto del Codice e del nuovo regolamento di attuazione del codice. Detti requisiti sono posseduti dalle imprese attestate per prestazioni di sola costruzione attraverso un progettista raggruppato o indicato in sede di offerta, in grado di dimostrarli, scelto tra i soggetti previsti come operatori economici per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria. Si stabilisce che le imprese attestate per prestazioni di progettazione e costruzione documentino invece i requisiti per lo svolgimento della progettazione esecutiva laddove i predetti requisiti non siano dimostrati dal proprio staff di progettazione.

 

Appalto integrato per manutenzioni - Il comma 6 dell’articolo 1 reca una disposizione transitoria che prevede l’applicazione, fino al 31 dicembre 2020, di una disciplina semplificata per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria (purché non prevedano il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali di opere o impianti), precipuamente finalizzata a consentirne l’affidamento sulla base del progetto definitivo e l’esecuzione a prescindere dall’avvenuta redazione e approvazione del progetto esecutivo.

 

Centralizzazione degli appalti – Il comma 1 dell’articolo 1 reca modifiche al Codice dei contratti pubblici e sospensione sperimentale dell’efficacia di disposizioni in materia di appalti pubblici e di economia circolare. Nel dettaglio, il comma 1, nel rispetto dei principi e delle norme sancite dall’Unione europea, dispone che fino al 31 dicembre 2020, non trova applicazione, a titolo sperimentale, la norma del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 contenuta nell’art. 37, comma 4, che disciplina le modalità con cui i comuni non capoluogo di provincia devono provvedere agli acquisti di lavori, servizi e forniture.

 

Collegio consultivo tecnico – Con i commi 11, 12, 13 e 14 dell’articolo 1 viene consentito alle parti, al fine di prevenire le controversie nella fase di esecuzione del contratto, di nominare - fino alla data di entrata in vigore del regolamento unico recante disposizioni di esecuzione, attuazione e integrazione del Codice previsto dall’art. 216, comma 27-octies del medesimo Codice - un collegio consultivo tecnico, prima dell’avvio dell’esecuzione del contratto e comunque non oltre novanta giorni dalla data di tale avvio. Il collegio consultivo tecnico svolge funzioni di assistenza per la rapida risoluzione delle controversie di ogni natura suscettibili di insorgere nel corso dell’esecuzione del contratto stesso.

 

Commissari di gara – Il comma 1 dell’articolo 1 reca modifiche al Codice dei contratti pubblici e sospensione sperimentale dell’efficacia di disposizioni in materia di appalti pubblici e di economia circolare. Nel dettaglio, il comma 1, nel rispetto dei principi e delle norme sancite dall’Unione europea, dispone che fino al 31 dicembre 2020, non trova applicazione, a titolo sperimentale, la norma del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 contenuta nell’art. 77, comma 3, quarto periodo, quanto all’obbligo di scegliere i commissari tra gli esperti iscritti all’albo istituito presso l’ANAC di cui all’art. 78. Viene precisato che resta però fermo l’obbligo di individuare i commissari secondo regole di competenza e trasparenza, preventivamente individuate da ciascuna stazione appaltante.

 

Commissari straordinari per sbloccare le opere – Con l’articolo 4  è prevista una serie di misure riguardanti: la nomina e le funzioni dei commissari straordinari per interventi infrastrutturali ritenuti prioritari, la nomina di un Commissario straordinario per la rete viaria della Regione Siciliana, la conclusione dei programmi infrastrutturali “6000 Campanili” e “Nuovi Progetti di Intervento”, l’istituzione di un nuovo Programma di interventi infrastrutturali per piccoli Comuni fino a 3.500 abitanti, la chiusura di determinati interventi infrastrutturali collegati agli eventi sismici del novembre 1980 e del febbraio 1981, il completamento della infrastruttura viaria Lioni – Grottaminarda, l’impiantistica connessa alla gestione aerobica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) e dei rifiuti organici della regione Lazio e della città di Roma Capitale. Durante l’esame al Senato, sono state introdotte le seguenti misure aggiuntive riguardanti: il completamento e la messa in esercizio del modulo sperimentale elettromeccanico per la tutela e la salvaguardia della laguna di Venezia (Sistema Mo.S.E.), il Ponte di Parma “Nuovo Ponte Nord”, la realizzazione della Piattaforma Unica Nazionale (PUN) relativa ai punti di rifornimento per combustibili alternativi, la messa in sicurezza di edifici e territorio dei comuni per il 2020, la cessazione anticipata di rapporti di concessione autostradale, la costituzione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), gli eventi di Cortina d’Ampezzo (Finali di coppa del mondo e campionati mondiali di sci alpino per gli anni 2020 e 2021), l’interporto di Trento, l’interporto ferroviario di Isola della Scala e del porto fluviale di Valdaro, il Nodo ferroviario di Genova e il Terzo Valico dei Giovi. Ricordiamo, per ultimo, che il comma 3 del citato art. 4 attribuisce ai Commissari straordinari le funzioni di stazione appaltante per l’esecuzione degli interventi previsti e che i Commissari straordinari derogano alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici (D.Lgs. 50 del 2016) fatto salvo il rispetto delle disposizioni del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (D.Lgs. 159 del 2011) e dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all‘Unione europea.

 

Consiglio superiore dei lavori pubblici - Tre commi dell’articolo 1interamente dedicati al Consiglio superiore dei Lavori Pubblici. Nel dettaglio il comma 7 eleva, fino alla data del 31 dicembre 2020, da 50 a 75 milioni di euro i limiti di importo per l’espressione del parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici; il comma 8 riduce - fino alla medesima data del 31 dicembre 2020 indicata dal comma 7 - a quarantacinque giorni dalla trasmissione del progetto il termine per l’espressione del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici; il comma 9stabilisce che il Consiglio superiore dei lavori pubblici, in sede di espressione del parere, fornisca anche la valutazione di congruità del costo. Le Amministrazioni, in sede di approvazione dei progetti definitivi o di assegnazione delle risorse ed indipendentemente dal valore del progetto, possono richiedere al Consiglio la valutazione di congruità del costo, che viene resa nel termine di trenta giorni,decorso il quale le Amministrazioni possono comunque procedere.

 

Gare e imprese in crisi - L’articolo 2 sostituisce l’articolo 110 del Codice dei contratti pubblici in tema di affidamento dei lavori ad impresa soggetta a procedura concorsuale, anticipando i contenuti della riforma prevista dal recente d.lgs n. 14 del 2019, recante codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che entrerà in vigore nell’agosto 2020.

 

Offerte anomale - Il comma 20, lettera u) dell’articolo 1 reca modifiche all’articolo 97 del Codice dei contratti pubblici in tema di offerte anomale nei casi di aggiudicazione con il criterio del prezzo più basso. Una modifica stabilisce che l’esclusione automatica delle offerte anomale possa essere applicata quando l’appalto non rivesta interesse transfrontaliero. Tale condizione si aggiunge a quelle previste dal testo finora vigente. Ulteriore novella mira ad introdurre due distinte modalità di calcolo per l’individuazione della soglia di anomalia, utilizzabili a seconda del numero delle offerte ammesse (rispettivamente pari o superiore a 15 oppure inferiore a 15). Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si possono rideterminare i medesimi criteri, sempre al fine di impedire che siano predeterminabili dagli offerenti i parametri di riferimento per il calcolo della soglia di anomalia. Quanto al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa di cui al comma 3 dell’art. 97 del Codice, la novella in esame limita, tra l’altro, l’applicazione del calcolo ivi previsto ai casi di ammissione di tre o più offerte.

 

Opere legge obiettivo - Il comma 15 dell’articolo 1 introduce una disposizione transitoria (applicabile per gli anni 2019-2020) volta a disciplinare l’approvazione delle varianti ai progetti definitivi, approvati dal CIPE, relativi alle infrastrutture strategiche già inserite negli strumenti di programmazione approvati e per i quali la procedura di valutazione di impatto ambientale è stata avviata prima dell’entrata in vigore del Codice. Ricordiamo, in proposito, che, in base al disposto del comma 1-bis dell’art. 216 del Codice, i progetti relativi agli interventi ricompresi tra le infrastrutture strategiche, già inseriti negli strumenti di programmazione approvati e per i quali la procedura di VIA sia già stata avviata alla data di entrata in vigore del Codice (vale a dire il 19 aprile 2016), sono approvati secondo la disciplina previgente.

 

Partenariato Pubblico Privato - La lettera cc) del comma 20 dell’articolo 1 estende agli investitori istituzionali ed, anche, agli istituti nazionali di promozione, la possibilità di presentare proposte per l’affidamento di concessioni di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilità, non presenti negli strumenti di programmazione approvati dall’amministrazione aggiudicatrice sulla base della normativa vigente, tramite le modalità della finanza di progetto (partenariato pubblico privato).

 

Procedure negoziate – Con la lettera h) del comma 20 dell’articolo 1 si interviene sulle modalità di affidamento dei lavori “sottosoglia”. Poiché tali modifiche si sovrappongono alla disciplina derogatoria introdotta, limitatamente all’anno 2019, dal comma 912 della legge di bilancio 2019 (L. 145/2018), tale comma viene abrogato dal comma 24 sempre dell’art. 1. Ulteriori novelle recate dalla lettera h) riguardano: la disciplina di dettaglio delle procedure per gli affidamenti “sottosoglia”, delle indagini di mercato e della formazione e gestione degli elenchi degli operatori economici; l’utilizzo del criterio del “”minor prezzo”” come alternativa sempre possibile all’OEPV per l’aggiudicazione dei contratti “sottosoglia”.

 

Qualificazione - Il comma 20, lettera q), novella in più punti l’articolo 84 del Codice, in materia di sistema unico di qualificazione degli esecutori di lavori pubblici: è aggiunta la previsione che l’attività di attestazione venga esercitata nel rispetto del principio di indipendenza di giudizio, garantendo l’assenza di qualunque interesse commerciale o finanziario che possa determinare comportamenti non imparziali o discriminatori. Viene portato a quindici anni - anziché dieci - l’ambito temporale rilevante ai fini della prova del possesso dei requisiti di capacità economica e finanziaria e delle capacità tecniche e professionali. Si stabilisce che gli organismi di diritto privato incaricati dell’attestazione (SOA), nell’esercizio dell’attività di attestazione per gli esecutori di lavori pubblici svolgono funzioni di natura pubblicistica, anche agli effetti della normativa in materia di responsabilità dinanzi alla Corte dei conti.

 

Regolamento unico da varare entro 180 giorni - Le disposizioni contenute nella lettera gg) del comma 20 dell’articolo 1 modificano ed integrano le norme transitorie previste nell’art. 216 del Codice dei contratti pubblici e disciplinano l’emanazione di un nuovo regolamento di esecuzione, attuazione e integrazione del Codice, nonché le disposizioni applicabili nelle more della sua entrata in vigore.

 

Ricorsi - Il comma 20, lettera d) dell’articolo 1 - che sopprime il secondo, il terzo e il quarto periodo dell’articolo 29, comma 1, del Codice dei contratti pubblici in cui sono disciplinati i principi in materia di trasparenza - è volta ad escludere la pubblicazione nella sezione “”Amministrazione trasparente”” dei provvedimenti di esclusione dalla procedura di affidamento dei contratti pubblici (c.d. pubblicità che produce effetti legali). È, di fatto, cancellato il rito super accelerato negli appalti, che imponeva di contestare subito ammissioni ed esclusioni e stabiliva una corsia accelerata per la decisione dei giudici.

 

Riserve - Con il comma 10  dell’articolo 1 viene stabilito che, fino al 31 dicembre 2020, possono essere oggetto di riserva anche gli aspetti progettuali che sono stati oggetto di verifica ai sensi dell’art. 25 del codice dei contratti pubblici; viene conseguentemente esteso l’ambito di applicazione dell’accordo bonario di cui all’art. 205 del codice medesimo.

 

Subappalto - Con il comma 18 viene dettata una disciplina transitoria del subappalto nelle more di una complessiva revisione del codice dei contratti pubblici. Il termine di efficacia finale di tale disciplina è fissato al 31 dicembre 2020. In pratica è prevista la deroga fino al 31 dicembre 2020 ad alcune disposizioni contenute all’articolo 105 del D.lgs. 50/2016, eliminando alcuni vincoli e limiti previsti. Le più rilevanti novità sono costituite dall’innalzamento della quota massima delle prestazioni subappaltabili al tetto del 40% e dall’eliminazione dell’obbligo di indicazione della terna dei subappaltatori. A ciò si aggiungono altre semplificazioni di tipo essenzialmente procedurale.

 

Nei prossimi giorni torneremo più dettagliatamente su alcuni aspetti delle modifiche introdotte al Codice dei contratti.

 

In allegato il testo della legge di conversione del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ed il testo coordinato del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 coordinato con la legge di conversione ed anche, nella speranza di fare cosa gradita ai nostri lettori, il testo del decreto legislativo 18 aprile 2019, n. 32 così come modificato dalla legge di conversione del più volte citato decreto-legge n. 32/2019.”

 

A cura di Redazione LavoriPubblici.it del 18/06/2019 - autore arch. Paolo Oreto

 

 

 

 

 

 

 

17 Giugno 2019

 

NEWS | Legittima l’esclusione per anomalia una volta verificate le giustificazioni senza altri adempimenti

 

Il Tar Calabria, con la sentenza n. 1120/2019, ha chiarito che il contraddittorio, con l’ aggiudicatario, previsto per la verifica delle riscontrate anomalie dell’offerta si realizza nel momento in cui il Rup chiede la presentazione delle giustificazioni. Verificata l’incongruità dell’offerta, il responsabile unico può procedere con l’ esclusione dell’appaltatore senza ulteriori richieste di chiarimenti né deve ritenersi tenuto ad anticiparne le incongruenze.

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 17/06/2019 – autore STEFANO USAI

 

 

 

 

 

 

Roma, 13 Giugno 2019

 

NEWS | Sblocca cantieri è legge, 27 decreti per attuarla

 

“Non ci saranno solo i 18 decreti necessari a rendere operativi i commissari straordinari (vedi «Il Sole 24 Ore» di ieri) a rischiare di allontanare l’obiettivo di rilancio degli investimenti con cui è partito il decreto Sblocca-cantieri.

Ieri il provvedimento ha avuto l’ ok finale della Camera (con 259 voti favorevoli 75 no e 45 astensioni) e ora viaggia verso la Gazzetta Ufficiale. Ma per tradurre in realtà le intenzioni di semplificazione contenute nel testo bisognerà approvare in tutto 27 provvedimenti attuativi. Che non riguardano esclusivamente gli appalti. Si va dalle linee guida del ministero dell’Ambiente sui rifiuti («end of waste») a quelle che dovrà scrivere il ministero delle Infrastrutture per calare sul campo le semplificazioni relative all’autorizzazione dei progetti a basso rischio in zona sismica.

 

Uno dei punti più critici, anche dal punto di vista politico, sarà sicuramente il decreto (o i decreti) chiamato a individuare la lista di opere da sottoporre alla frusta dei commissari. Ma se dal particolare (singole infrastrutture, pure prioritarie) si alza lo sguardo al generale (40mila stazioni appaltanti) si capisce senza troppo sforzo che la montagna più grande da scalare è il nuovo regolamento unico degli appalti, chiamato a fare giustizia dei tanti decreti attuativi previsti dal codice del 2016 (molti ancora da emanare) e delle linee guida di Raffaele Cantone. Sei mesi (180 giorni) è il tempo stimato per avere il nuovo regolamento vincolante.

 

Solo allora decadranno i provvedimenti attuativi in vigore, spazzando via l’impianto basato sulla «soft law» dell’Anac. Fino a a quel momento però si rischia di lasciare le amministrazioni in balìa di principi normativi privi di qualsiasi bussola operativa, perché, come ha sottolineato lo stesso Cantone pochi giorni fa in audizione alla Camera, i provvedimenti ancora in vigore fanno riferimento a un quadro normativo stravolto dal decreto sblocca cantieri e dunque alla prova dei fatti risulteranno inutili.

 

Rischiando di aggravare quella sindrome da «sciopero della firma» che invece si era detto di voler curare. A meno di correzioni, a questo destino andrà sicuramente incontro il tentativo di liberalizzare l’ appalto congiunto di progetto e lavori che - permettendo alle Pa di affidare ai costruttori il compito di ultimare i progetti - era pensato per accelerare l’apertura dei cantieri e dunque la spesa reale. Per un’evidente svista normativa il testo finale del decreto ha cancellato solo una delle clausole necessarie a mandare in soffitta i divieti. Nonostante l’ intenzione della maggioranza sia chiara - aprire le porte all’appalto integrato - è difficile che i funzionari pubblici decidano di percorre fino in fondo questa strada di fronte al rischio di finire di fronte a un Tar.

 

Un’altra grande novità del decreto arriva con Italia Infrastrutture Spa. Si tratta dell’ottava nascita nella composita galassia di strutture pubbliche che hanno un ruolo nella governance degli investimenti. E in cui si intrecciano organismi con compiti più chiari come il Dipartimento delle politiche economiche (Dipe) e altre con contorni operativi meno ben definiti, se non addirittura ancora da mettere in piedi come Strategia Italia o la Struttura di progettazione. Un’iniezione di semplificazione arriverà sicuramente per i piccoli comuni che potranno godere di maggiore libertà sia nella gestione delle gare (cade l’obbligo di ricorrere alle centrali di committenza) sia nell’assegnazione dei lavori pubblici di minore dimensione. Sotto i 150mila euro basteranno tre preventivi.

 

Da questa soglia al milione si dovranno chiamare più imprese, ma si potrà comunque procedere con le gare semplificate, limitandosi a valutare solo il prezzo offerto dai costruttori, senza dover nominare commissione di esperti in grado di giudicare le migliorie progettuali. Si spinge ancora più in avanti il tentativo di semplificare gli appalti per la messa in sicurezza delle scuole. Qui, con un emendamento al decreto Crescita, la soglia per usare la procedura negoziata, al posto della gara, viene fatta salire addirittura a 5,5 milioni. Un livello che mette in allarme gli stessi costruttori dell’Ance che, per voce del presidente Gabriele Buia, contestano l’ idea di risolvere il problema della manutenzione degli istituti «cercando scorciatoie normative che non fanno altro che creare, nel comparto dei lavori pubblici, zone d’ ombra sottratte alla concorrenza e alla trasparenza».”

 

A cura di Il Sole 24 Ore pag.5 del 14/06/2019 – autore Mauro Salerno

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 13 Giugno 2019

 

NEWS | L’annullamento della gara non pregiudica il diritto alla controprestazione per le forniture eseguite

 

L’annullamento della gara a evidenza pubblica comporta l’invalidità del contratto di appalto stipulato in esito alla procedura, ma non pregiudica il diritto alla controprestazione della parte che ha eseguito la fornitura fino a quando è stato accertato l’annullamento della gara. Questo è l’interessante principio affermato dalla Corte di cassazione, con l a sentenza n. 13606/2019.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 13/06/2019 – autore MICHELE NICO

 

 

 

 

Roma, 11 Giugno 2019

 

NEWS | Accesso civico generalizzato possibile su qualsiasi atto riguardante gli appalti pubblici

 

“L’accesso civico generalizzato si deve applicare a ogni atto afferente l’appalto pubblico.

Tale forma di accesso non può ritenersi limitata da norme preesistenti (e non coordinate con il nuovo istituto), come quelle della legge 241/1990, ma soltanto dalle prescrizioni «speciali» e interpretabili restrittivamente, che la stessa nuova normativa ha introdotto al suo interno. In questi termini l’ importante sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, n. 3780/2019 Il contrasto in giurisprudenza Il giudice di Palazzo Spada interviene in tema di rapporti tra l’accesso civico generalizzato e gli atti dell’appalto fornendo un riscontro condivisibile alla problematica e, al contempo, risolvendo i dubbi sorti nella giurisprudenza di primo grado. Il collegio dà conto di due differenti letture della problematica. Secondo un primo indirizzo i documenti afferenti alle procedure di affidamento ed esecuzione di un appalto sono esclusivamente sottoposti alla disciplina prevista dall’articolo 53 del Dlgs 50/2016 e pertanto restano esclusi dall’accesso civico generalizzato regolato invece dall’articolo 5, comma 2, del Dlgs 33/2013 (Tar Emilia- Romagna, Parma, n. 197/2018; Tar Lombardia, Milano, n. 630/2019). Secondo un diverso orientamento, invece, dovrebbe riconoscersi l’applicabilità della disciplina dell’accesso civico generalizzato anche alla materia degli appalti pubblici (da ultimo la sentenza del Tar Lombardia n. 45/2019). Per decidere in maniera corretta, quindi, il giudice ritiene che si debba muovere dalla lettura coordinata e dalla interpretazione funzionale degli articoli 53 del Dlgs 50/2016, che rinvia alla disciplina prevista dall’articolo 22 e seguenti della legge n. 241/1990, e dell’articolo 5 bis, comma 3, Dlgs 33/2013. La disamina parte dal dato oggettivo secondo cui «il legislatore, attraverso l’ introduzione dell’accesso civico generalizzato» ha inteso consentire l’ accesso ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, «ulteriori a quelli oggetto di pubblicazione, a “”chiunque””, prescindendo da un interesse manifesto». Il consiglio di Stato Condividendo il ragionamento dell’appellante, in sentenza si precisa che l’ articolo 5 bis, comma 3 del Dlgs n. 33/2013, nel momento in cui precisa che l’ accesso civico generalizzato è escluso fra l’ altro nei casi previsti dalla legge «ivi compresi i casi in cui l’ accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti» intende far riferimento a «specifiche condizioni, modalità e limiti» ma non a intere «materie». Se così non fosse, l’ obiettivo del legislatore risulterebbe completamente frustrato con la conseguente esclusione dell’intera materia relativa ai contratti pubblici «da una disciplina, qual è quella dell’accesso civico generalizzato, che mira a garantire il rispetto di un principio fondamentale, il principio di trasparenza ricavabile direttamente dalla Costituzione». Impedendo sul nascere, in questo modo, «quelle forme diffuse di controllo nel perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche» che si intende promuovere e alimentare a fini preventivi di comportamenti patologici. Le esclusioni ammissibili, dall’ambito di applicabilità dell’accesso civico generalizzato (come anche emerge dal parere 515/2016 del Consiglio di Stato), sono solamente quelle stabilite dal legislatore , per esempio «quelle relative alla politica estera o di sicurezza nazionale», ma al di fuori di queste situazioni - non estensibili analogicamente - possono insistere solamente dei «casi» specifici. Situazione non ricorrente nel caso di specie, trattandosi di appalto a prestazioni «standardizzate» con richiesta di accesso intervenuta una volta conclusa la procedura di gara e quindi in assenza di esigenze di tutela della par condicio. Il collegio, prosegue la sentenza, non ritiene che il richiamo, considerato invece decisivo dalla giurisprudenza di primo grado, all’articolo 53 del Codice dei contratti nella parte in cui esso rinvia alla disciplina degli articoli 22 e seguenti della legge 241/1990 «possa condurre alla generale esclusione dell’accesso civico della materia degli appalti pubblici». È evidente che il Dlgs n. 97/2016, successivo sia al codice dei contratti, sia alla legge n. 241/1990, sconta un mancato coordinamento con quest’ultima normativa, sul procedimento amministrativo, «a causa del non raro difetto, sulla tecnica di redazione ed il coordinamento tra testi normativi, in cui il legislatore incorre». L’ ultimo inciso è che nella richiesta di ostensione (il contratto stipulato con l’ aggiudicataria; i preventivi dettagliati, i collaudi, i pagamenti «con la relativa documentazione fiscale dettagliata«), la stazione appaltante dovrà prestare particolare attenzione consentendo l’ accesso soltanto alla documentazione - inclusa quella fiscale - strettamente relativa alla procedura di gara per cui è richiesto l’ accesso civico, e alla esecuzione dell’appalto». “

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 11/06/2019 – autore STEFANO USAI

 

 

 

 

 

 

Roma, 10 Giugno 2019

 

NEWS | Nel grande stop al Codice il subappalto si ferma al 40%

 

“Le stazioni appaltanti dovranno sviluppare le procedure di gara dopo l’ entrata in vigore della legge di conversione del decreto sblocca-cantieri (Dl 32/2019) tenendo conto della sospensione sino alla fine del 2020 di alcune disposizioni e della modifica permanente di altre norme del Codice appalti.

Il maxiemendamento approvato dal Senato disattiva in via sperimentale l’ efficacia di alcune previsioni del Dlgs 50/2016, ma soprattutto interviene con rilevanti modifiche definitive su molti aspetti procedurali. Il pacchetto delle norme sospese fino al 31 dicembre 2020 incide su alcuni passaggi chiave della progettazione e dell’affidamento, ma riguarda anche gli aspetti organizzativi.

 

Nel periodo della sospensione viene consentito ai Comuni non capoluogo di sviluppare in proprio le gare più rilevanti, congelando l’ obbligo di ricorrere alle centrali uniche di committenza e alle stazioni uniche appaltanti previsto dall’articolo 37, comma 4 del Codice. Sempre fino alla fine del 2020, le amministrazioni potranno indire appalti integrati, comprensivi sia della progettazione sia dell’esecuzione; in relazione ai lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria senza interventi strutturali, avranno inoltre la possibilità di partire da un progetto definitivo semplificato.

 

Nello stesso periodo le stazioni appaltanti potranno nominare liberamente i componenti delle commissioni giudicatrici nelle gare da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa: viene infatti congelato l’utilizzo dell’albo tenuto da Anac, ma le amministrazioni dovranno scegliere i commissari secondo regole di trasparenza e di competenza (che dovranno adottare secondo i rispettivi ordinamenti). In relazione allo sviluppo delle gare il nuovo quadro normativo prevede che sino al 31 dicembre 2020 le stazioni appaltanti indichino nei bandi e nelle lettere di invito il subappalto fino al 40% (riducendo quindi del 10% la quota introdotta originariamente dal Dl 32/2019), stabilendo al contempo che non debbano richiedere la terna di subappaltatori (con conseguente congelamento anche della disposizione correlata che richiedeva la verifica in sede di gara dei requisiti dei subappaltatori).

 

Il maxiemendamento introduce tuttavia un’ ampia serie di modifiche permanenti al Codice dei contratti pubblici, replicando molte previsioni originariamente contenute nel decreto sblocca-cantieri e aggiungendo alcune novità. Nella disciplina dei requisiti di ordine generale viene meno la disposizione che consentiva alle amministrazioni di escludere operatori economici che avessero debiti previdenziali o con il fisco non definitivamente accertati, ma restano tutte le altre previsioni specificative (sulle situazioni fallimentari e sulle condanne per reati gravi) introdotte originariamente dal decreto 32/2019.

 

Il dato normativo risultante dal maxiemendamento conserva anche le modifiche introdotte all’articolo 95 sui criteri di aggiudicazione, aggiungendo tuttavia un’ importante specificazione conseguente all’intervento dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato: gli appalti per servizi standardizzati, se questi sono comunque a elevata intensità di manodopera, non possono essere aggiudicati al prezzo più basso, ma devono essere affidati con l’ offerta economicamente più vantaggiosa. Il nuovo quadro di riferimento conserva anche le modifiche introdotte dal Dl 32/2019 nell’articolo 97 del Codice dei contratti pubblici, relative alle nuove metodologie per la rilevazione delle offerte anormalmente basse nelle gare con il minor prezzo e alle condizioni di utilizzo dell’esclusione automatica delle offerte.”

 

A cura di Il Sole 24 Ore pag.29 del 10/06/2019 – autore Alberto Barbiero

 

 

 

 

 

 

Roma, 7 Giugno 2019

 

NEWS | Legittimo non sanzionare chi salta il sopralluogo

 

“È legittimo non sanzionare con l’ esclusione dalla gara chi non ha partecipato al sopralluogo; dal codice appalti non si ricava obbligo di escludere.

Lo afferma il Consiglio di stato sezione quinta con la sentenza del 29 maggio 2019 n. 3581 che ha precisato come la previsione escludente non possa implicitamente ricavarsi dal codice del 2016. Il decreto 50/2016 ha abrogato l’ art. 106 del decreto del presidente della repubblica 207 del 2010 relativo all’obbligo di sopralluogo nei luoghi dell’appalto, senza sostituirlo con ulteriori previsioni a riguardo.

 

Inoltre - si legge nella sentenza - l’ art. 79, comma 2, fa sì riferimento alle ipotesi in cui «le offerte possono essere formulate soltanto a seguito di una visita dei luoghi o dopo consultazione sul posto dei documenti di gara», ma solo per farne conseguire la necessità che i termini per la presentazione delle offerte siano calibrati in modo che gli operatori interessati «possano prendere conoscenza di tutte le informazioni necessarie per presentare le offerte».

 

Pertanto la stazione appaltante, in virtù del divieto di aggravio del procedimento e del principio di massima partecipazione alle gare pubbliche, non può, in assenza di valide ragioni oggettive e immediatamente percepibili legate all’oggetto della gara, subordinare la partecipazione all’effettuazione del sopralluogo e ricavarne l’ estromissione della concorrente nel caso di sua inosservanza.

 

Se quindi la stazione appaltante non esclude il concorrente «non può ravvisarsi in concreto nel comportamento tenuto dall’amministrazione una ipotesi di violazione della par condicio competitorum». Viceversa, dicono i giudici, se fosse stata inserita la previsione dell’esclusione, sarebbero stati violati i principi di massima partecipazione alle gare e il divieto di aggravio del procedimento, ponendo in capo all’operatore economico in maniera irragionevole un onere formale sproporzionato e ingiustificato, in quanto la sua inosservanza in alcun modo avrebbe impedito il perseguimento dei risultati verso cui era diretta l’ azione amministrativa, né il suo adempimento poteva dirsi funzionale a garantire il puntuale rispetto delle ulteriori prescrizioni imposte dalla legge di gara.”

 

A cura di Italia Oggi pag. 40 del 07/06/2019

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 5 Giugno 2019

 

NEWS | Sblocca cantieri, pace fatta

 

“Stop ai subappalti senza paletti: il limite sale dal 30 al 40% ma viene scongiurata l’ ipotesi di una liberalizzazione totale. Dietrofront anche sulla mancata indicazione degli oneri di sicurezza aziendale che tornerà ad essere causa di esclusione dalla gara. Ritorno all’antico anche per l’ obbligo di indicare la terna dei subappaltatori in sede di offerta per appalti di lavori, servizi e forniture di importo pari o superiore alle soglie comunitarie.

E sempre per gli appalti sopra la soglia Ue, il peso dell’offerta economica tornerà al 30%. Viene meno dunque il tentativo da parte della Lega di far contare di più il valore del prezzo offerto facendolo pesare per il 49%, quindi quasi quanto la componente tecnica. Confermato, infine, l’affidamento diretto, previa valutazione di tre preventivi, negli affidamenti di importo compreso tra 40 mila e 150 mila euro. Questo a grandi linee il contenuto dell’accordo sul decreto sblocca cantieri faticosamente trovato ieri da Lega e MoVimento 5 Stelle.

 

A sbloccare l’ intesa, una telefonata tra i due leader politici (e vicepremier) Matteo Salvini e Luigi Di Maio dopo l’appello al buon senso lanciato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte. Il compromesso è stato trovato su un subemendamento che rispetto all’emendamento presentato giovedì da Simona Pergreffi (si veda ItaliaOggi del 31 maggio 2019) tornerà all’antico su molti punti, ripartendo da dove i lavori sul decreto erano rimasti, ossia dall’accordo in commissione al senato, prima che la proposta di modifica della Lega sparigliasse le carte.

 

Viene quindi scongiurata la liberalizzazione al 100% dei subappalti così come la sospensione dell’obbligo di indicare la terna dei subappaltatori e, come detto, l’ offerta economica tornerà a contare per non più del 30%. Resta, invece, in piedi la deroga alle centrali di committenza per gli appalti dei comuni non capoluogo di provincia e la sospensione dell’obbligo di scegliere i commissari di gara dall’Albo dell’Anac.

 

Il tutto fino al 31 dicembre 2020, dead line che la Lega ha fissato per valutare l’ efficacia di questo piano di sospensione chirurgica del codice appalti da cui il partito di Matteo Salvini si augura possa scaturire una ripresa degli investimenti in infrastrutture e opere pubbliche. Dunque, la sospensione a tempo del codice ci sarà ma verrà sfrondata dai punti più controversi. Quelli, per intenderci, che avevano fatto gridare allo scandalo le opposizioni che, Pd in testa, giovedì avevano apertamente parlato di un regalo alla criminalità e alla corruzione. Resta invece confermato senza variazioni l’ emendamento M5S che ripristina l’ esclusione dalle gare delle imprese che non hanno pagato imposte, tasse e contributi e le cui violazioni non siano state ancora accertate in via definitiva (si veda ItaliaOggi del 1° giugno 2019).

 

L’ esclusione dalle gare, anche per violazioni non definitivamente accertate, scatterà a due condizioni: le violazioni dovranno essere «gravi» e spetterà alla stazione appaltante valutarne la gravità, «anche con riferimento al tempo trascorso dalla violazione». In secondo luogo per far scattare l’ esclusione sarà necessario che le violazioni siano state contestate alle imprese in «atti amministrativi esecutivi» (avviso di accertamento per imposte e tasse e avviso di addebito per quanto riguarda i contributi previdenziali). Il subemendamento che ha sancito la pace tra i due litiganti (a firma del capogruppo del MoVimento 5 Stelle Stefano Patuanelli) è stato depositato ieri pomeriggio in commissione bilancio al senato per le valutazioni di copertura finanziaria.

 

Frutto del lavoro congiunto con il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, d’ intesa con i relatori Antonella Faggi e Agostino Santillo, il subemendamento sarà da domani al centro dei lavori dell’aula di palazzo Madama dove sicuramente sarà posta la questione di fiducia per blindare il decreto e velocizzarne l’approvazione, visto che il provvedimento deve essere convertito in legge entro il 17 giugno e deve ancora passare all’esame della camera. «Mi sembra un buon accordo», ha osservato Romeo.

 

«Vengono sospese alcune parti del codice degli appalti che risultano più restrittive rispetto alla normativa europea». Il presidente dei senatori leghisti si è detto anche soddisfatto per il superamento delle criticità segnalate dalle associazioni di categoria (in primis l’ Ance, critica per il pericolo di un vuoto normativo che la sospensione a tempo del codice avrebbe generato, ma anche Confindustria che ha puntato il dito contro la norma che mira a eliminare la colpa grave, e quindi la conseguente responsabilità erariale a carico dei funzionari pubblici che firmino la revoca dei contratti di concessione autostradale). «Quel che è certo è che il codice degli appalti ha fermato le opere», ha concluso Romeo. «La legalità e la trasparenza si ottengono quando ci sono regole chiare e precise».”

 

A cura di Italia Oggi pag. 33 del 05/06/2019   – autore FRANCESCO CERISANO

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 4 Giugno 2019

 

NEWS | Accesso agli atti per l’impresa che mira alla riedizione della gara da cui è stata esclusa

 

“L’accesso alla documentazione amministrativa non può essere negato all’appaltatore che, non avendo impugnato la propria esclusione, non possa più agire in giudizio.

La valutazione a cui è tenuta la stazione appaltante deve tener conto - in astratto - degli scopi che l’istante intende perseguire per il tramite dell’accesso (nel caso di specie, chiedere la riedizione della gara). In questi termini, la sentenza del Tar Campania, Napoli, sezione VI, n. 2779/2019 .

 

La questione Il ricorrente - escluso nella (prima) fase di ammissione alla gara - ha impugnato il diniego alla propria richiesta di accesso ai vari atti della procedura (documentazione amministrativa, atti della comissione di conferimento di incarico ad un esperto per valutare i requisiti tecnici delle imprese partecipanti, le offerte tecnico/economiche degli offerenti) motivata sul fatto che trattandosi di impresa esclusa non potesse vantare una valida motivazione all’ostensione degli atti richiesti non avendo neppure impugnato la propria estromissione dal procedimento. Il giudice ha ritenuto illegittimo il rigetto fondato sulla sola circostanza della carenza, in capo al ricorrente, di «una posizione legittimante la richiesta di accesso, strumentale alla difesa in giudizio, per essere ormai decorsi i termini di impugnazione degli atti di gara». Il diritto di accesso, infatti, prescinde dall’attualità dell’interesse ad agire per la difesa in via giudiziale (di un diritto o di un interesse legittimo).

 

La pubblica amministrazione non deve valutare l’ istanza con riferimento alla possibilità concreta di difendersi in giudizio ma, in termini astratti, il Rup (quale soggetto competente) è tenuto a verificare l’ inerenza «del documento richiesto con la posizione soggettiva dell’istante e gli scopi che questi intende perseguire per il tramite dell’accesso».

 

Non è possibile, quindi, valutare l’istanza di accesso sulla sola considerazione di poter (o meno) agire in giudizio. Il diritto di accesso Il diritto di accesso - si legge nella sentenza - subisce le sole limitazioni fissate dal legislatore e un rigetto/diniego non può risultare fondato solamente «sulla base di unilaterali valutazioni dell’amministrazione in ordine alla maggiore o minore utilità dell’accesso ai fini di una proficua tutela giurisdizionale delle posizioni soggettive dell’istante (Cons. Stato, Sez. IV, 28 luglio 2016, n. 3431)». I presupposti per accedere ai documenti amministrativi, in base alla legge 241/1990, rimangono pertanto «la legittimazione, la motivazione, l’interesse attuale e concreto del richiedente». Chi richiede l’accesso, prosegue il giudice, deve (si potrebbe dire, semplicemente) poter vantare un interesse che, oltre a essere serio e non emulativo, rivesta carattere «personale e concreto», ossia «ricollegabile alla persona dell’istante da uno specifico rapporto».

 

È necessario, in definitiva, «che il richiedente intenda poter supportare una situazione di cui è titolare, che l’ordinamento stima di sua meritevole tutela» e dimostri che, attraverso l’ostensione degli atti richiesti, possa assurgere alla titolarità di «poteri, volti in senso strumentale alla tutela di altri interessi giuridicamente rilevanti», che vengano a collidere o comunque a incidere sull’esercizio di pubbliche funzioni. È sufficiente provare, quindi, che per il tramite dell’accesso si possa giungere a una posizione tale da poter acquisire “nuove” prerogative di tutela. E, come nel caso di specie, poter richiedere la riedizione della gara a cui si avrebbe interesse a partecipare sulla base di altre (o diverse) condizioni. Riconosciuto il diritto all’ostensione degli atti, la circostanza che il ricorrente risultasse escluso dalla procedura ha imposto la necessità di chiarire «l’ampiezza del conoscibile, necessariamente perimetrato dall’interesse del richiedente».

 

Considerando i dati normativi (l’articolo 53 del codice dei contratti) e la stessa giurisprudenza in materia secondo il giudice «non sussistono dubbi in ordine alla titolarità in capo al ricorrente di un interesse diretto, concreto e attuale ad accedere alla documentazione amministrativa della procedura di gara (), in quanto ad essa ha preso parte sebbene poi» non sia stata impugnata l’esclusione; mentre è da escludere che il soggetto escluso possa ottenere l’ ostensione delle offerte visto che la “partecipazione” si è “interrotta” nella fase amministrativa (non avendo neppure impugnato la propria estromissione). Da qui, l’obbligo della stazione appaltante di procedere al rilascio della documentazione amministrativa «che ha condotto alla verifica delle dichiarazioni rese dai partecipanti in quella fase».

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 04/06/2019 – autore STEFANO USAI

 

 

 

 

 

 

Roma, 31 maggio 2019

 

NEWS | Subappalti, tetto massimo 40%

 

“Appalti di lavori più semplici fino a un milione di euro; ripristinato il tetto del 30% per l’offerta economica; subappalto al massimo per il 40% (dal 50%) del totale dei lavori; niente incentivi ai tecnici dell’amministrazione per la fase di progettazione; criteri ambientali minimi solo oltre 5,5, milioni, soglia Ue; costo della manodopera incluso nell’offerta.

Sono queste le principali novità riferite al codice appalti apportate nella discussione in commissione lavori pubblici e trasporti riunite del senato al decreto-legge n. 32/2019 (Sblocca cantieri) che adesso è all’esame dell’aula e oggetto di ulteriori emendamenti, sia pure marginali, da parte dei relatori e del governo. Le novità sono tutte contenute all’articolo 1 che di fatto si configura, di fatto, come un vero e proprio secondo correttivo al codice appalti del 2016.

 

Una prima modifica ha riguardato l’ambito di applicazione oggettivo del «regolamento unico» del codice che dovrà sostituire l’attuale numerosa congerie di provvedimenti di varia fonte . Nel testo del decreto si richiamavano i diversi provvedimento che il regolamento dovrebbe sostituire, mentre nel testo uscito dalle commissioni si fa riferimento alle materie, fermo restando che fino all’approvazione del regolamento (180 giorni dall’approvazione della legge di conversione, quindi, entro metà dicembre 2019) i provvedimenti che oggi disciplinano queste materie continueranno a sopravvivere, evitando quindi ogni vuoto normativo. In commissione è stato ripristinato il tetto all’elemento prezzo nell’aggiudicazione con il criterio dell’Oepv (offerta economicamente più vantaggiosa) che invece il governo, nel testo del decreto-legge 32, aveva eliminato.

 

Pertanto, all’offerta economica, gli atti di gara emessi dalle stazioni appaltanti non potranno assegnare più di 30 punti su 10. È stata «ridisegnata» la norma sugli affidamenti sotto soglia: per affidamenti da 40 mila euro a 150mila euro per i lavori, o alle soglie Ue per le forniture e i servizi (221 mila), si procederà mediante affidamento diretto previa consultazione di almeno tre (lavori) o cinque operatori economici (servizi e forniture,) previa indagine di mercato o scelta con elenchi di operatori economici e applicazione del principio di rotazione degli inviti.

 

Per i servizi tecnici rimane invece ferma la disposizione speciale di cui all’articolo 157 che impone da 100 mila euro in su il ricorso alle procedure ordinarie. Per lavori da 150 mila a 350 mila euro, sempre procedura negoziata ma con invito a dieci operatori economici; da 350 mila euro a un milione, invece, si passa a quindici operatori economici. Per lavori fra un milione e la soglia Ue di 5,4 milioni l’affidamento avverrà con le procedure ordinarie (quindi non soltanto con la procedura aperta). Per quanto riguarda il subappalto si riduce dal 50% al 40% il tetto massimo e si reintroduce il divieto per i partecipanti alla gara di essere, successivamente subappaltatori.

 

Viene eliminata la possibilità di applicare l’incentivo del 2% del valore dell’opera a favore dei tecnici delle pubbliche amministrazioni per l’attività di progettazione svolta da tecnici delle amministrazioni. I servizi ad elevata intensità di manodopera, anche se riguardano servizi e forniture standardizzate, devono sempre essere affidati con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e non con il prezzo più basso. Non sarà possibile escludere per irregolarità fiscali che non siano state accertate e l’utilizzo obbligatorio dei Cam (Criteri ambientali minimi) sarà limitato ai soli casi di lavori oltre i 5,5 milioni di lavori. Non si dovranno più indicare in offerta separatamente il costo della manodopera e gli oneri di sicurezza aziendali: si riterranno «compresi nell’offerta economica».”

 

A cura di Italia Oggi pag. 39 del 31/05/2019   – autore ANDREA MASCOLINI

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 29 maggio 2019

 

NEWS | Negli appalti a corpo i costi delle migliorie nella verifica dell’anomalia o con il soccorso istruttorio

 

“In caso di appalto a corpo, il corrispettivo è determinato in una somma fissa ed invariabile risultante dal ribasso offerto sull’importo a base d’asta, sicché elemento essenziale è solo tale importo finale, risultando irrilevanti le voci di costo che hanno concorso a formare tale importo.

Mentre l’offerta è immodificabile, sono invece modificabili le giustificazioni, così come sono ammesse le giustificazioni sopravvenute e di compensazione tra sottostime e sovrastime, purché l’offerta risulti nel suo complesso affidabile. Lo stabilisce il Consiglio di Stato, Sezione V, con la sentenza n. 2875/2019. Il caso Il caso affrontato dal Giudice amministrativo si riferisce ad una gara per l’affidamento di servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti urbani e assimilabili . Il primo Giudice aveva annullato l’aggiudicazione perché l’impresa aveva indicato l’incidenza sull’offerta del costo delle varianti migliorative solo in sede di verifica dell’anomalia. Il Consiglio di Stato è stato di diverso avviso, ammettendo, per gli appalti a corpo, la possibilità di specificare tale voce di costo in sede di verifica dell’anomalia purché l’offerta nel suo complesso, a causa di ciò, non subisca modifiche. La decisione Il Giudice amministrativo con la sentenza in esame afferma la possibilità di attivare il soccorso istruttorio al fine di ottenere dall’operatore economico chiarimenti relativi alle voci di costo dell’offerta, ovvero di chiarire addendi dell’offerta in sede di verifica dell’anomalia, senza che tanto configuri violazione del principio della par condicio tra operatori economici. Per i Giudici di Palazzo Spada il soccorso istruttorio non è ammesso per integrare gli elementi essenziali delle offerte (articolo 83, comma 9), mentre i costi delle migliorie proposte nel caso di specie non possono considerarsi essenziali. La giurisprudenza ha escluso che il soccorso istruttorio, limitato ad un solo addendo dell’offerta economica, possa compromettere l’affidabilità complessiva dell’offerta o la par condicio, inoltre, chiarendo che tale alterazione sarebbe in concreto impossibile negli appalti a corpo. Il Giudice amministrativo spiega, infine che, a differenza di quanto previsto dall’articolo 95, comma 10, per oneri di sicurezza e costi della manodopera, nessuna previsione legislativa impone di indicare i costi delle varianti migliorative, pertanto l’omessa specificazione degli stessi non può essere sanzionata con l’esclusione.”

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 29/05/2019 – autore GIOVANNI F. NICODEMO

 

 

 

 

 

Roma, 28 Maggio 2019

 

NEWS | Offerte via PEC: violazione della segretezza delle offerte

 

“L’obbligo di utilizzo di comunicazione elettronica negli appalti non può essere adempiuto utilizzando la PEC per le offerte, per violazione della segretezza. Un bando che preveda l’invio delle offerte a mezzo PEC, senza nemmeno sistemi di cifratura atti a garantirne la segretezza, viola il principio di segretezza delle offerte economiche

Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I, 27 maggio 2019, n. 229

 

Come noto, ai sensi dell’art. 40 del Codice Appalti (Obbligo di uso dei mezzi di comunicazione elettronici nello svolgimento di procedure di aggiudicazione): “A decorrere dal 18 ottobre 2018, le comunicazioni e gli scambi di informazioni nell’ambito delle procedure di cui al presente codice svolte dalle stazioni appaltanti sono eseguiti utilizzando mezzi di comunicazione elettronici.”

 

Tuttavia è pacifico che tale obbligo non possa essere adempiuto utilizzando la posta elettronica certificata, e non mediante l’utilizzo di specifiche piattaforme elettroniche per la gestione della gara in modalità e-procurement.

 

Infatti il Codice Appalti al comma 5 dell’art. 52 prevede l’obbligo per la Stazione Appaltante di garantire “che l’integrità dei dati e la riservatezza delle offerte e delle domande di partecipazione siano mantenute” e di esaminare “il contenuto delle offerte e delle domande di partecipazione soltanto dopo la scadenza del termine stabilito per la loro presentazione”.

 

Ne consegue l’illegittimità della gara indetta, per avere la stazione appaltante “palesemente violato il principio di segretezza delle offerte economiche (cfr.: Cons. Stato, Sez. III, 3 ottobre 2016, n. 4050; idem, Sez. V, 20 luglio 2016, n. 3287; idem, 12 novembre 2015, n. 5181; idem, 19 aprile 2013, n. 2214; idem, 11 maggio 2012, n. 2734; idem, 21 marzo 2011, n. 1734), essendo prescritto che esse fossero inviate esclusivamente con posta elettronica certificata, senza nemmeno sistemi di cifratura atti a garantirne la segretezza (come eventualmente previsto dall’art. 52 del codice degli appalti, d.lgs. 50/2016)”.

 

Fonte: Giurdanella.it

 

 

 

Roma, 28 maggio 2019

 

NEWS | Sblocca-cantieri, alt della Lega sulla Corte dei conti: no a controlli preventivi sulle opere

 

A Palazzo Chigi è fissata una riunione tecnico-politica per effettuare le scelte definitive sulle ultime modifiche da presentare in Aula al Senato al decreto sblocca-cantieri. I tempi sono strettissimi, il Dl scade il 17 giugno ed è ancora al primo passaggio parlamentare. Tra l’altro, questo testo rappresenta, insieme al Dl crescita, uno dei provvedimenti chiave per il tentativo dell’esecutivo di ridare un po’ di ossigeno all’economia. Ma è anche uno dei “vigilati speciali” della Lega, che, forte dei consensi ricevuti dalle urne, punta forte sulla realizzazione delle grandi opere, oltre che sul taglio delle tasse e sul capitolo-autonomie. Anche per questo motivo dalla riunione odierna a Palazzo Chigi potrebbe uscire un primo segnale sui nuovi rapporti di forza nella maggioranza. Con il Carroccio già deciso ad accendere il semaforo rosso su uno dei ritocchi targati M5S: l’estensione del controllo preventivo della Corte dei conti sulle opere. Una misura che, come anticipato il 26 maggio dal Sole 24 Ore, avrebbe dovuto rappresentare, nelle intenzioni dei Cinque stelle, la soluzione a uno dei problemi più evidenti per la realizzazione dei lavori: la paralisi della firma dei funzionari pubblici anche per il timore di dover rispondere di danno erariale alla magistratura contabile. E questo non è il solo “no” che si accinge a pronunciare la Lega: lo stop potrebbe arrivare anche sulla cosiddetta “mini-tassa” sulle gare, proposta dal ministro Danilo Toninelli. Il prelievo dello 0,2% sul valore delle gare da devolvere a titolo di ristoro alle imprese in crisi non ha mai convinto il Carroccio. Che invece punta su un altro fronte spingendo su un ampliamento della rigenerazione urbana per i centri storici: “sì” al restauro degli immobili “vincolati” e all’introduzione della pubblica utilità. La partita post-elettorale si giocherà anche al prossimo vertice di governo, con la Lega che punta ad ottenere l’ok per il varo del decreto sicurezza bis al primo Consiglio dei ministri utile. In Parlamento i nuovi rapporti di forza verranno misurati anche sul Dl crescita, al vaglio della Camera. Intervenendo ieri a Radio24 il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia ha lanciato ai Cinquestelle un messaggio inequivocabile: i “no” devono diventare “sì”, sulla Tav ma anche sul decreto crescita. «Ci veniva detto di “no” su cose per noi logiche - ha affermato Garavaglia -: la riduzione ulteriore dell’Ires al 20%, la riduzione dell’Imu sui capannoni e la stabilizzazione delle riduzione del premio Inail per farlo diventare eterno».

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 28/05/2019 – autore MARCO MOBILI, MARCO ROGARI

 

 

 

 

 

Regione Piemonte, 27 Maggio 2019

 

NEWS | Gare Telematiche, costi extra per le Imprese sono illegittimi

 

“Gare Telematiche, sui costi extra per le Imprese si è pronunciata la Regione Piemonte con un segno deciso, delineato in un’informativa a cura della direzione Opere pubbliche.

L’informativa – a cura della direzione Opere pubbliche della Regione – è dedicata alle “procedure di gara svolte da stazioni appaltanti/centrali di committenza/soggetti aggregatori ai sensi del D.Lgs n. 50/2016” e riguarda l’applicazione generale della gestione delle procedure in base al “combinato disposto” di vari articoli del codice.

 

Le gare telematiche

Il Codice dei contratti pubblici ha chiaramente rappresentato un orientamento innovativo in materia, richiamando l’adozione di sistemi di comunicazione e di gestione della gara pubblica in forma digitalizzata.

Tra le principali disposizioni cogenti, si ricorda infatti l’articolo 40 “Obbligo di uso dei mezzi di comunicazione elettronici nello svolgimento di procedure di aggiudicazione” che ha sancito l’obbligatorietà di gestione di tutte le comunicazioni e gli scambi di informazioni nell’ambito delle procedure di Codice, sia da parte di una centrale di committenza sia da parte di una stazione appaltante, mediante l’utilizzo esclusivo di mezzi di comunicazione elettronici, nel rispetto delle previsioni di cui al D.Lgs. 7 marzo 2005 n, 82 “Codice dell’Amministrazione Digitale”.

Tale previsione ricordiamo essere cogente in particolare dal 18 ottobre 2018 per tutte le stazioni appaltanti, salvo specifici casi per i quali la norma ha previsto condizioni derogatorie, applicabili previa adeguata motivazione, dovendo garantire l’integrità dei dati e la riservatezza delle offerte secondo quanto previsto all’articolo 52 del Codice “Regole applicabili alle comunicazioni”.

 

La normativa

Il quadro normativo in materia si completa con le previsioni di cui agli articoli 58 “Procedure svolte attraverso piattaforme telematiche di negoziazione” e 44 “Digitalizzazione delle procedure” del Codice, nei quali sono fornite indicazioni operative per l’effettiva attuazione delle previsioni di legge in particolare per la gestione integrale della gara su piattaforma informatica (dal trattamento delle comunicazioni, alla ricezione delle offerte, al vero e proprio esperimento della gara con esame delle relative offerte).

In tal senso si evidenzia che l’articolo 44 rimanda alla definizione di un apposito decreto ministeriale per la completa entrata in vigore dell’obbligo di digitalizzazione delle procedure di gara. Allo stato attuale dunque, in assenza della relativa attuazione, fermo restando l’obbligo di cui all’articolo 40 relativo alle comunicazioni, non può ancora ritenersi completo il contesto normativo di riferimento, essendo ancora possibile lo svolgimento di procedure di gara in forma “tradizionale” ricorrendo agli affidamenti con procedure ordinarie (come ricordato dall’articolo 37 comma 2 del Codice).

Nel contesto di riferimento sopra illustrato trova, per evidenti ragioni, corretta collocazione l’eventuale utilizzo di piattaforme telematiche di negoziazione (piattaforme di e-procurement), nel rispetto delle previsioni di cui all’articolo 58 sopra richiamato, strumenti, qualora disponibili, garanti della completa digitalizzazione delle procedure di gara.

 

Le piattaforme elettroniche

Come noto le stazioni appaltanti possono dotarsi direttamente di una propria piattaforma elettronica, ovvero delegare la gara ad una Centrale di Committenza o altro soggetto aggregatore di  riferimento, o ancora convenzionarsi con piattaforme di e-procurement che offrono tale servizio sul mercato.

Tale impiego infatti, per quanto non obbligatorio, nelle more dell’entrata in vigore del decreto previsto dall’articolo 44, garantisce alla stazione appaltante sia il rispetto dell’obbligo di utilizzazione di strumenti di comunicazione digitali (di cui all’articolo 40), sia la digitalizzazione dell’intero processo di gara richiesto dall’articolo 44, nel rispetto delle condizioni imprescindibili relative all’integrità dei dati e alla riservatezza e apertura del contenuto solo allo scadere del termine di presentazione delle offerte.

 

Gare Telematiche, costi extra per Imprese non legittimi

Con riferimento a tale impiego va tuttavia evidenziata la previsione di cui all’articolo 41 del Codice “Misure di semplificazione delle procedure di gara svolte da centrali di committenza”, laddove, in relazione alla promozione di un più ampio ricorso alle gare a agli affidamenti di tipo telematico, finalizzate al contenimento e alla razionalizzazione della spesa pubblica anche sulla base della riduzione dei costi di partecipazione degli operatori economici alle procedure, prevede espressamente al comma 2 bis: “<…> il divieto di porre a carico dei concorrenti, nonché dell’aggiudicatario, eventuali costi connessi alla gestione delle piattaforme di cui all’articolo 58”.

Tale espressa previsione di legge, quale principio generale valevole per tutte le gare svolte da centrali di committenza/soggetti aggregatori ovvero dalle singole stazioni appaltanti, tanto nei settori ordinari quanto nei settori speciali, risponde alla evidente necessità di garanzia del principio di tutela della concorrenza e di trasparenza e parità di trattamento degli operatori potenzialmente interessati alla singola gara d’appalto.

E’ del tutto evidente infatti che un potenziale costo di gestione delle procedure di gara a carico dell’aggiudicatario potrebbe costituire da un lato un disincentivo alla partecipazione, incidendo negativamente sulla convenienza economica sottostante all’aggiudicazione della pubblica commessa, e dall’altro un incremento dei costi di esecuzione della prestazione medesima, conseguenti ad una potenziale riduzione del ribasso offerto in gara, al fine di compensare il probabile aumento di costo a carico dell’operatore (si veda in proposito l’Atto di segnalazione dell’ANAC n. 3 del 25 febbraio 2015).

 

Avviso alle Pa e alle Stazioni Appaltanti

Alla luce di tutto quanto sopra esposto, la Regione Piemonte nell’ambito della collaborazione tra enti e nel rispetto del proprio ruolo di indirizzo in materia di contrattualistica pubblica, ricorda a tutte le amministrazioni pubbliche operanti sul territorio la previsione di cui all’articolo 40 comma 2 del Codice, e dunque il divieto di porre a carico dei concorrenti eventuali costi connessi con la gestione telematica delle gare, anche qualora gestite tramite una Centrale di Committenza, un soggetto aggregatore o un soggetto privato in possesso di piattaforma di e-procurement presente sul mercato.

Contravvenendo a tale divieto, in evidente violazione del disposto normativo statale di riferimento, ne consegue evidentemente l’illegittimità della procedura adottata, aprendo di fatto a potenziali contenziosi in materia.”

 

Fonte: Regione Piemonte

 

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